il mondo nuovo di kim jones per la collezione uomo di louis vuitton

All’inizio dell’anno i-D è stato con Louis Vuitton in Rajasthan, nel nord dell’India. Siamo stati con la gente del posto, incantati dai panorami accidentati, esplorando i luoghi assolati del Maharaja e le fortezze che hanno inspirato la magnifica...

di James Anderson
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12 maggio 2015, 3:35pm

Come direttore creativo della linea uomo di Louis Vuitton, Kim Jones passa inevitabilmente molto tempo in viaggio, non solo per incontri di lavoro o per tenere interviste con i media, ma anche per una profonda ricerca. È una ricerca con la R maiuscola: esperienza in prima persona, diretta, tridimensionale, imprevedibile ed emozionante, anziché scegliere semplicemente di ricercare in rete e stampare un paio di foto da internet. 

La reputazione di Louis Vuitton come brand del viaggio e il suo fascino internazionale consentono a Kim di combinare la sua voglia di vagabondare con la ricerca di ispirazione per le nuove collezioni in luoghi remoti. Ciò gli permette di sviluppare le relazioni in corso che il brand ha con certe parti del mondo, di esplorare le connessioni storiche del marchio a livello globale e avanzare nuove idee per i mercati emergenti.

Per la primavera/estate 15 la collezione uomo di Louis Vuitton nasce dal viaggio di Kim e il suo team in India, su consiglio dell'amica e mentore Louise Wilson, la quale in passato era a capo del corso MA Fashion alla Central Saint Martins. Gli estremi dell'India - uno stato che vede sia l'estrema povertà che il lusso sfrenato - non può mancare di lasciare una forte impressione su chiunque la visiti. I palazzi costruiti dal Maharaja di Jodhapur e Jaipur, clienti entusiasti di Vuitton agli inizi degli anni '20, erano particolarmente interessanti per Kim. Le uniformi delle guardie che vigilano queste dimore suntuose sono state un'ulteriore ispirazione per i capi in stile militare che attireranno l'attenzione all'interno della collezione.

Ma oltre all'innegabile natura seducente di questa architettura e di questo abbigliamento, Kim è un uomo a cui piace abbeverarsi di coraggio e originalità: ha trovato uno stimolo nell'uomo indiano comune e nelle spedizioni per vedere le tigri nel loro ambiente naturale. Qui ci spiega in cosa consiste il suo viaggio e ci parla del significato che la collezione che ne è derivata potrebbe avere per l'uomo moderno, alla moda, in costante movimento.

Hai dedicato la sfilata alla defunta Louise Wilson. Puoi descrivere la tua amicizia con lei e il modo in cui ti ha motivato e inspirato durante il tuo periodo alla Central Saint Martins e anche in seguito?

Louise mi ha fatto credere in me stesso e mi ha aiutato a capire cosa volevo fare. Siamo diventati amici dopo l'università ed era un'ottima confidente e dispensatrice di consigli, oltre ad essere incredibilmente divertente. Louise è la persona che mi disse di andare in India per esplorare tutto, e questo mi ha convinto a guardare l'archivio di Vuitton per trovare un collegamento da allacciare con lo show. Sono stato fortunato a passare del tempo con lei, Timmi e Michael Costiff un po' di estati fa, penso sia stata l'ultima volta in cui ho pianto dal ridere per le sue critiche alla moda di oggi. Ero davvero sconvolto quando è morta, era così forte che pensavo sarebbe sopravvissuta a tutti noi…

Che cosa l'ha spinta a suggeriti di andare in India?

Parlavamo di viaggiare ed era scioccata non ci fossi mai stato, così decisi di fare la sfilata primavera/estate sull'India e continuai a esplorare la relazione di Vuitton con l'India.

Che cosa ti manca di più di Louise ora che non è più con noi?

Avere qualcuno che ha visto di tutto e che ti faccia capire cos'è importante e cosa non lo è, e l'importanza di trasmettere informazioni sul passato alle persone. Molte persone ora guardano solo attraverso il digitale e si ha bisogno di vedere le cose dal vero per apprezzarle veramente. È un processo che riusciva a stimolare nelle persone.

Raccontaci del viaggio.

Sono stato dieci giorni con due dei designer con cui lavoro alla sfilata. Abbiamo deciso di andare in Rajasthan per due ragioni. Primo, i costumi magnifici che Vuitton fece per il Maharaja di Jaipur e Jodhpur, e secondo il loro amore per l'aviazione al tempo della sua invenzione. Vuitton è un brand del viaggio, quindi il collegamento ha funzionato.

Viaggi mai da solo?

Ho un sacco di lavoro ed è qualcosa che odio assolutamente! Volare mi rende nervoso e trovo gli aeroporti stressanti, quindi non è un bene viaggiare da solo. Devo solo mettermi a mio agio e arrivare a destinazione.

Come consiglieresti alle persone di vivere la vera India?

Osservando tutto - i colori, le persone. La spiritualità che investe tutto è incredibile e sembra piena di storia, anche se la modernità è ovunque. Direi alle persone di andarci con una mente aperta. Mangiate il cibo locale. Camminate in giro e vedete più cose possibili. Andate a vedere anche le parti selvagge. Fate un viaggio su strada - è incredibile guidare lì!

Come hai introdotto ciò che ti ha inspirato in India nella collezione uomo primavera/estate 15?

Beh, mi concentro sempre sull'idea della collezione e poi prendiamo dei riferimenti, lavoriamo con quelli e poi sviluppiamo qualcosa di attuale. Abbiamo prestato attenzione agli abiti dei Maharaja nei musei e al fatto che disegnassero i propri vestiti, come i jodahpur per il polo sugli elefanti e le tute di volo. Poi abbiamo osservato la figura dell'uomo in strada - una figura smilza molto anni '70 - che abbiamo reso attuale con una sneaker in coccodrillo.

Quali sono state le difficoltà principali nel mettere insieme questa collezione?

Chiaramente l'India è uno stato con molta povertà e sono sempre sensibile a queste questioni dato che la gente e la cultura significano molto per me e il mio lavoro. Ho voluto quindi celebrare l'idea di un uomo indiano moderno - un uomo con stile, aspirazioni e determinazione, che può raggiungere ciò che vuole nella vita. Il modo in cui vedo l'uomo Vuitton.

Come stilista, mettendo da parte ciò che ha a che fare con i soldi e le vendite, come misuri il successo di una collezione dal punto di vista creativo?

Per me riguarda i miei colleghi e le persone che rispetto a cui piace il mio lavoro e che apprezzano il forte impegno che c'è in tutto quello che facciamo. Credo le persone debbano apprezzare le cose in maniera neutrale, poiché non tutto è per tutti, e penso sia fantastico. Mi piace anche ricevere un feedback dai clienti e dai miei capi, dato che, alla fine della giornata, sono loro quelli che contano!

"Lusso" è una parola strausata. Che cosa significa lusso per te?

Credo il lusso si stia indirizzando verso ciò che è il lusso personale. Voglio dire, sono fortunato a poter lavorare con monogrammi e Damier, poiché è bellissimo lavorare con loro. Questa stagione abbiamo deciso di creare quasi esclusivamente borse con linee e dettagli di monogrammi all'interno, in modo che avessero ancora il fascino Vuitton, ma in modo più sottile. Il lusso per me oggi è avere spazio e tempo da solo per pensare. Penso che lo spazio sia importante per tutti i creativi per avere nuove idee. Viaggiare mi da l'opportunità di passare del tempo fuori dall'ufficio e vedere nuove cose che mi ispirino.

Perché è così importante per te viaggiare?

Ho sempre viaggiato, è una parte di me, ma lavoro per un brand con il viaggiare nel DNA e se non riesco a portare con me qualcosa che inspiri il mio team e il consumatore mi sento come se non facessi il mio lavoro nel modo giusto. Tutti gli uomini di successo devono viaggiare per lavoro oggi, che gli piaccia o no, quindi bisogna capire i loro lifestyle.

louisvuitton.com

Crediti


Testo James Anderson
Foto Jason Evans
Moda Max Clark
Grooming Rajeev Kanojia
Produzione Flying Pigs Production
Un ringraziamento speciale a Carla Filmer, Owen Parry. Models Jalam, Taran Singh, Sameer, Sumit, Vijay Singh, Ramsingh, Irfan, Akshit
Tutti abiti Louis Vuitton. Scarpe del modello. 

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