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la verità dietro la pelliccia sintetica

E se l’alternativa eco-friendly alla pelliccia provocasse più danni ambientali dell’originale?

di Alice Hines
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12 maggio 2015, 9:40am

La pelliccia finta è tanto una dichiarazione politica quanto di stile. Quando vediamo un amico o una celebrità che ne indossa una, la prima cosa che tutti pensiamo è: 'Oh, guarda: lei/lui è proprio il tipo di persona che ci tiene agli animali—magari fa fare massaggi rilassanti al suo Barboncino, pranza con smoothie probiotici e passa le vacanze in una comune alimentata a energia solare!'

Detto altrimenti, la pelliccia finta sembra essere un elemento intrinseco nello stile di vita di chi abbraccia la priorità dell'etica sull'estetica. Ma è davvero così? L'acrilico, fibra predominante nelle pellicce sintetiche, è terribilmente nocivo per il pianeta. Nel 2014 la Commissione Europea ha analizzato nove fibre non naturali e proprio l'acrilico è risultato come la sostanza con il peggior impatto ambientale. All'interno del report, si posiziona al primo posto in quattro delle sei categorie prese in esame, tra cui: impatto sul clima, sulla salute umana e sull'esaurimento delle risorse.

Eppure, le pellicce finte sono più di tendenza che mai. Shrimps, un brand di Londra, produce pellicce che sembrano mammiferi vestiti per carnevale, senza contare l'eco-vigoroso di Stella McCartney che, dopo aver evitato ogni tipo di pelliccia per decadi, durante la settimana della moda parigina di quest'anno ha mostrato ben tre cappotti in finto istrice.

Che cosa è che ci fa sembrare la pelliccia sintetica così eco-sostenibile? Per prima cosa, quando salì alla ribalta per la prima volta era l'unica alternativa alle vere pellicce fatte con animali in via d'estinzione (come la tigre e il giaguaro). Solo negli anni '60 e '70 i primi gruppi per i diritti degli animali iniziarono ad avvicinarsi alla salvaguardia delle fauna selvatica: in una nota pubblicità apparsa su Vogue, il marchio di finte pellicce Timme-Tatiom promosse la sua finta tigre con una delle prime dichiarazioni contro le pellicce: "La bellezza internazionale che ha recentemente acquistato un maxi-cappotto fatto con la pelle di dieci tigri lo sa che ora sono solo 590 gli esemplari rimasti?"

Ora che passano sempre più leggi per la protezione degli animali in via d'estinzione, i gruppi per la protezione degli animali hanno iniziato ad avere obiettivi sempre più alti. Gruppi come PETA hanno iniziato ad opporsi all'uccisione degli animali per qualsiasi scopo. Proprio questi gruppi, intorno ai primi anni '90 hanno contribuito alla diffusione delle finte pellicce nel mondo della moda con pubblicità ritraenti top model come Cindy Crawford con indosso un cappello in finto montone di Todd Oldham e poco altro.

La pelliccia sintetica ora non avrà più lo stesso appeal che aveva una volta (e nemmeno PETA), ma all'epoca aveva funzionato. Nonostante nel 1991 il Toronto Star riportò che quell'anno i prezzi dei cappotti di visone erano la metà di quelli degli anni '80, questo non ha fermato l'industria conciaria. I pellicciai canadesi risposero al fuoco con una nuova campagna: la pelliccia è verde. Le argomentazioni erano più o meno queste: la pelliccia è una fibra naturale completamente biodegradabile che proviene da una risorsa rinnovabile nel momento in cui gli animali sono allevati correttamente, nonché utile per lo sviluppo degli imprenditori indigeni. La pelliccia sintetica offriva inoltre loro un vantaggio tecnico: inquinava l'ambiente e non era rinnovabile.

Questo tipo di argomentazioni continua tutt'ora su siti come FurlsGreen.com, sviluppato dal Fur Council of Canada. Si può definire propaganda? Gli animalisti dicono di sì. "Cercano ogni possibile nuovo punto di vista perché sanno che al momento la domanda di pellicce è in calo", mi ha detto Rob Banks, attivista vegano che ha passato tutto l'inverno a protestare a NY. Secondo PETA: "Ogni pelliccia dovrebbe essere accompagnata da un'etichetta d'avvertimento che urla 'tossico per gli animali e per l'ambiente'! Per produrre un cappotto 'd'allevamento' è necessaria quindici volte l'energia richiesta per una pelliccia sintetica".

Il problema è che anche questa affermazione non è del tutto vera: lo studio a cui PETA fa riferimento è del 1991 e fu commissionato da un gruppo per il benessere della fauna. Non che i dati del settore conciario siano migliori, sia chiaro. Cercate con attenzione e scoprirete che ogni studio che abbia mai confrontato l'impatto ambientale delle pellicce, vere o sintetiche che siano, è in realtà commissionato da uno dei due poli d'interesse. Persino fonti indipendenti come la Commissione Europea non ha comunque mai incluso nei loro report sulla sostenibilità dell'acrilico o di altre fibre i dati riguardanti gli effetti della vera pelliccia sull'ecosistema.

Un punto a favore della pelliccia sintetica (oltre al fatto che non si rischia una doccia di vernice quando cammini per strada e di non essere scambiati per Crudelia DeMon) è che nonostante le basse quotazioni, rappresenta solo una piccola goccia nel vaso dell'impatto ambientale. L'acrilico rappresenta, secondo il sopracitato report della Commissione Europea, infatti solo il 10% della produzione totale dell'industria dell'abbigliamento, mentre una parte ancora più esigua è occupata dalle pellicce finte. Perché, allora, l'industria conciaria si accanisce su di loro? Alan Herscovici, attuale presidente esecutivo del Fur Council of Canada, ammette, "Non sono contro le pellicce finte, sarebbe sciocco: guido una macchina." L'unico motivo per cui questi giganti attaccano i falsi, dice, è come risposta alle organizzazione per i diritti degli animali che si accaniscono sul fatto che il sintetico sia più umano e rispettoso dell'ambiente.

I manifestanti per i diritti degli animali, nel frattempo, sono disposti ad ammettere che forse la pelliccia finta potrebbe non essere tutta questa gran cosa per il pianeta; dopotutto, non è la loro principale preoccupazione. "Il problema con la pelliccia non è l'ambiente - il problema è l'abbattimento degli animali", mi ha detto Banks. In parole povere: se un bellissimo cappotto in finta volpe vi convince a non comprare quello vero, allora è una vittoria.

Crediti


Testo Alice Hines
Foto Philippe Jarrigeon

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