Immagini su gentile concessione di Pansy Magazine

pansy, la rivista per uomini che non ti saresti mai aspettato

Pansy è corpi flessuosi, zigomi impossibili, tacchi a spillo, leggins rosa, orecchini scultorei e cappelli con mille e mille fiori, ma anche tute ricoperte di glitter indossate in un campo pieno di lama.

di Zio Baritaux
|
19 dicembre 2018, 10:48am

Immagini su gentile concessione di Pansy Magazine

Orecchini di perle, fard rosa confetto e pelle liscissima non sono quello che ti aspetti di vedere in un magazine per uomini. Eppure questo è quello che troverete nella rivista Pansy. "Vogliamo creare un immaginario che si prenda gioco degli stereotipi sulla mascolinità, ma sempre con leggerezza e ironia," dice il fondatore ed editor 23enne Michael Oliver Love. "È giocosa e decisa insieme." Il primo numero è una raccolta di editoriali che rispettano tale proposito: corpi flessuosi, zigomi impossibili, tacchi a spillo, leggins rosa, orecchini scultorei e cappelli con mille e mille fiori, ma anche tute ricoperte di glitter indossate in un campo pieno di lama. "Attraverso questo tipo di immaginario vogliamo rappresentare una nuova mascolinità non legata alle tipiche norme della società," ci ha detto Love quando lo abbiamo intervistato. "È molto profondo come magazine, ma anche molto carino."

Dove sei cresciuto? E come descriveresti la tua infanzia?
Sono cresciuto in una città in riva al mare piuttosto pittoresca dove vivevano quasi solo coppie sposate e pensionati. Ecco, per quanto sia un posto splendido in cui passare la vecchiaia, crescerci quando sei un ragazzo queer non è così semplice. È sempre la stessa storia: dinamiche da paesino e idee problematiche ti fanno scappare dal luogo in cui sei cresciuto.

A che età hai fatto coming-out? Ci racconti com'è andata?
Non è stato un vero coming-out, diciamo più che verso i 17 anni sono stato costretto a dire tutto. Per farla breve, avevo prestato la mia macchina fotografica al mio fratellino, ma mi ero dimenticato che nella scheda di memoria c'erano alcuni scatti espliciti di me e il mio ragazzo dell'epoca. Le foto sono finite nelle mani dei miei genitori, che mi hanno chiesto spiegazioni. Che liberazione però! Prima di arrivare a scoprire le carte sul tavolo c'è stato un lungo percorso fatto di appuntamenti segreti, interventi religiosi e casini interiori. Pensavo che dir loro la verità sarebbe stato un incubo, ma le cose non sono andate così: mi hanno sostenuto fin da subito, e non mi hanno mai fatto sentire diverso. Insomma, sono davvero grato per ciò che ho vissuto, perché so benissimo di essere uno dei pochi fortunati in questo senso.

Pansy Magazine

Perché hai deciso di chiamare la tua rivsta Pansy [nomignolo dispregiativo per persone omosessuali; viola]?
Quando il termine Pansy non si riferisce alla varietà di fiore, viene usato per descrivere in modo denigratorio un uomo privo dei classici tratti mascolini, che si è quindi in qualche modo mostrato vulnerabile. Arrivando da quel piccolo paesino di cui ti parlavo prima, questo è il linguaggio a cui sono stato abituato per anni e anni. Questi gli epiteti che mi venivano appioppati. Volevo reagire, così ho trasformato Pansy in un appellativo di cui andare orgoglioso, un sinonimo di coraggio. Per me significa sconfiggere norme sociali arcaiche e abbracciare l'unicità di ognuno di noi. Voglio riappropriarmi di questa parola, farla diventare un aggettivo associato alla rottura degli schemi.

La descrizione del tuo magazine è particolarmente interessante: "Pansy è un magazine che ti consiglia calorosamente di non ascoltare tuo padre quando ti dice che non puoi indossare i tuoi pantaloncini corti con stampa floreale." È qualcosa che ti è successo personalmente? Inoltre, ci parli degli obiettivi che ha Pansy?
Un po' vorrei che mi fosse successo davvero! Ma sfortunatamente no, mio padre non era quel tipo di persona che ti vieta di indossare cose poco mascoline, quindi ho sempre indossato i miei pantaloncini iper-corti senza problemi. Ho scelto questa descrizione per far capire ai lettori che Pansy vuole rompere con l'idea tradizionale di mascolinità da cui siamo circondati, preferendo invece inoltrarsi in territori inesplorati. In questo senso, Pansy è per tutti! Per le persone queer, per gli etero, per chi lavora nella moda, ma anche per gli appassionati del bello—tutti sono i benvenuti. Detto questo, credo comunque che il mio magazine sia più incentrato sul messaggio che vuole trasmettere rispetto che sulle persone che vuole avere come lettori. Messaggio che riassumerei così: eliminare i confini di genere e presentare qualcosa di fresco e libero che tutti possono apprezzare.

Pansy Magazine

Come nascono le idee per gli editoriali? E qual è uno dei tuoi preferiti in questo primo numero?
Volevo creare immagini che fossero una meraviglia visiva per gli occhi, un banchetto a cui ispirarsi e di cui godere, esteticamente parlando. Ho scelto la formula delle submission, e vedere la quantità e qualità di contenuti che mi sono stati inviati da tutto il mondo mi ha davvero lasciato a bocca aperta, onestamente. Il mio editoriale preferito? Probabilmente quello con i ragazzi-sirene in stile rinascimentale... In futuro invece vorrei aggiungere anche dei pezzi d'opinione, delle interviste—questo non è che l'inizio!

Se potessi dare un consiglio al Michael 16enne, quale sarebbe?
Metti via l'illuminante, basta!

Pansy Magazine
Pansy Magazine
Pansy Magazine

Segui i-D su Instagram e Facebook.

Anche in Italia stanno nascendo realtà interessanti e contemporanee. Bruto ne è l'esempio perfetto:

Questo articolo è originariamente apparso su i-D US.

Tagged:
gay
queer
LGBTQ
editoria
Pansy
riviste indipendenti
pubblicazioni indipendenti