john killar è il fotografo ufficiale della controcultura americana

I suoi lavori immortalano le sottoculture e i personaggi più strani dalle comuni a Coachella.

di Courtney DeWitt
|
15 aprile 2015, 11:10am

John Kilar si è avvicinato alla fotografia nello stesso modo in cui molti di noi decidono di aprire un account Instagram. "Avevo voglia di condividere sempre di più le mie visioni e le mie esperienze," ci ha spiegato. La differenza tra gli scatti di Kilar e i nostri feed super postprodotti sta nel fatto che, oltre ad essere fotografo di professione, Kilar ha questo innato talento nel catturare e ritrarre magnificamente momenti che non verrebbero, convenzionalmente, considerati "belli". Dai ragazzi di Venice Beach con le loro drastiche modifiche fisiche fino all'angelica Charlotte Free, gli scatti di Kilar mostrano quel frenetico circo che è la vita americana.

Il viaggio di KIlar è un percorso spontaneo: non cerca i soggetti o gli eventi per i suoi lavori e non ha mai un progetto ben preciso in mente. Un nativo californiano che da ormai cinque anni va per la sua strada e fotografa ciò che si trova davanti, "Il mio lavoro è un riflesso della vita di tutti i giorni. Cerco di sperimentare ogni giorno realtà diverse".

Le "realtà" portate alla luce da Kilar sono scorci su nuovi mondi, mostrano la quotidianità di gruppi emarginati e sottoculture. "Sono ossessionato dalla controcultura," sostiene l'artista, "si tratta di ciò che è diverso… Cerco di seguire i tipi più strambi e poi, ecco, mi basta seguire il flusso." 

Kilar tiene la sua casa-base a Venice Beach e definisce LA come la sua rete di sicurezza. Paragona il suo amore per la città a quello per la spiaggia, l'arte, le persone strambe e ciò che è rimasto delle comuni, inoltre in città è possibile trovare le opportunità artistiche e collaborare con altri giovani artisti talentuosi e stimolanti. "Percepisco la sfrenata corsa al successo a LA, e non voglio averci niente a che fare, ecco perché voglio stare il più possibile in mezzo alla natura. Poi però quando sono immerso nel verde non vedo l'ora di tornare in città per lavorare con altri artisti… cerco di mantenere un certo equilibrio." Kilar sostiene che certi aspetti della vita di città uniti a momenti immersi nella natura sono ciò che può rendere grande un artista.

È per questo motivo che il fotografo ha deciso di adottare uno stile di vita nomade. "Mi sono sbarazzato della maggior parte dei miei beni, me ne sono liberato in modo da poter viaggiare ovunque, sempre." Riguardo al sapere quando sia il momento giusto per andare da qualche altra parte, Kilar ci spiega che "si sente come un prurito. Me ne vado da qualche parte e decido di starci più a lungo, per vivere a pieno l'esperienza, oppure decido all'improvviso che voglio imbarcarmi in qualcosa di nuovo o semplicemente di voler raggiungere alcuni amici. Sta tutto nel vivere l'attimo." Fino ad ora, i momenti che lo hanno emozionato maggiormente sono quelli vissuti in posti come New Orleans, le Hawaii e le regioni nord-occidentali della California del Nord, Oregon e Washington. Viaggi in programma? L'America centrale e i suoi meravigliosi parchi nazionali. 

Consapevole del fatto che la natura è una delle sue maggiori fonti d'ispirazione, Kilar ama avventurarsi in solitaria verso nuovi paesaggi, e i suoi documentari fotografici di queste evasioni sono sconvolgenti. Ciò che colpisce davvero le persone sono, però, i suoi ritratti, i suoi soggetti che spaziano da spensierati abitanti delle comuni fino alle popolazioni di senzatetto di LA; alle volte i suoi scatti ritraggono gli amici dell'artista, altre volte semplici passanti. "Uso un obiettivo da 35 mm", dichiara, "Ho sviluppato una tecnica con la quale posso scattare una fotografia in solo mezzo secondo. Sono come un ninja." Il suo approccio è spesso simile a un agguato, altre volte arriva dopo un'educata conversazione con un potenziale soggetto.
Il circuito dei festival è una vera miniera d'oro. Molto del lavoro di Kilar documenta questa scena, immortalando l'atmosfera di miliardi di persone con storie e background diversi, presenti in un unico spazio per godere insieme della line-up musicale e delle feste. Kilar definisce l'ambiente che lo circonda durante questi weekend come "visivamente affascinante", citando il "grande senso di comunità, le vibrazioni positive e l'energia di persone che si divertono e si lasciano andare." Un appunto che tiene a fare è che, secondo la sua esperienza, nel momento in cui un festival diventa troppo grande e commerciale perde tutta la sua magia, spingendolo a cercare nuovi eventi più piccoli e genuini. Tra i suoi preferiti si posizionano il Rainbow Gathering che con la sua reputazione di luogo di pace, amore e gioia infinita e il suo rinomato squallore non delude mai, e il Burning Man, tappa doverosa per godere della sua acuta pazzia e stranezza intrinseca. 

L'ambientazione dei festival racchiude per l'artista una delle sue più grandi fonti d'ispirazione, nonché scenario principale nei suoi lavori: l'unione perfetta di natura e controcultura, sorprendenti composizioni di disadattati che si stagliano su paesaggi naturali. Kilar confessa di voler concentrare la sua produzione ancora di più sulla natura, pianificando di "continuare a viaggiare e contrarmi su progetti con maggiore sostanza che potrebbero potenzialmente perpetrare la causa del cambiamento ambientale", sperando che i suoi scatti inneschino un simile impulso al pubblico. Desidera che il suo lavoro "ispiri le persone ad abbandonare le loro bolle, per fidarsi, essere vulnerabili e sperimentare ciò che il mondo ha da offrire. Non conformatevi alle norme sociali: fate cose belle, più domande e più esperienze." 

johnkilar.com
@johnkilar

Crediti


Testo Courtney Iseman
Foto John Kilar

Tagged:
Festival
Cultură
John Kilar