sette minuti con kendrick lamar

Torniamo con il rapper nella sua scuola di Compton con il suo nuovo video I Am.

di Stuart Brumfitt
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15 dicembre 2014, 8:05pm

Dopo aver annunciato la sua collaborazione con Reebok, Kendrick Lamar è a Compton, Los Angeles, per incontrare - e ispirare - i ragazzi della sua vecchia scuola. Il video che accompagna questo pezzo è girato a Centennial High e nel quartiere circostante, e mostra Lamar in azione sulle note di I Am. i-D ha incontrato il rapper per parlare del portico dove stava con gli amici quando era adolescente, di quando rappava nel cortile della scuola e dello stato attuale dei rapporti negli Stati Uniti tra la comunità afroamericana e la polizia.

Come è stato crescere a Compton?
Fondamentalmente si tratta di fare tentativi ed errori. Da piccolo sbatti la testa e poi improvvisamente ti rendi conto di sapere che cosa vuoi fare. E quello che volevo fare io, era fare musica. Con la benedizione di Dio così è stato. Ma ci vuole un sacco di lavoro e preparazione.

La Centennial High ti è stata di sostegno?
Io ne ho avuto sicuramente tanto. Sia dal personale che dai ragazzi. È giusto che torni a diffondere lì la luce.

Quali sono i tuoi ricordi della scuola superiore?
C'erano un sacco di cose diverse in giro, era bello [ride]. Io sicuramente non parlavo di positività ai ragazzi [come nel video]. Ho un sacco di ricordi folli. Qui i miei amici erano dietro le quinte e abbiamo chiacchierato sui vecchi tempi. 

Raccontaci di Kendrick a scuola.
Mi divertivo con i miei homies. Ci vedevamo sotto il nostro portico. Non ero uno di quei ragazzini popolari, ma non stavo nemmeno cercando di esserlo. È capitato che la gente fosse attratta da me e dalla mia personalità. C'era una certa energia nell'aria quando si faceva musica, così ogni tanto mi saltava fuori qualche rima, ma solo per scherzo. 

Si sentiva tanto hip hop nel cortile della scuola?
Decisamente sì. Mi ricordo quando è uscito 50 Cent per la prima volta al liceo. Ascoltavamo solo G-Unit. È un pezzo che mi ha influenzato molto. 

Come ci si sente a tornare qui?
Da quando ho lasciato Compton sono comunque tornato ogni tanto. Qui ci sono ancora i miei parenti, e quindi ci passo quando posso e faccio in modo che la gente mi veda. Perché quando vieni da questi posti, poi diventi per gli altri una sorta di fonte d'ispirazione. Mi piace arrivare qui all'improvviso. Non voglio arrivare accompagnato dai bodyguard, potrebbe causare troppa agitazione. Le persone che incontro in giro non mi guardano come se fossi Obama. Mi considerano ancora il piccolo Kendrick del quartiere.

Perché hai scelto proprio questi ragazzi per il video?
Alcuni di loro erano studenti ad honorem e altri avevano lottato per tutto l'anno, ma hanno dimostrato un miglioramento significante nell'ultimo mese o due. Si trattava di scoprire i ragazzi che dimostrano di migliorare o che lavorano sodo a scuola.

Cosa pensi dei rapporti razziali negli Stati Uniti in questo momento? Il rapporto tra la comunità afro-americana e la polizia.
Te lo spiego così. Si tratta di una situazione che è iniziata molto prima che io nascessi. Non è una di quelle cose che mi sconvolge, perché sono stato attaccato anch'io e mi sono messo in situazioni nelle quali ti costringono a voler rispondere. Alla fine, non è nulla di nuovo. Si tratta solo di sperare - quella stessa speranza che avevano Martin Luther King e Malcolm X - e cercare di continuare a lottare senza essere troppo irrazionale. Per essere sincero al 100% con te, qui si tratta di iniziare da te stesso e non da quello che sta facendo la polizia o la gente. Le persone devo iniziare ad essere coscienti delle proprie potenzialità. Non possiamo scervellarci senza prima partire da noi stessi... 

@kendricklamar

@reebokclassics

Crediti


Testo Stuart Brumfitt

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