girlfriends, la galleria femminista creata dalle donne per le donne

Ashley Armitage, la fotografa dietro all'account Instagtam @ladyist, ci parla del suo prossimo progetto, uno spazio online intersezionale pensato per esporre le opere delle sue amiche.

di Jane Helpern
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10 febbraio 2016, 12:25pm

photography ashley armitage

Dietro allo pseudonimo @ladyist forse riuscirete a riconoscere la fotografa Ashley Armitage di Seattle. Il suo account Instagram dalle perfette tinte pastello è un tributo ai colori della femminilità e della fanciullezza. Da poco Ashley ha lanciato Girlfriends Gallery, una piattaforma online che celebra l'internazionalità, la partecipazione e la body positivity attraverso un'arte tutta al femminile. Il progetto comprende lavori dell'artista delle gif russa Sasha Katz, il duo cinematografico e fotografico (nonché splendida coppia nella vita vera) WIISSA, e la visionaria artista digitale Abby, conosciuta come Neon Saltwater.

Abbiamo fatto due chiacchiere con la fotografa (e neo gallerista digitale) la quale ci ha raccontato di come il male gaze abbia plasmato il suo lavoro, della scoperta della sex positivity e, ovviamente, delle sue amiche.

Foto Ashley Armitage

Quando hai acquisito la consapevolezza di cos'è il male gaze e dell'effetto che ha sulle donne?
Sinceramente, l'ho sempre saputo da quando ho memoria. Avevo sette anni, mi guardavo allo specchio e pensavo di essere la persona più brutta del mondo. Era così perché mi paragonavo alle celebrità, le modelle o altre ragazze che mi circondavano. Questo è ciò che che viene insegnato alle ragazze - mettersi costantemente a confronto e competere le une con le altre.

Foto Chloe Sheppard

Che impatto ha avuto su di te?
Cercavo di essere qualcosa che non ero. Ricordo che alle elementari un giorno un mio compagno mi chiamò "piatta" e subito chiesi a mia mamma di andare a comprare dei reggiseni. Alle medie, un ragazzo vide i miei peli sotto le ascelle e si mise a urlare "che schifo!", così la sera, una volta tornata a casa, mi depilai. Ora, mi sento più sicura del mio aspetto fisico perché ho realizzato che ogni corpo è diverso e ogni corpo è bello a modo suo. La fotografia per me è stata come una terapia. Scattando ragazze che sono sicure di sé e del proprio corpo, lo sono diventata anch'io.

Foto Ashley Armitage

Ricordi quando hai scoperto il femminismo?
Ho frequentato una scuola superiore di arti alternative e nel corso di studi umanistici tenuto da Jon Greenberg abbiamo affrontato temi come il razzismo, il classismo e il femminismo. Ci siamo confrontati con problematiche che purtroppo altri studenti di quell'età ignorano completamente. Dopo quel corso, ho continuato a dedicarmi al femminismo da sola. Tumblr è stato essenziale in questo: ho imparato moltissime cose da ragazzi che avevano più o meno la mia stessa età. Le femministe di Tumblr attiravano l'attenzione su questioni di cui non avrei mai pensato di sentir parlare. Ho iniziato a documentarmi sul femminismo sex positive. Un libro che ha completamente stravolto la mia vita è stato The Feminist Porn Book. Questo genere di femminismo ha influenzato moltissimo il mio lavoro.

Foto Miriam Marlene

In che senso?
Ritengo che il mio lavoro sia sex positive. Non ho mai scattato nulla che fosse propriamente "pornografico", ma le mie opere ritraggono spesso la sessualità femminile. Alcune delle mie foto possono essere considerate "sexy", ma non si tratta di un concetto denigrante, anzi. Sono le mie modelle ad avere il controllo sull'immagine che creiamo e nelle foto sono sensuali, non sessualizzate. Sono soggetti e non oggetti.

Consigliaci qualcosa.
Diciamo che apprezzo di più le figure sex positive che i film in sé. Però devo dire che Ilona Staller è una grande. Adoro i film che ha fatto negli anni '70 e '80. Quell'estetica morbida e sognante è stata d'ispirazione per la mia arte. Ci sono anche scrittrici sex-positive che stimo molto, come Zoe Ligon e Karley Sciortino.

Foto Ashley Armitage

Quando ti è venuta l'idea d'inserire il femminismo nelle tue opere?
Quando ero una matricola al college andavo all'Università di Santa Barbara per i miei corsi di cinema. Volevo fare la regista, ma non c'era traccia di nessuna donna in quel programma, era completamente dominato dai maschi. Penso sia stato quello il momento in cui ho realizzato che i miei lavori hanno una connotazione politica. Ragazze e donne che creano arte: questo di per sé è un grande atto di femminismo.

È difficile essere una donna bianca cisgender che cerca di fare arte femminista intersezionale? Come ci riesci? 
Sì, molto. Proprio perché sono bianca e cisgender devo prestare attenzione a non discriminare (senza nemmeno rendermene conto) le mie modelle di colore, trans o genderqueer. Durante lo shooting devo cercare di far trasparire le loro storie, e per riuscirci mentre scatto pongo alle modelle domande come "Come vorresti essere ritratta? Che posa preferisci?" Sto capendo sempre di più che c'è una linea sottile tra il rappresentare soggetti differenti e sfruttare le loro peculiarità, è un aspetto che dovrò sempre tenere bene a mente essendo io bianca e cis. 

Foto Ashley Armitage

Hai dato vita a una galleria tutta al femminile chiamata Girlfriends. Raccontaci tutto! 
Girlfriends Gallery è il prodotto della mia battaglia di cui ho parlato: mostrare l'arte delle donne, delle persone di colore, dei trans, delle persone disabili, di chi non sente di non appartenere a nessun gender... È una galleria online che nasce con l'obiettivo di analizzare tematiche come l'accettazione del proprio corpo, l'intersezionalità e la partecipazione attraverso l'arte. Ognuno è il benvenuto, anche se il focus principale rimane sempre sulle donne, sulle minoranze e sugli artisti emergenti.

@girlfriendsgallery

Foto Chloe Sheppard

Crediti


Testo Jane Helpern

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