il mondo surreale degli strip club di las vegas

La fotografa austriaca Stefanie Moshammer ci mostra il suo poetico ritratto della città del peccato.

di Emily Manning
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09 dicembre 2015, 3:45pm

Non si può dire che Stefanie Moshammer stia infrangendo le regole cardine di Las Vegas, ma sicuramente le sta piegando. La fotografa nata a Vienna ha recentemente pubblicato il libro Vegas and She composto da fotografie che ritraggono il leggendario motto "Quello che succede a Las Vegas rimane a Las Vegas": muscle car, montagne Mojave, camere d'albergo a tema e stripper vestite in maniera molto succinta. Ma la serie di Moshammer non è una collezione di bei momenti passati, è piuttosto un invito a creare (e distruggere) la città del peccato propria delle nostre fantasie.

I suoi ritratti di lavoratori e clienti dell'industria dell'intrattenimento per adulti sono presentati insieme a still life, paesaggi e frammenti di testo tratti da varie opere, come ad esempio, da Attraverso lo Specchio di Lewis Carroll. Tra danze rosa pallido intorno alle Cadillac e sabbia del deserto, tra finte colonne dorate e modeste camere di motel con pavimenti di marmo color verde smeraldo, Moshammer danza con maestria tra illusione e realtà, proprio come le donne che fotografa. Prima che inauguri le sue mostre il prossimo 10 dicembre a Vienna - e mentre si prepara per il viaggio per documentare Rio De Janeiro (dove sta inoltre progettando di esibire Vegas and She) - abbiamo parlato con Moshammer per scoprirne di più.

Qual è stata la prima cosa che ti ha spinto a fotografare Las Vegas?
Prima di scattare Vegas and She ero stata a Las Vegas solo una volta. Il primo soggiorno ha mosso in me un desidero di esplorare il mito irresistibile e dolce-amaro che circonda quel luogo. Mi stavo chiedendo che cosa ci fosse dietro al sogno surreale e sofisticato che la gente cerca in un posto che si basa quasi completamente all'illusione, alla fantasia e al desiderio. La sfida era cercare di capire di cosa fosse fatta Las Vegas e come la città riesca a influenzare le persone.

Tu vieni da Vienna. Sono curiosa di sapere se, al di fuori dell'America, il mito di Las Vegas è lo stesso di ogni altra parte del mondo. Quali erano le tue aspettative prima di arrivare in città?
Prima di conoscere veramente Las Vegas l'immagine della città che avevo in mente era abbastanza naïve; non pensavo nemmeno esistesse gente nata e cresciuta in quel luogo. Nella mia testa era un luogo pieno di divertimenti e non era fatto certamente per condurre una vita 'normale'. Dal punto di vista europeo esistono questi preconcetti che derivano solamente da film o da racconti di terzi. Quando la visiti di persona, le percezioni si scontrano con il desiderio di ritrarre in modo realistico il posto in cui sei.

Come hai trovato i soggetti che hai fotografato e dove hai scelto di scattare?
È un misto di gente: alcune persone le ho conosciute meglio durante il mio soggiorno, altre le ho incontrate solo una volta camminando per strada. Ho fatto conoscenza con una stripper di nome Shannon grazie a un amico; lei è stata il mio primo punto di incontro con il mondo delle stripper e mi ha fatto conoscere un'altra donna con cui lavorava. Ho scattato alcune foto nelle loro case o in stanze di hotel o motel. Sono grata del fatto che si sono fidate di me e del mio lavoro. Voglio mostrare come persone, posti chiusi e paesaggi si mescolino insieme in un luogo come Las Vegas. Il mio approccio è stato quello di ritrarre queste donne in un modo metaforico e poetico per rappresentare l'atmosfera e il mood del mondo in cui vivono, piuttosto che raccontare un certo tipo di storia per ogni donna. Ho usato il corpo e ciò che lo circonda come un invito rivolto agli spettatori a creare una storia e a plasmare su questa una certa realtà.

Le immagini catturano un'artificialità davvero intrigante - una finta colonna dorata, una giungla dipinta su un muro. Che ruolo hanno nei tuoi lavori la fantasia e l'illusione?
Stavo cercando di creare delle immagini che rappresentassero un luogo ambiguo, che ci portassero lontani dal mondo in cui viviamo e andassero alla deriva tra illusione e desiderio in un universo estraneo alla normalità. La base è rappresentata dalla fotografia documentaristica, e da questa la connessione alla realtà e all'idea di verità. Ma la serie riguarda inoltre un approccio allegorico e suggestivo che permette più libertà nel modo in cui lo spettatore potrebbe raccontare la storia. Las Vegas è un posto pieno di mistero, meraviglia e mito. Voglio che nella mente di chi guarda sorgano dei dubbi e delle domande.

La serie è intitolata Vegas and She. Raccontaci qualcosa riguardo alle dinamiche tra i generi che hai osservato e rappresentato.
Vedo "Vegas" come un personaggio maschile, che ho incontrato lungo la mia strada. Stare in questa città è come conoscere qualcuno e conoscere la sua personalità. "She" è l'altro polo, l'antitesi. Questa "Lei" sono io e tutte le altre donne rappresentate nella serie. I ruoli degli uomini e delle donne sono molto chiari nel mondo degli strip club: il desiderio maschile è ciò che fa andare avanti il sistema. È una provocazione e un gioco con regole e pattern fissi. In questo spazio le ragazze inventano un'identità artificiale, una versione idealizzata della figura maschile e creano un luogo che si basa su queste fantasie.

Le donne si sono sentite forti o sfruttate? 
Le stripper non hanno molti diritti a Las Vegas. Non hanno contratti, ma sono libere professioniste e intrattenitrici sociali. Le stripper ballano notte e giorno; possono tenere tutti i soldi che guadagnano con i loro corpi, da cui si tolgono le mance ai DJ, ai baristi e a qualsiasi altra persona con cui collaborano. Dipende dal rapporto che ogni ballerina ha con il capo, alcuni incontri sono meglio di altri. Parlando da un punto di vista critico ,non mi piacciono le dinamiche che ci sono all'interno del mondo delle stripper e il modo in cui i capi trattano le proprie dipendenti, ma le stripper che ho incontrato non si sentivano sfruttate dall'industria. Shannon mi ha detto che le piace il tipo di indipendenza che il suo lavoro le permette. Lavora in club diversi in giro per gli Stati Uniti e continuerà a farlo fino a quando non riuscirà più a ballare. In tutto ho scattate fotografie a sette donne - la più giovane aveva 19 anni, la più vecchia 50. Tutte loro hanno diversi compiti in questo business ma alla fine lo scopo principale è fare soldi. Il mio approccio non era quello di aprire una discussione sulle condizioni di lavoro delle stripper. Certo, sarebbe giusto se i fotografi iniziassero a porsi delle domande ma, da parte mia, ho solo cercato di comunicare una personale idea relativa a quel mondo. Vegas and She contiene la malinconia di cui tutte quelle donne soffrono.

Cosa speri che rimanga alle persone di questa serie?
Una sensazione, una domanda, una discussione, una reazione di qualsiasi tipo. Spero che dia una scintilla alle persone e le spinga a intraprendere un viaggio personale in questo universo.

@stefanie_moshammer

Crediti


Testo Emily Manning
Foto Stefanie Moshammer

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