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nicoló besozzi tra danza contemporanea e contaminazione culturale

Incontriamo il ventiquattrenne coreografo italiano per parlare di libertà' di movimento, finger tutting e farci raccontare come e' nato il Pitti Sign.

di i-D Staff
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03 dicembre 2016, 10:15am

Non capita spesso di incontrare giovani coreografi in Italia, cosi quando abbiamo conosciuto Nicoló Besozzi nel backstage dello shooting della campagna di Pitti Immagine abbiamo pensato di fargli qualche domanda, per capire cosa vuol dire essere appassionati di danza contemporanea, come nascono le sue coreografie e che tipo di futuro possiamo immaginare danzando.

Parlaci un po' di te, quando hai iniziato ad appassionarti alla danza? La passione per la danza fa parte di me da quando sono nato. Mia nonna era una ballerina di musical nel West End di Londra e mia madre e mia zia sono due insegnanti di danza. Già a 5 anni passavo il pomeriggio in sala davanti alla videocassetta di Cats per imparare le coreografie a tal punto che sapevo praticamente tutto lo show. Oppure passavo giorni a guardare le registrazioni dei saggi di danza della scuola di mia mamma ed ero arrivato a sapere tutte le coreografie di ogni spettacolo e le riproducevo con tanto di musica che cantavo da solo. Insomma quella che si definisce una passione innata. A 6 anni ho iniziato ad intraprendere gli studi di danza vera e propria. Prima con mia madre, studiando classico e jazz, poi a 14 anni, mi buttai nella street dance e studiai con un'infinità di insegnanti che mi hanno lasciato molto nel mio bagaglio culturale ed artistico.

Che stile di danza ti affascina di piu' e come descriveresti il tuo stile?  Penso che la danza sia bella perché è varia e ha una moltitudine di stili che si stanno evolvendo di anno in anno e di generazione in generazione. Rimango colpito davanti ad un spettacolo di balletto tanto quanto ad una danza popolare indocinese. Tutto mi piace e tutto mi ispira. Se dovessi sceglierne uno in particolare direi contaminazione o experimental perché credo che sia il giusto compromesso dove mente e corpo possono spaziare e creare nella musica e nella fantasia movimenti senza nessun tipo di regola o principio. Non definirei il mio stile. Ho sempre studiato qualsiasi genere di danza, dall'afro al vogueing, qualsiasi stile puo' ispirare un artista, che sia un ballerino o un pittore, per creare un proprio lavoro sempre innovativo e ricco di idee. Un creativo che si fossilizza troppo su qualcosa e vive un po' a compartimenti stagni troverà grandi difficoltà nel suo creare. Se dovessi dare un nome al mio stile lo chiamerei Open Mind

Da dove nasce l'ispirazione per una nuova coreografia? Fino a qualche anno fa diventavo matto per preparare una coreografia, mi chiudevo in camera, mi mettevo le cuffie e iniziavo a macinare mille idee cercando il mood mentale giusto da trasmettere, i passi che stavano meglio, i collegamenti più adatti. Tante volte entravo in ansia perché non mi usciva niente di interessante e il risultato a volte era qualcosa di bello ma in un certo senso "poco vissuto". Ora ho capito che l'ispirazione per una coreografia viene semplicemente da come ti alzi la mattina. Se quel giorno ti senti triste la coreografia avrà un mood più down, se sei incazzato sarà super potente e scontrosa, se invece ti alzi mega felice sarà una versione più Happy di Pharrell. Questo discorso vale quando non devo coreografare qualcosa di preciso come è stato per Pitti Sign e per il Pitti Dance Off. In questo caso mi sono adeguato ad una serie di fattori esterni e direttive, abbiamo lavorato in gruppo, in primis seguendo la musica già decisa, cosi ho coordinato le capacità del corpo di ballo dando una direzione a ciò che dovevano esprimere con il corpo.

Infatti ti abbiamo conosciuto come coreografo di Pitti Dance Off, ci racconti questa esperienza con un gruppo di ballerini che non erano tutti professionisti? E' stato molto divertente e stimolante proprio perche' non tutti i ballerini erano professionisti e alcune persone che hanno preso parte al video non avevano mai ballato! Quindi è stata anche per me una prova nuova, un mettermi in gioco cercando di insegnare dei passi e delle mini coreografie in un tempo molto breve, cercando di trasmettere oltre che il movimento anche una sensazione fisica di felicità e aggregazione. Molti ragazzi e ragazze che hanno lavorato con me erano invece persone con cui avevo già collaborato per vari motivi in passato e quindi con loro ho potuto sbizzarrirmi in maniera più libera e fantasiosa. C'e' stata molta energia positiva sul set, un vero dance off!

Nel video, oltre al ballo, si riconosce anche un segno fatto con le mani. Cosa e' il Finger Tutting e come e' nato il Pitti SignIl finger tutting è l'evoluzione di uno stile che si chiama Tutting o King Tut, ossia una danza dove prevale un movimento schematico creato dalle braccia e dalle mani dove le figure che si vanno a formare lavorano tutte sull'angolo retto. Nel finger tutting tutto ciò viene eseguito limitando i movimenti nelle dita e nel polso. Il Pitti Sign è nato in un pomeriggio di settembre nello studio del regista Dennison Bertram, con lui, Gloria Maria Cappelletti e Nicholas Putzolu, uno dei ballerini che ha preso parte al video nonché un caro amico. La mia idea era quella di creare qualcosa di immediato che tutti potessero replicare ma che fosse inerente con il nome Pitti. Allora ho pensato al nome: "Pitti: una P e una !" Allora iniziai a montare tutte le possibili soluzioni dove le mie dita creassero una P e una T concatenate tra di loro, e alla fine, dopo lunghe prove, trovammo finalmente la soluzione adatta e più facile da spiegare: bisogna fare "bang bang" con la mano sinistra e "OK" con la mano destra, attaccando le dita!

Sei un creativo poliedrico, non solo coreografo ma anche designer. Esatto, oltre al mio lavoro come coreografo mi occupo nel tempo libero di un piccolo brand di streetwear che si chiama Necessarynot. È nato due anni fa e lo gestisco insieme a Mattia Greghi. Ci occupiamo di tutto noi, dalla comunicazione alla realizzazione grafica dei capi. Vogliamo proporre qualcosa di innovativo e di tendenza ma alla portata di tutti. Ecco perché il nome Necessarynot, non è necessario talvolta spendere tanti soldi per un capo bello, quando invece molte volte giro per negozi e vedo magliette o felpe a prezzi esorbitanti dove il lavoro grafico e qualitativo è scarso o talvolta uguale a quello che possono fare due giovani creativi di Milano come noi. Quindi support us! 

Che sogni e speranze hai per il futuro? La speranza per il futuro è quella di poter continuare la mia vita facendo un lavoro che è la mia passione e di poter ballare il più possibile finché il fisico mi permetterà di farlo. Cercare di sviluppare il mio brand e farlo diventare anch'esso un lavoro vero e proprio ma soprattutto di essere felice e di coltivare l'amore in tutte le sue forme. Colgo l'occasione per ringraziare tutte le persone che mi hanno sempre sostenuto in tutte le mie esperienze e percorsi, dalla mia famiglia agli amici più cari, e che continuano a sostenermi tutt'ora, senza di loro non sarei la persona che sono ora. Grazie.

Crediti


Foto Nico Morani
Video 360 Dennison Bertram CLOY per Pitti Uomo

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