“life is too short to wear black”, parola di bethan laura wood

Abbiamo incontrato l'iconica designer inglese durante l'ultima Design Week.

di Alessio de Navasques
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15 aprile 2016, 10:05am

È arrivata a Milano per presentare la sua collaborazione con Bitossi e i numerosi progetti con la galleria Nilufar la giovane creativa già riconosciuta come un'icona del design contemporaneo. Con i suoi coloratissimi outfit non passa certo inosservata tra i cocktail e party delle design week milanese. Il colore è la sua passione, colleziona tessuti e pattern che compra nei flea market di tutto il mondo in una ricerca ossessiva di equilibri tra segni e texture, che traduce nelle forme del suo design. Al contrario di quello che si potrebbe pensare, i suoi progetti sono seri e rigorosi, dimostrano grande equilibrio ed eleganza. Ironica e irriverente è una delle figure più interessanti sulla scena internazionale ed ha già all'attivo diversi premi in tutto il mondo. L'abbiamo incontrata nell'ex spazio industriale, ora lussuosissima galleria Nilufar Depot, dove Bethan ha esposto oltre ad un progetto sulle lampade intitolata Temple, anche una serie di tavoli realizzati con un'intarsio che permette un disegno con un effetto 3D a metà tra un paesaggio lunare e magma cellulare, Moon Rock collection.

Cosa pensi di quest'ultima edizione della design week milanese? Cosa ti ha colpito?
È sempre eccitante venire a vedere cosa andrà di più nel futuro e i progetti che da tutto il mondo arrivano qui a Milano per essere presentati. Il problema è che quando hai una tua esposizione difficilmente riesci a vedere altre cose. Quello che mi interessa è capire la differenza tra la produzione seriale e i pezzi unici. Andrò a visitare lo spazio della Nike, dove espongono designer che seguo e stimo. C'è una tale quantità di informazioni durante il Salone di Milano, che è necessaria una selezione altrimenti si rischia di andare in paranoia.

Che progetti presenti in questo spazio?
Sono qui al Nilufar Depot con diversi progetti sulle luci, frutto di una ricerca iniziata nel 2013 sul vetro trasparente. Non si tratta di vetro di murano ma di vetro pyrex. Adoro le potenzialità di questo materiale così versatile, nato per l'industria, ma adatto anche ai pezzi unici. Sono affascinata dal mondo del modellismo meccanico, fatto di sperimentazione e precisione maniacale: micro-viti e capacità manuali utilizzate per creare modelli funzionanti di treni, locomotive, camme e pulegge. Ho lavorato con un gruppo di giovani ingegneri che realizzano modelli meccanici per mettere a punto i prototipi di queste lampade. Mi interessa sperimentare e decontestualizzare materiali e forme. Per la serie Moonrock invece ogni intarsio è stato disegnato manualmente, poi passato sul computer e tagliato a laser, per poi essere incollato a mano. È un disegno che cambia drammaticamente a seconda di come lo si utilizza, se è su fondo scuro o chiaro. Questi pattern pur essendo bidimensionali hanno però un effetto tridimensionale. A secondo della composizione che disegno ricerco questo effetto 3D.

Come hai iniziato con Nilufar?
Sono già cinque anni che collaboriamo, grazie a Martino Camper che mi ha presentato Nina Yashar. Avevo la mia prima esposizione cinque anni fa al Salone del Mobile, dove venne Nina e comprò tutti i miei pezzi. È stata lei ad avere l'intuizione che questi pezzi si potevano riprodurre e vedere. Ha un grandissimo fiuto, basta guardarsi intorno in questo spazio meraviglioso per capirlo.

Invece com'è nata la tua collaborazione con le ceramiche Bitossi?
Io amo la famiglia Bitossi, hanno una storia incredibile e grazie a loro sto imparando diverse lavorazioni di ceramica. Io ho amato ogni momento che ho passato con loro, dalla realizzazione del primo campione di cinque centimetri che hanno fatto per me. È stato ipnotico capire come lavorano ed come realizzano le idee. Per la nostra collaborazione mi sono concentrata per questa prima produzione sulla questa tecnica dell'incisione. Ho deciso di utilizzare il "guadalupe pattern" per interpretare in maniera contemporanea queste tecnica arcaica. Abbiamo studiato insieme le potenzialità di questo motivo capendo gli effetti che produceva su curvature e diametri diversi dei vasi, lavorando sempre in maniera piena e monocromatica.

Non pensi che tutta questa attenzione alla limited edition e pezzi unici stia in qualche modo snaturando l'idea di design?
Ci devono essere vari modi di interpretare il design, ci sono molti pezzi unici che non mi piacciono e molti della produzione industriale che adoro. Tutto dipende dal contesto, da chi li disegna e dalla case dove vanno a finire. È un momento in cui possono convivere serenamente tutte le vari espressioni del design.

Come sarà il design del futuro?
Spero di esserci e avere tanto successo. A parte gli scherzi, auspico che le scuole di design diano la possibilità agli studenti di imparare il processo che c'è dietro la realizzazione di un oggetto, sia attraverso i metodi tradizionali che quelli più nuovi, come si usano e realizzano i materiali. Solo se tu capisci come si produce quella cosa puoi progettarla nel migliore di modi.

Che rapporto hai con la Moda? Hai mai pensato ad una tua collezione?
Mi è capitato in passato di fare delle collaborazioni e se dovesse succedere di nuovo, ne sarei entusiasta. Ho lavorato per Hermes sulle vetrine sia invernali che estive, con un concept ripreso da una decorazione che avevo trovato in un mercatino a Vienna.

Hai uno stilista che prediligi?
Mi piace molto Missoni, mi sento molto bene con i loro abiti, ieri indossavo un loro kaftano plissè. Ma anche Zandra Rhodes, lei è un'istituzione a Londra, ha fatto tantissimi costumi anche per i Queen.

Il tuo outfit di oggi?
Il mio vestito è del mercato delle pulci di Brooklyn, mi piace il modo in cui il pattern si muove sul corpo. Tra i miei bracciali alcuni li ho fatti io con la stessa tecnica dell'intarsio, altri li ho presi nei flea market di Milano e New York. I ricordi i dei miei viaggi sono sul mio corpo. Anche il mio cappello è vintage, poi a seconda del mio umore lo trasformo e costumizzo con spille e altri accessori. I miei orecchini di Prada sono i miei bambini, sono un regalo di Nina e li amo molto. Hanno una costruzione davvero interessante. Ne vorrei un altro paio, ma per ora non posso permettermeli.

Qual è il tuo rapporto con il colore?
È un rapporto forte. Credo nel colore. Mi piace tanto ricoprirmi di colori e trovo difficile vestire il nero, magari tra qualche anno cambierò e diventerò monocromatica. Per quanto riguarda il mio lavoro è tutta un'altra storia, dipende dal progetto e da quello che serve ed è giusto in quel momento. A volte utilizzo la ricerca dei tessuti per capire gli equilibri tra i pattern per creare intarsi e altre lavorazioni. È interessante come quel particolare ricamo o fantasia riesca ad esprimere quel lato della mia personalità. Altre volte invece ho lavorato sull'idea di trasparenza, sul non colore.

Probabilmente se lavorassi nel mondo della moda, saresti considerata un'icona anche solo per il tuo stile al di là di quello che fai. Cosa ne pensi?
Penso che nel mondo della Moda ci sono tantissime persone molto talentuose e molto serie sul lavoro e in tutto quello che fanno. Non penso assolutamente che sia una cosa frivola, ma un'incredibile forma d'arte. Quando vedo tagliare il tessuto su una modella per creare un abito, è gesto artistico incredibile.

I tuoi prossimi progetti?
Ancora? Più di così. Tantissimi nuovi progetti, da due anni lavoro tutta l'estate e poi vado in vacanza a Ottobre e spero anche quest'anno di fare lo stesso e andare in un posto meraviglioso.

Crediti


Testo Alessio de Navasques
Foto Andrea Buccella

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