james franco e tim o'keefe ci parlano del loro nuovo progetto musicale ispirato agli smiths

Vi proponiamo in anteprima il video del nuovo film/album del duo, Let Me Get What I Want, composto da canzoni ispirate ai testi degli Smiths.

di Alice Newell-Hanson
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25 febbraio 2016, 12:55pm

A volte, uno dei tuoi compagni di classe ha una pagina IMDb più lunga della tua lista di buoni propositi per l'anno nuovo e una carriera costantemente sotto i riflettori come insegnante, scrittore e rubacuori. A volte, uno dei tuoi compagni di classe si chiama James Franco.

"A dire la verità non sapevo poi molto della carriera di James fino a quel momento," confessa il musicista Tim O'Keefe, l'altra metà di Franco nella band concettuale Daddy. O'Keefe si è iscritto alla stessa specialistica (Digital+Media) di Franco alla Rhode Island School of Design nel 2011. "Ho riconosciuto il nome," ricorda, "ma non l'ho collegato immediatamente."

Secondo quanto racconta O'Keefe, i due, durante una pausa al bagno, si sono messi a parlare dei loro progetti, la loro musica preferita, le loro ambizioni e aspettative per il corso e, alla fine, hanno dato vita alla loro collaborazione. Daddy è il prototipo della band che potrebbe nascere tra studenti di una scuola d'arte: sperimentale, vagamente inspiegabile, e basata sulla gioia condivisa della creazione. Il suo approccio, spiega il duo, "va oltre 'l'arte della campionatura' e arriva nell'atto di appropriazione." Il loro album di debutto, infatti, Let Me Get What I Want (che uscirà in primavera), è una compilation di canzoni basate su poesie scritte da Franco e ispirate alla musica degli Smiths.

Ecco a voi in anteprima il nuovo video per il brano You Are Mine (un'ode agli amori e desideri adolescenziali) e un'intervista in cui il duo ci spiega cosa significa essere un adolescente in fissa con gli Smiths.

Ci potete descrivere il vostro primo incontro e la prima impressione che avete avuto dell'altro?
James: Non ricordo bene il primo incontro. Forse ci trovavamo durante una di quelle lezioni introduttive al corso. Conoscendo Tim, probabilmente avrà detto qualcosa di sarcastico. Tim si occupava già molto di musica. Questo è ciò che ricordo. Abbiamo iniziato a comporre la musica per accompagnare i video che producevamo.
Tim: La prima volta in cui ho visto James era il primo giorno di lezioni alla Rhode Island School of Design. Il gruppo di studenti del nostro programma era piccolo: eravamo in 12. James era sempre silenzioso, quasi timido, ma sempre gentile. Guardando indietro, trovo interessante pensare a tutti questi estranei che compaiono improvvisamente in una stanza. Nessuno si conosceva, quindi ci si basava esclusivamente sulle prime impressioni. Nel caso di James, però, tutti pensavano di sapere già chi fosse. Grazie alla sua fama, il mondo ha un'idea preconcetta della sua persona. Penso che si tratti di una pressione difficile da sostenere 24 ore su 24. Soprattutto in quanto sembra che certe persone abbiano fatto del loro disprezzo nei confronti di James Franco una sorta di lavoro a tempo pieno.

E se Tim e Jim appena iscritti alla scuola d'arte vi incontrassero ora, nel 2016, cosa penserebbero di voi e della piega che ha preso la vostra carriera?
James: Non è passato poi così tanto tempo, ma è fantastico essere in un momento delle nostre vite in cui ci possiamo dedicarci a ciò che vogliamo davvero.
Tim: Ho trovato interessante assistere all'evoluzione della carriera di James in questi cinque anni. Non avevo idea del fatto che avremmo collaborato a diversi progetti, tra cui Daddy, film e lavori nei musei.

Che ruolo hanno avuto gli Smiths durante la vostra adolescenza?
James: Sono il mix perfetto di emozioni sincere e sottotesto ironico. Ascoltare le loro canzoni era un modo per sentire quell'angst adolescenziale senza il rischio di essere sdolcinati.
Tim: Gli Smiths sono stati una delle mie band di riferimento durante la crescita. Erano davvero importantissimi per me e lo rimangono tuttora. Sono stato un vegetariano per sette anni, ho iniziato a esserlo in seconda media. Mi ritrovavo molto nei testi delle canzoni e nella loro musica. Era parte integrante del mio kit di sopravvivenza per l'adolescenza.

In questo brano possiamo sentire il bassista degli Smiths, Andy Rourke. Come avete fatto a coinvolgerlo nel progetto e qual è stata la sua reazione iniziale?
Tim: La collaborazione con Andy è nata per puro caso. La mia manager ai allora mi ha detto che aveva conosciuto Andy al SXSW. A quel tempo James e io avevamo appena iniziato a lavorare al nostro progetto. La mia manager ha parlato con il suo manager e Andy si è detto interessato. Ci siamo incontrati a cena per discutere del progetto e da quel momento abbiamo iniziato a registrare. Ora Andy e io stiamo lavorando a produrre nuovo materiale, vista la sintonia creativa che si è instaurata con l'album Daddy.

Il testo di You Are Mine parlano di amore e desideri adolescenziali. Vi rispecchia? Eravate degli adolescenti malati d'amore?
James: Moltissimo! Avevo il cuore spezzato un giorno sì e l'altro anche.
Tim: Sì, molto. A dire il vero ho iniziato in terza elementare. Lo sono anche ora, a volte. Non parlerò dell'ultima volta in cui sono stato male per amore, devo proteggere gli innocenti, anche se penso che in questo caso l'innocente sia proprio io.

Questo brano è basato su una poesia ispirata da una canzone. Questo album è il progetto più "meta" e osmotico a cui abbiate mai lavorato? 
James: Sì. Ho scritto una serie di poesie ispirate da brani degli Smiths e Tim le ha messe in musica. Sono stato trascinato in altri buchi neri meta-teatrali, come quella volta in cui recitavo il ruolo di un personaggio di nome Franco su General Hospital. Ma sì, questo album è proprio frutto di molteplici connessioni.
Tim: Molto "meta", sono d'accordo con James.

Potete parlarci della regia del video? In che modo volevate che l'elemento visivo si relazionasse alla musica? Chi ha realizzato i dipinti?
James: Mia mamma è un'insegnate di liceo e i suoi studenti hanno realizzato dei video basandosi sulle poesie. Questi ragazzi frequentavano il mio vecchio liceo, lo stesso che citavo nelle mie composizioni poetiche (che sono vagamente basate su gente che conosco veramente). Noi poi abbiamo editato i loro corti per comporre un vero e proprio video musicale.
Tim: James ha dipinto tutte le opere: una per ogni poesia. Come ha già detto James, gli studenti di sua madre hanno ricavato delle sceneggiature da queste poesie e hanno diretto un corto per ogni canzone. Il materiale raccolto è stato poi consegnato a Irene Su e Beth Wexler, due editor che abbiamo inserito nel progetto per collaborare con noi durante l'edit finale. Hanno preso i filmati degli studenti, i testi delle nostre canzoni e hanno lavorato con noi per la realizzazione della narrativa complessiva del film.

Crediti


Testo Alice Newell-Hanson
Immagine su cortese concessione di Daddy

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