'africaafrica' è la mostra che porta l'arte africana a milano

Dal Sudafrica all'Italia, l'artista Siwa Mgoboza espone oggi a Palazzo Letta.

di Jordan Anderson
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16 marzo 2018, 2:35pm

Qualche tempo fa siamo stati a Cape Town per raccontarvi le meraviglie ospitate all'interno del maestoso Zeitz MOCAA, il più grande museo d'arte contemporanea del continente africano. Oggi vogliamo invece parlarvi di un'artista che dall'Africa ha scelto di esporre a Milano. Si tratta del sudafricano Siwa Mgoboza, che con il suo lavoro oltrepassa i concetti di razza, sessualità, genere e altre forme di conformità sociale, dando vita a opere dal respiro universale e particolare insieme.

Mgoboza utilizza la sua abilità artistica per costruire esseri non classificabili dalle gerarchie sociali, ma che sono una fusione di tutte le forme di vita. L'artista stesso le descrive come "una forma ibrida della natura." In AfricaAfrica, exploring the Now of African design and photography—mostra curata da Lagos Photo Festival e African Artists’ Foundation e visitabile fino al cinque aprile presso Palazzo Litta, a Milano—Mgoboza espone insieme ad altri artisti del continente africano opere che narrano visivamente le evoluzioni di cui la loro terra d'origine è stata testimone.

Mgoboza prende ispirazione dalla suo storia personale: persona di colore cresciuta in Europa, ma che si trova impossibilitata a identificarsi con il suo paese d'arrivo a causa delle barriere razziali. Una volta tornato in patria, non era più in grado di identificarsi con i suoi compatrioti, proprio a causa della sua esperienza europea. E questo sentirsi costantemente estranei lo porta a realizzare esseri sovrannaturali, riconducibili proprio al modo in cui vede se stesso, un emarginato, una persona appartenente al genere non-binario, priva di storia e nazionalità. L’artista definisce lo spazio in cui dimorano quei caratteri non umani "Africada", contrazione di Arcadia Africana: "Un’utopia in cui non vi è forma di giudizio, in cui tutti sono liberi di essere chi o cosa vogliono essere."

Il suo lavoro dona una voce, uno spazio e una presenza fisica alle persone emarginate dalla società, e lo fa anche attraverso il tessuto che utilizza, chiamato Ishweshwe. Osservandolo da vicino, ricorda quelli tipici della cultura africana, indossati magari da donne e spose. Invece, si tratta di un tessuto di origine Olandese originario del 1800.

Descrivendo il suo lavoro, l'artista continua così: "È un qualcosa che tutti possono comprendere, grazie all’utilizzo di corpi con sembianze umane. Quando lo spettatore vede le mie opere da lontano, potrebbero sembragli una fusione di oggetti casuali, ma una volta analizzati emergono delle entità riconducibili all’ esperienza umana." Non possiamo che concludere sottolineando come la pratica artistica di Siwa sia un’esperienza visiva da vivere personalmente. Il consiglio è quindi quello di farvi un giro a Palazzo Letta. Ma se non siete a Milano, non preoccupatevi: ecco una selezione fotografica che ritrae le suggestive opere dell’artista.

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