noah baumbach su frances ha, adam driver e avere vent'anni

Abbiamo incontrato lo scrittore, regista e produttore di film culto su una delle età più complicate della vita.

di Sarah Raphael
|
17 marzo 2015, 3:10pm

Assomiglia moltissimo ad Adrien Brody.  Le stesse sopracciglia e lo stesso sguardo profondo. Per chi non segue molto da vicino il cinema il nome di Noah Baumbach è noto solo per il suo perfetto film del 2012, Frances Ha. Un ritratto in bianco e nero su cosa più o meno significhi avere 27 anni, sentirsi spesso ridicole e su come si possa dare una scossa alla propria vita, il film è stato scritto da lui insieme alla sua fidanzata, Greta Gerwig, che ha inoltre recitato come protagonista. Il nuovo film della coppia, Mistress America uscirà in autunno, ma per parlare di quello ci sarà tempo a un altro incontro con la stampa.

Vista la lista di persone con cui Baumbach ha collaborato, sembra assurdo che non abbia raggiunto nel mondo lo stesso status del collega Wes Anderson. Baumbach è una sorta di alter ego di Anderson. Hanno lavorato insieme per numerosi film come Fantastic Mr Fox e La Vita Acquatica di Steve Zissou. La bizzarria è un tratto comune dei due registi, che Anderson sviluppa in un mondo surreale, mentre Baumbach racconta con forte realismo. Fanno parte della stessa scena - insieme a Adam Driver e Lena Dunham e Greta e tutti gli altri personaggi famosi che sembrano avvicinabili ma in realtà non lo sono affatto.

Il periodo della vita tra i 20 e i 30 anni indagato in modo così raffinato in Frances Ha, è oggetto di studio anche nel nuovo film di Baumbach, While We're Young. Adam Driver e Amanda Seyfried interpretano Jamie e Darby, una coppia di hipster che indossa cappelli casual, prepara bizzarri gelati artigianali e va sui pattini. La loro coinquilina (Dree Hemingway) se ne va in giro in mutande, e ovviamente niente del loro appartamento proviene dall'IKEA. Il loro stile di vita rilassato scatena l'invidia della coppia sui 40 formata da Josh e Cornelia (Ben Stiller e Naomi Watts). Gli amici di Josh e Cornelia della loro età si divertono ogni domenica a organizzare tornei di gioco dei mimi sorseggiando vino rosso e frequentando corsi di musica madre-figlio da perdere la testa. Così la coppia più vecchia si innamora dei giovani e il risultato è una sorta di crisi di mezza età, e un intelligente commento su cosa voglia dire essere giovani e su cosa significhi non esserlo più. La vicenda culmina nell'attesa da parte del quartetto per una cerimonia "ayahuasca", dove tutti si fanno di piante psichedeliche, indossano abiti da yoga e vomitano tutti i loro demoni in dei secchi.

Abbiamo incontrato Baumbach mentre si stava divorando una colazione a base di granola. Ah, dimenticavo: per noi è un genio.

Quanto del film è autobiografico? 
Nulla. È personale ma non autobiografico.

I personaggi di Adam e Amanda sono ventenni e se la vivono in modo spensierato, una vita invidiabile. Le persone sanno che quel periodo della vita è fatto per commettere errori. Che cosa pensi descriva al meglio quel decennio della tua vita? 
Io ho passato tutti i miei vent'anni a sentirmi già troppo vecchio, e credo che questo valga per il personaggio di Ben, era un'idea su cui volevo giocare. Infatti incontra queste persone che sembrano particolarmente felici nel godersi i loro venti anni e di farlo "bene". Questo è d'ispirazione per lui. Però di contro gli fa capire che non sta vivendo "bene" i suoi quarant'anni. E alla fine del film, capisci come questa fosse in parte la sua proiezione sugli altri due. Non esiste niente di spensierato al mondo come invece potrebbe sembrare.

Pensi che quella sensazione di "starò facendo la cosa giusta?" se ne andrà mai? 
Mi auguro che si esaurisca nel tempo, ma probabilmente non se andrà mai via totalmente. Forse succede ad alcune persone, ma solo quando si è capaci di fare un passo indietro. È una sensazione "tragica" che ci portiamo addosso, ci preoccupiamo sempre se stiamo facendo la cosa giusta per la nostra vita o no. 

Il personaggio di Ben è sempre alla ricerca della verità. Per te è importante raccontare storie vere?
No. Posso provare a dire che cerco di raccontare qualcosa che emozionalmente e psicologicamente sia vero, ma in realtà non è così. Anche se un film è deprimente o triste, lo spettatore vuole una rappresentazione che sembri reale perché così ha effetto catartico. Se un film è inesorabilmente deprimente o triste, ti arrabbi e pensi: "Non è giusto, perché devo sopportare e vederlo fino alla fine?" Ma se è reale in qualche suo aspetto, alla fine ne esci alla grande, anche dopo un'esperienza intensa.

Questa è la ragione per cui hai scelto un happy ending per il tuo film?
Il film è una commedia e l'ho costruito seconda la tradizionale struttura di questo genere. Negli anni '30 e '40, le commedie erano soprattutto shakespeariana, nel senso che spesso cominciavano con persone che erano sposate o che stavano insieme e che volevano seguire strade diverse per poi ritrovarsi alla fine. Ho sempre voluto rifarlo in chiave contemporanea.

Dove nasce l'idea della cerimonia Ayahuasca?
Dall'osservare, dall'accorgersi che un sacco di persone hanno cominciato a farsi di Ayahuasca. In effetti, quando ho cominciato a scrivere, erano poche le persone che conoscevo ad averla usata. Ma l'ho trovato interessante e narrativamente parlando poteva diventare una scena divertente da realizzare. Avere delle persone che prendono parte a una cerimonia in cui devono cercare di comunicare con una sorta di verità assoluta o demoni interiori, e usarlo nel film per mostrare in realtà l'interiorità dei personaggi, poteva funzionare.

Hai una scena preferita? Hai mai delle scene preferite nei tuoi film?
Mi piacciono le cose che riescono a fare gli attori col film, quindi ci sono diversi momenti dei quali mi sento soddisfatto. Mi piace guardare le persone... la scena in cui Adam e Ben attraversano Park Avenue, quando Adam sta dando di matto prima dell'incontro di Ben con il tizio del fondo speculativo. Mi piace anche vedere loro a New York, perché si tratta della vera New York, non l'abbiamo dovuta ricreare in studio, abbiamo solo messo gli attori sulla strada. Sono orgoglioso di questo - che abbiamo potuto usare New York così com'era, e girare le nostre scene là in mezzo.

C'è un certo fermento intorno ad Adam Driver. Che cosa ti colpisce della sua personalità di attore? 
Adam ha fatto un'audizione per Frances. Era prima che Girls uscisse, quindi non l'avevo visto prima. Sapevo che era in Girls perché conosco Lena. Era così bravo e così interessante. Prenderlo per il ruolo di Jamie mi è servito per dare un senso alla sua "storia di amore" con Ben. Ho anche provato la sensazione che stavamo camminando su una fune, perché da un punto di vista è estremamente divertente che Ben si stia attaccando a questi giovani, ma non volevo svendere Ben, volevo che lo spettatore si sentisse rapito nel capire perché si sentisse così coinvolto da Jamie. E Adam è così coinvolgente che mi sembra che abbia portato credibilità a quel personaggio. Per quanto possa sembrare stupido, sei davvero interessato in Jamie, e vuoi investire anche tu nell'investimento che sta facendo Ben.

Ci sono una serie di scene in questo film incentrare sul modo di guardare film, qual è il tuo modo preferito? 
In un cinema, ma con qualche persona che parla e qualche rumore dalla sala. Il modo migliore sarebbe se avessi la mia personale sala cinematografica. Mi piace guardare i film con gli altri, ma anche da solo. Ci sono pro in entrambi i casi, ma quando stai guardando un grande film da solo, percepisci quasi la sensazione che quello sta succedendo accada solo per te. Durante tutti i miei film, finisco questa esperienza in modi diversi perché faccio venire degli amici che vengono nel mio studio di editing per farlo vedere a qualche occhio esterno e allora lo guardo anch'io con loro, seduto sul divano, e non posso fare a meno di guardarli. Vedo se ridono... mi domando: avranno capito cosa voglio dire?  

Crediti


Testo Sarah Raphael

Tagged:
Adam Driver
ben stiller
Cultură
frances ha
noah baumbach