alice glass ci parla di femminismo e di cosa significa essere una voce fuori dal coro

Una vasta e profonda intervista con l'icona electro-punk Alice Glass estratta dall'ultimo numero di AGOLDE magazine. Mentre si prepara alla sua carriera da solista dopo l'esperienza con i Crystal Castles, Alice ci parla di com'è stato lasciare casa a...

di Lesley McKenzie
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02 agosto 2016, 1:25pm

Com'è stata la tua infanzia?
Abbastanza solitaria. Sono cresciuta nella periferia di Toronto e entrambi i miei genitori lavoravano in centro, quindi non li vedevo molto spesso. Ho frequentato una scuola cattolica anche se i miei genitori non si considerano cattolici: ero abbastanza confusa a riguardo. Penso mi avessero iscritta lì più che altro per far contenta mia nonna, che era una cattolica irlandese. È cresciuta in Irlanda e ogni volta che la vedevo mi diceva che avrebbe pregato per la mia anima. Ho una sorella più piccola, non le sono mai piaciuta. Passavo moltissimo tempo da sola, a pensare a mondi fantastici. Quando avevo 12 anni ci siamo trasferiti in città e ho iniziato a frequentare una scuola pubblica. È stato quello il momento in cui ho iniziato a socializzare e a crearmi un gruppo di amici che mi sostenevano. Mi facevano sentire più amata di quanto mi sentissi a casa.

Ascoltavi tanta musica?
Quando ero bambina non ascoltavo molta musica, tranne quella religiosa. Facevo parte di un coro e amavo davvero le canzoni che cantavamo lì. Ora non me le ricordo molto bene, tranne i tanti "hallelujah." Le canzoni cattoliche possono essere abbastanza cupe e ce ne sono moltissime che parlano di sacrificio e rinascita, temi che mi piace affrontare anche ora.

Com'erano i tuoi genitori?
Avevano gusti musicali terribili. A volte mi facevano ascoltare Tony Bennett durante la cena della domenica. C'è una scena in American Beauty in cui mi ritrovo molto, quando i genitori costringono la figlia ad ascoltare Tony Bennett. Avevano solo due CD. Era una vera sofferenza.

Quando hai scoperto di avere talento per la musica?
Non ho capito di aver talento, ma ho compreso che la musica doveva far parte della mia vita perché ero sempre sola. Camminavo in giro per la città e canticchiavo melodie in solitudine. Lo faccio ancora; meno passeggiate, ma canto ancora melodie nella mia testa.

Sentivi che saresti diventata una musicista professionista?
Sinceramente non avevo idea di cosa sarei diventata. Ero molto depressa e non riuscivo ad immaginarmi un futuro. Faceva schifo.

Hai lasciato casa a 14 anni. Si trattava di una cosa che desideravi fare da tempo? Ci hai riflettuto molto?
Si trattava di un desiderio che covavo in me da molto tempo. Ne sentivo il bisogno, sapevo che se non l'avessi fatto non sarei durata molto. Ricordo una delle prima notti che ho trascorso fuori casa, in un ambiente più sicuro, in uno spazio tutto mio: ascoltavo il primo album degli Hole piangendo mentre ballavo per la stanza. All'inizio facevo couch surfing --- sono sicura che molti dei miei amici ne avessero abbastanza di me--- ma poi sono riuscita a trovare un posto tutto mio quando avevo 15, 16 anni. Andavo ancora a scuola ed era parecchio dura, ma ne è valsa la pena. Per un periodo percepivo sussidi da parte dello Stato, ma arrotondavo vendendo erba con i miei amici. 

Sei apertamente femminista. Quando è diventato importante per te parlare di femminismo ed identificarti in esso?
Io e il mio gruppo di amiche amavamo il punk e sapevamo ogni volta che le migliori band locali si esibivano in città. Quando abbiamo iniziato ad andare ai concerti ci trovavamo sempre in situazioni in cui non eravamo a nostro agio. Eravamo costantemente approcciate da uomini che avevano più del doppio dei nostri anni. Si trattava di una cosa che ci faceva davvero incazzare perché eravamo convinte di avere il diritto di goderci il concerto senza dover aver paura di venir molestate.

Quali voci del panorama femminista ammiri di più?
Se devo essere onesta non ho una grande cultura a riguardo, ma ho letto The Beauty Myth: How Images of Beauty Are Used Against Women di Naomi Wolf e The Chalice and the Blade: Our History, Our Future di Riane Eisler. Sono dell'opinione che ora, nel 2016, sia davvero fantastico poter incontrare persone che parlano di femminismo anche su Twitter. Ci troviamo in un momento in cui è più semplice esprimere le proprie opinioni e raggiungere le donne di tutto il mondo. Ascoltare Allison Wolfe delle Bratmobile (che ora è una mia amica), mi ha sempre ispirata e continua a farlo. Ascolto ancora quei dischi e li trovo ancora importanti, attuali come quando ero adolescente. 

Ti sei espressa più volte contro gli abusi sessuali e la violenza domestica. In quanto celebrità senti che dire la tua a riguardo è una tua responsabilità?
Credo che parlare della mia esperienza abbia il potenziale di aiutare chiunque si trovi in una situzione smile, penso li possa aiutare a pensare e cercare di rivalutare la loro relazione. Se quando avevo 14 anni avessi sentito una musicista che ammiravo parlare di un'esperienza traumatica che aveva passato forse non avrei finito per trovarmi nella situazione nella quale mi sono trovata. Si trattava di qualcosa che volevo affrontare da tempo, prima dovevo solo superare la paura del rendermi vulnerabile. Una volta superato il timore è stato tutto molto più facile.

Da poco ti sei data alla carriera da solista, perché?
Lo dovevo a me stessa. Volevo avere la possibilità di riuscire ad esprimermi a pieno senza scendere a compromessi. Per fare la miglior arte devi essere vulnerabile ed è difficile trovare persona come te, attorno alle quali riesci ad essere vulnerabile.

Cos'è più importante: la musica o il messaggio?
Entrambi. Trovo che il messaggio sia molto importante. Voglio avere la possibilità di esprimermi e voglio che le persone sentano che sono sincera, che sto parlando della mia vita attraverso la mia musica. Nel mio album da solista avrò la possibilità di farlo in misura maggiore rispetto al passato. Allo stesso tempo, però, la musica deve essere di supporto al messaggio, trasmettere le stesse sensazioni. Quindi sì, entrambi sono importanti. 

Dove cerchi ispirazione per la tua musica?
Mi sento ispirata da chiunque si metta in gioco, si renda vulnerabile e abbia il coraggio di essere sincero su ciò che è importante per loro. Ultimamente ho iniziato ad appassionarmi alla musica di Tori Amos e la trovo fantastica. Anche band come i Crisis e i Dystopia, che stanno cercando di aprire gli occhi alle persone in senso politico, parlando di situazioni delle quali la maggioranza delle persone non sono nemmeno a conoscenza, o verità scomode che spesso si tende a ignorare.

Come scrivi i testi?
A volte scrivo piccoli frammenti di poesie che metto da parte e conservo per quando avrò la canzone o la melodia giusta per loro, altre volte mi viene spontaneo, perché ora mi sento molto più a mio agio durante il processo rispetto a quanto lo ero un tempo. È davvero bello quando entri in quella sorta di stato di trance, dove mi lascio andare e tutto va da sé. Si tratta di qualcosa che non ho mai vissuto prima d'ora.

Se potessi collaborare con qualcuno, chi sceglieresti?
Cleopatra per il suo mix di carisma e intelligenza— se cantasse o scrivesse le melodie il risultato sarebbe davvero ipnotico.

Sei nota per le tue esibizioni intense, ricche di energia. Ti senti pienamente te stessa quando sali sul palco o entri nei panni di qualcun altro?
Entrambe le cose— è come confrontarsi con tutti i problemi della mia vita e fuggirne allo stesso tempo. Tutto è elevato all'ennesima potenza, ma riesco a concentrarmi sul momento in modo particolare. Tutto o niente.

Perché pensi di avere tanto seguito?
Penso sia perché i miei fan sentono che sono sincera in tutto ciò che faccio. È tutto ciò che puoi dare in quanto artista e se non sei onesto verrà fuori prima o poi.

Che consiglio hai per le giovani donne che sognano una carriera nell'industria musicale?
La tua espressione artistica non vale meno rispetto a quella degli uomini.

Qual è il tuo obiettivo in quanto artista?
Potere esprimere le mie emozioni e raccontare la mia storia nel modo più chiaro e forte possibile.

E la cosa più importante nella tua vita?
Non lasciare che il mio passato controlli il mio futuro o lo rovini. Trascorrere del tempo con le persone che amo e battermi per ciò che ritengo essere giusto.

Il tuo nome d'arte, Alice Glass, l'hai scelto tu stessa. Che origini ha?
Il mio vero nome è Margaret, ma nessuno mi ha mai chiamata così. I miei genitori mi chiamavano Margo; credo pensassero che fosse più sofisticato, più francese. Mi sono fatta chiamare Maggie per qualche anno, ma nemmeno quello mi rispecchiava. Quando sei inserita nella comunità punk è normale cambiare il tuo nome e io non mi sentivo tanto hardcore quanto le altre ragazze, che si facevano chiamare "Bunny" o "Puppy." Un giorno mi trovavo da Shoppers Drug Mart con i miei amici e c'erano queste piccole spillette con i nomi. Ne ho rubata una che diceva "Alice" e una che diceva "Betty." Poco dopo siamo andati a fumare una canna e sono arrivati dei poliziotti a chiederci cosa stessimo faendo. Ho detto di chiamarmi Alice e che non avevo con me la carta dìidentità. Ricordo di aver avuto una trentina di grammi di erba e una trentina di grammi di funghetti nella tasca della giacca di un mio amico. Mi sono sforzata davvero molto per non agitarmi. Ci è andata bene e da quel momento ho iniziato a pensare che Alice fosse un nome fortunato. Ho scelto di tenerlo. Glass invece è il nome di un personaggio dei fumetti che mi piace molto, Hopey Glass di Love and Rockets.

Sei comparsa nella campagna primaverile di Alexander Wang. Come sei arrivata a posare per lui e pensi di avere un futuro nel mondo della moda?
Mi ha contattata lui. Credo che amasse la mia musica e, del resto, io amo i suoi vestiti. Non pensavo mi sarebbe mai capitato di fare qualcosa nell'industria della moda. Ho sempre amato la moda, ma l'ho sempre negato a me stessa perché, beh, non è punk. Credo che lui in particolare apprezzi le modelle per la loro personalità e non le veda come delle semplici tele bianche. Questo mi piace. In futuro mi piacerebbe ideare i look che indosso sul palco.

Hai un'estetica molto particolare, da cos'è ispirata?
Ho sempre amato gli horror e sono sempre stata la "ragazza strana". Al momento sto sperimentando perché quando stavo nella band c'era una sorta di uniforme fatta di t-shirt e gonne. Ha finito per annoiarmi. 

Quali sono le sfide più importanti che devi affrontare in quanto musicista?
Ora mi trovo in un momento stupendo della mia carriera perché tutto gira intorno alla creatività. Mi sveglio e posso pensare ad una canzone in particolare e rimanerne ossessionata una settimana, per poi passare alla prossima. Sono arrivata al punto in cui non c'è nulla di burocratico che mi limita. Sono sicura che tra pochi mesi sarà tutta un'altra storia, ma ora mi trovo in un momento di profonda creatività. 

Cosa ami di più dell'industria musicale?
È un luogo dove viene supportata la gente strana.

E cosa odi di più dell'industria musicale?
I viscidi. Non tutti gli uomini dell'industria sono violentatori o sfruttano le persone. Però credo che nel mondo della musica ce ne siano di più perché è un settore ricco di gente giovane, inesperta e vulnerabile. Sono più facili da manipolare senza che se ne accorgano.

Cosa vorresti che le persone capissero di te?
Che non sono sempre come sono quando mi trovo sul palco. Le mie esibizioni sono un modo per esprimere la rabbia, ma non sono sempre così. Se fosse così sarei unidimensionale. Credo che nel corso della mia carriera la maggioranza delle persone mi abbiano vista come un personaggio molto limitato in questo senso. Sto cercando di cambiare la loro opinione. 

Crediti


Testo Lesley McKenzie
Foto Rafael Pulido
Styling Sean Knight
Make-up Natasha Severino
Capelli Johnnie Sapong

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