per fendi il lusso non è solo glamour, è libertà

Fendi sarà anche una casa di moda dinastica, ma il direttore creativo non sta di certo riposando sugli allori. Silvia Venturini Fendi ci parla della sua idea di lusso, dei cambiamenti in atto nell'industria della moda e della vita a casa Fendi.

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15 aprile 2016, 9:05am

Carvell indossa giacca e pantaloni Fendi. Intimo Sunspel. 

Terry wears golf e pantaloni Fendi. 

King indossa completo Fendi. 

Kyle indossa giacca Fendi. 

Carvell indossa top e pantaloni Fendi. Mahad indossa top Fendi. 

King indossa completo Fendi. 

Se avete bisogno di un'altra prova del fatto che la moda italiana è tornata ad essere leader del settore, andate a trovare Silvia Venturini Fendi a Roma. Dal suo ufficio nel maestoso Palazzo della Civiltà Italiana, la matriarca siede sul suo personale trono a sei piani, padrona della città imperiale. "A volte devo mettermi gli occhiali da sole quando sono qui, la luce è troppo forte," dice con noncuranza mentre è seduta alla scrivania, inconsapevole di quanto sia bella questa frase. Commissionato da Mussolini nel 1943, questo capolavoro di architettura monumentale ha regnato su Roma come un fantasma del regime fascista per più di mezzo secolo prima che Fendi decidesse di insediarvisi, conferendogli nuova vita e un nuovo significato. Dopo lunghe ristrutturazioni, l'anno scorso la casa di moda ha potuto finalmente dare nuova luce alle meravigliose logge Romane. Il tempismo è stato perfetto e l'edificio è divenuto un tributo a una nuova era della moda italiana, che vede le case di moda storiche di Roma e Firenze reinventarsi sulle passerelle milanesi (e nel caso di Valentino, parigine). Alessandro Michele ha dato via alla rivoluzione da Gucci, Peter Dundas sta rinnovando Roberto Cavalli, Massimo Giorgetti sta scuotendo le fondamenta da Emilio Pucci, e da Fendi, beh, una vera e propria Fendi sta dando del filo da torcere ai brand rivali.

Se vi sembra di essere tornati all'epoca dei Medici, dei Borgia e degli Sforza non preoccupatevi: Silvia, come viene chiamata nell'azienda, ci rassicura, affermando che ora le battaglie tra dinastie sono di natura ben più amichevole. "Certo, c'è competizione, ma siamo tutti molto amici. Tra Fendi e Gucci, per esempio, c'è sempre stata competizione. Quando ero piccola ero molto amica dei ragazzi di Gucci, eravamo vicini di casa. Una sera sono uscita con Guccio Gucci, che mi portava in giro sulla sua moto. Ricordo che era un periodo in cui avvenivano molti rapimenti," racconta riferendosi al pronipote del fondatore, Guccio Gucci Senior. "Ha detto, 'Immagina se ci rapissero insieme stasera. Pensa ai titoli dei giornali domani!' " Ride. Anche ora tra i due brand regna la pace. Durante la sfilata per la settimana della moda maschile a gennaio, solo poche ore prima che i suoi modelli calcassero le passerelle, Fendi ha trovato il tempo di mostrare il proprio supporto ad Alessandro Michele sedendo in prima fila. "Alessandro ha iniziato da me," racconta. "È bravissimo e io non posso non sostenerlo. Mi piace." Mentre Michele conquistava Gucci alle sfilate milanesi autunno/inverno 2016, Fendi era sulla bocca di tutti. La sua collezione, incentrata sul loungewear, si basa su un'idea di moda uomo fortemente incentrata sul concetto di libertà.

Fendi ha utilizzato i suoi tessuti caratteristici per realizzare cappotti avvolgenti e pantaloni larghi, ampliando le silhouette e slanciando le forme maschili con dei capi che rappresentano una perfetta fusione di pelliccia e tessuto. "Ora possiamo essere ovunque mentre ci troviamo a casa, siamo iper connessi. Allo stesso tempo però, vogliamo sentirci protetti da un mondo che al momento è particolarmente ostile," spiega. "L'idea è nata proprio così. Abbiamo pensato a qualcosa che ti avvolgesse ti facesse sentire protetto, per una sensazione di maggior intimità." La sua musa per quanto riguarda il loungewear? Hugh Hefner. "Ha vissuto da uomo libero. Non ha mai avuto paura di essere controverso e ha portato il porno a un livello artistico." Hefner sì che potrebbe spiegare come un abbigliamento pensato per essere comodo e confortevole possa risultare sexy. "Per me era tutto collegato alla fantasia più che alla realtà. Un cappotto oversize può essere molto più sexy e rivelatore di uno stretto," afferma Fendi con uno scintillio negli occhi. Sexy, ovviamente, è un'idea fortemente dibattuta quando si parla di uomini in pelliccia. Per Fendi, l'idea alla base è sempre ricollegabile all'alone di potere storicamente associato alla pelliccia, indossata da nobili e guerrieri prima di diventare un simbolo di femminilità. "Perché gli uomini hanno iniziato a comprare pellicce alle donne per affermare il loro stesso potere."

"Mi piace moltissimo il fatto che gli uomini indossino più pelliccia delle donne. Elimina il luogo comune secondo il quale le donne sono una proprietà maschile. È un riflesso della tendenza che sta seguendo la moda: l'abolizione degli stereotipi di genere, l'interscambio dei ruoli." Per Fendi, il trend della gender-fluidity che sta invadendo la moda e la pop culture non è paragonabile a uno tsunami improvviso, una novità. "Non sono la persona a cui calza bene il ruolo di fashion addict, perché mi è sempre piaciuto indossare più capi maschili che femminili," racconta, con una giacca blu legata attorno alle spalle. Silvia Venturini Fendi è davvero bella con quei pantaloni scuri, un maglione blu e una sciarpa di seta gialla che le cinge il collo. Impossibile non notare quanto rispecchi l'edificio che ora ospita la storica casa di moda: bellissimo ma rigoroso, caldo, ma imponente. Non le si chiede l'età (e anche Googlarla non serve), ma questa è la sua storia: la nonna di Silvia, Adele Fendi, ha aperto un negozio di pellicce a Roma nel 1925 in società con il marito che è spirato poco dopo. "Ha deciso che non aveva intenzione di vivere in modo borghese con le figlie, così ha continuato a lavorare ed è diventata l'uomo di casa." Per la madre di Silvia, Anna, e le sue sorelle, il femminismo non era qualcosa a cui pensavi, un tema da affrontare in modo filosofico: era uno stile di vita.

"Non avevano tempo di scendere in strada a fare le femministe," spiega mentre gesticola mimando una marcia di protesta, "ma erano molto attive perché erano donne che non rientravano nei canoni femminili del periodo storico nel quale vivevano." Facendosi carico del ruolo di matriarca, Anna ha cresciuto le figlie senza costringerle a sottostare alle rigide norme di genere del tempo. (Il padre, ride Silvia "stava a casa ad ascoltare musica classica con le cuffie, cercando di ignorare tutte le donne che gli stavano attorno.") Mentre la madre e le zie costruivano il loro impero, Silvia è cresciuta indossando ciò che voleva, prevalentemente capi scuri. "Non credo di aver mai chiesto un vestito rosa." Ha iniziato a lavorare per l'azienda nel 1987, e quando questa è stata acquistata da LVMH nel 2001, ha iniziato ad occuparsi della moda maschile e degli accessori, creando borse come la Baguette e lanciando così l'era delle it-bag. "Penso che la libertà sia il modo migliore per crescere," racconta Fendi. "Almeno, è la filosofia secondo la quale ho sempre cercato di crescere i miei figli." Ha due figlie, Leonetta Fendi, 19, e la disegnatrice di gioielli Delphina Delettrez, 28, e un figlio, Giulio Cesara Delettrez, 31. "Non mi stupiva quando tornavo casa e vedevo mio figlio che giocava con la sorella vestito da ballerina. Ho ancora le foto," dice con un sorrisetto. "Lo trovo fantastico!"

Parlando della propria infanzia, Fendi non può fare a meno di notare parallelismi tra il passato e il presente. "Per anni le donne sono state costrette a dimostrare che non potevano essere ridotte a ciò che gli uomini pensavano dovessero essere. Ora accade l'opposto. Gli uomini stanno iniziando a liberarsi da questi inutili dettami ed è fantastico. L'idea che le bambine debbano giocare con le Barbie e i bambini con le pistole è disgustosa," dice accompagnando l'affermazione con un'alzata di spalle. "È un qualcosa che deve essere modificato alla base, non solo nell'industria della moda, anche se la moda può iniziare educando le persone sul concetto di libertà, insegnando a rispettare e non giudicare le persone per ciò che indossano. La moda sta gravitando verso l'individualità e questo scambio di ruoli è una parte integrante del processo." Ci sono poche persone la quale opinione conta quanto quella di Fendi. Nata e cresciuta tra i reali del settore, la moda ce l'ha nel sangue. E, soprattutto a seguito di un inverno fatto di addii inaspettati da parti di stilisti, un'industria che ha raggiunto ritmi esagerati e titoli di giornale drammatici come "Why fashion is crashing" (British Vogue.com) e "The new world order" (The Business of Fashion), la sua opinione è d'importanza fondamentale.

"Quando hai detto che ti è piaciuta la collezione, mi ha fatto piacere ma sono anche molto preoccupata perché sono consapevole del fatto che la prossima dovrà essere ancora migliore," ammette Fendi. Quest'anno vorrebbe ridurre il numero di sfilate: "Un giorno, probabilmente, tutto si ridurrà a una sola sfilata. Io, personalmente, ritengo che avere più tempo per poter vendere i prodotti non sarebbe tanto male. Dare tempo alle persone." Ogni volta che Fendi lancia una nuova borsetta come Peekaboo, ci vogliono dieci anni perché diventi un classico, lo stesso tempo che serve a un giovane stilista per affermare il proprio brand. "Gli accessori non passano di moda come i vestiti. Prima vengono acquistati dai fashion addicts, gli altri seguono poco a poco. Le persone necessitano di tempo. Da Fendi puoi acquistare le nostre pellicce più iconiche quando vuoi. Sarebbe stupido cambiarle ogni tre o sei mesi." Ma dipende anche dall'influenza dei social media, spiega Fendi. Lei, su Instagram, ha quella che si potrebbe quasi definire una piccola oasi: un account segreto, riservato al suo team di quindici stilisti che lo utilizzano come mood board digitale. Le figlie, però, le hanno aperto un account pubblico personale solo una settimana prima di questa intervista, @silviaventurinifendi. "Ogni giorno penso di chiuderlo, non so cosa postare e non so cosa scriverci sotto", sospira mentre traffica sul cellulare. "Ah, oggi ho 232 follower!"

La visione del futuro di Fendi è applicare la longevità degli accessori ai vestiti, aumentando la qualità artigiana e creando in tal modo capi durevoli, che attireranno le persone più di quanto facciano le imitazioni quasi usa e getta dei negozi ad alta distribuzione. "Ora non si parla più tanto del 'trend della stagione', tutti hanno uno stile molto personale. Se vai da Fendi sai che ci troverai belle borse e cappotti in pelliccia, da Saint Laurent troverai completi, mentre se cerchi stampe vai da Prada, perché sono sempre bellissime. Nessuno può essere bravo in tutto. Questo è ciò che penso. Per la moda lanciare collezioni più consistenti due volte all'anno sarebbe decisamente una buona cosa." E sbarazzarsi delle pre-collezioni? "Sì. Certo, sarebbe un'ottima idea presentare la collezione e renderla immediatamente acquistabile. Forse non tutti i capi, ma almeno i più fondamentali." Per la regina di Fendi, il lusso non è sinonimo di abbondanza o di glamour: il lusso è la libertà. "Nient'altro. Quando hai tempo di pensare, di scegliere e ti puoi confrontare con diverse possibilità. Quando non c'è solo bianco o nero, ma anche grigio, che può essere un colore stupendo," dice. E Silvia Venturini Fendi la sente questa libertà? "A volte sì, a volte no. Altre volte mi sembra di averne troppa. Mi sento di dover lavorare sodo per meritarmi ciò che possiedo, a volte non mi sento completamente libera," fa una pausa. "Ma so che lo sono".

Crediti


Testo Anders Christian Madsen
Foto Olivia Rose 
Moda Bojana Kozarevic
Capelli Nicole Kahlani della The Book Agency con prodotti Kiehl's Since 1851
Make-up Danielle Kahlani della The Book Agency con prodotti Bobbi Brown
Set design Kimberley Harding
Assistente foto Marcus Sivyer
Stampa Labyrinth Photographic
Modelli King della Named Models. Kyle at D1. Carvell della Models1. Mahad Abdulle. Terry Dixon.