i-Q: moab x migos

Stole Stojmenov, in arte MOAB, oltre alla copertina, ha curato anche l'artwork dei singoli tratti dal disco. Lo abbiamo intervistato per capire come, da Milano, si può finire a curare l'aspetto visuale della principale realtà trap mondiale.

di i-D Staff
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22 febbraio 2017, 9:35am

Tendenzialmente, quando ascoltiamo musica non ci preoccupiamo particolarmente di dare un'occhiata alla visione grafica che la sostiene - avere una libreria di iTunes perfettamente compilata è una sfida immane per alcuni, un'utopia irrealizzabile per altri. Ma poterne avere di fronte una, scorrerci dentro, ci permette di renderci conto quanto impegno ci sia dietro alla costruzione degli immaginari degli artisti che ascoltiamo. The Life of Pablo di Kanye West suona come la sua copertina: disgiunto, grezzo, rutilante. To Pimp a Butterfly di Kendrick Lamar, con la sua giustapposizione tra alti e bassi della società americana, è una perfetta fotografia dell'era Obama. E Culture dei Migos, arrivato recentemente al primo posto negli Stati Uniti, esplode di elementi come l'immagine che lo rappresenta - è un manifesto del ruolo che Atlanta si è ritagliata nel panorama musicale mondiale, e i Migos i suoi ambasciatori principali.

A disegnarla è stato Stole Stojmenov, in arte MOAB, un ragazzo macedone che vive a Milano da quando ha quattro anni. Oltre alla copertina del disco, Stole ha curato anche l'artwork dei singoli tratti dal disco e ora sta per partire per New York. Lo abbiamo intervistato per capire come, da Milano, si può finire a curare l'aspetto visuale della principale realtà trap mondiale. Spoiler: c'entra Instagram.

i-D: La domanda più scontata ma di rito: come sei finito a fare le copertine per i rapper "grossi"?
Sarebbe parecchio stereotipato dirti "lavorando sodo e credendo in me ecc ecc". Nel 99% dei casi sono sempre stato contattato dagli artisti stessi o chi per loro quindi il come sia successo tutto questo non saprei dirtelo nemmeno io esattamente. Il primo per cui ho lavorato negli States è stato Westside Gunn, per il suo ultimo EP uscito quest'estate, però la storia è diversa. Lui aveva questo progettino pronto e chiedeva su Twitter a chiunque di mandargli una copertina da usare e che avrebbe scelto la più figa. Io un po' per gioco, tanto per provare, gliene ho mandata una e a lui è piaciuta talmente tanto che l'ha scelta.

E poi come sei arrivato a Culture e ai Migos? Da quando è arrivato primo su Billboard hai avuto feedback nuovi/particolari?
I Migos sono arrivati poco dopo ma in maniera un po' più ufficiale, nel senso che all'inizio mi scrisse Quavo su Instagram dicendo di aver visto alcuni lavori e chiedendomi di lavorare insieme. Abbiamo lavorato ai primi singoli che sono usciti in estate fino ad arrivare poi a Culture, che è stato un lavoro molto più articolato, gestendo fotografi e altri addetti ai lavori della loro etichetta a distanza. Una follia, tra l'altro. Culture è un disco che aspettavano in tantissimi e il forte successo che sta avendo ha ovviamente compreso me e il mio lavoro e già nel corso dell'anno ci saranno tante altre novità degne di nota di cui per ora non so moltissimo nemmeno io. Bisognerà aspettare il mio viaggio a New York per saperne qualcosina in più.

Avevi mandato diverse prove o era questa fin dall'inizio? Come si è sviluppato il rapporto con loro? Qual era l'idea dietro al progetto grafico (che hai mantenuto per tutto tranne che per l'artwork di "Bad & Boujee", vedo)?
Come ti dicevo Culture è arrivato successivamente, i nostri primi lavori insieme sono stati alcuni singoli usciti su Soundcloud, tra cui "Bad and Boujee" uscita ad agosto con una copertina che non aveva nulla a che fare con il disco, appunto perché non c'era ancora nulla di programmato. Una volta partiti si è deciso di inserire B&B perché era ormai una hit, e abbiamo mantenuto la cover di agosto perché Culture ancora non aveva una sua identità grafica ben definita, e soprattutto perché ci eravamo affezionati un po' tutti. Le rose, le colombe e le esplosioni sono arrivate dopo alcune prove e bozze ed è stata mantenuta per tutti i singoli promozionali del disco, la difficoltà stava nel fatto di avere la totale libertà e fiducia da parte di Quavo in primis, oltre che del resto del gruppo e della label dopo i lavori che avevamo già fatto. Ma una volta superata la pressione iniziale, e soprattutto una volta individuato l'immaginario giusto, è andato tutto liscio. L'idea dietro il progetto grafico è il messaggio stesso del disco, il titolo Culture nasce da una diatriba tra Quavo e un DJ di Atlanta che, in un programma radio molto conosciuto, non aveva menzionato i Migos tra gli artisti più influenti della città. L'immaginario è nato ripercorrendo la carriera dei Migos, le innovazioni che hanno portato nel genere e il loro rapporto con la città di Atlanta.

Mi puoi decostruire l'artwork? Come hai scelto e che significato hanno gli elementi del collage meno aderenti all'estetica hip-hop - nello specifico il Capitol, il tempio orientaleggiante e i fiori?
Le colombe e le rose bianche sono state l'unica "imposizione" di Quavo e sono una dedica da parte sua e di Offset ad alcuni familiari scomparsi di recente - o meglio, lui voleva che trovassi un simbolo che rappresentasse questa cosa. Ho optato per questi due elementi anche perché creano un'armonia con le fiamme, le macchine e i loro vestiti sgargianti. Il Georgia State Capitol rappresenta Atlanta ed è uno dei simboli più importanti della città, capeggiato dal cartello che indica la zona dove sono cresciuti: NAWF è lo slang per indicare la North Side di Atlanta. Il tempio orientale è in realtà una delle classiche entrate di una qualsiasi China Town, fa parte del loro immaginario da quando è uscito il celebre pezzo "Chinatown" del 2013 ed è uno dei simboli della loro carriera musicale passata presenti nella copertina. In sostanza ho cercato di non scadere nel banale. Mettere armi, soldi, vestiti e gioielli per sintetizzare la "Culture" dei Migos sarebbe stato "semplice" ma c'è molto altro oltre questo ed è importante per avere un quadro completo del gruppo.

Mi fai una panoramica dei lavori grafici che ritieni particolarmente significativi per capire come si è evoluta l'estetica hip-hop negli ultimi tempi? Tipo, una copertina post-tutto alla The Life of Pablo come me la giudichi? E quella di To Pimp a Butterfly, con i suoi toni brutalmente politici?
L'estetica hip-hop si è evoluta con il rap stesso, dai primi lavori strettamente legati ai graffiti fino ad arrivare all'universalità che rappresenta oggi. Penso che identificare le copertine più "significative" sia una questione soggettiva, anche perché in fondo ogni disco rap significativo ha causato una rivoluzione nell'estetica hip-hop; da 36 Chambers a Illmatic o Straight Outta Compton fino ad arrivare a classici contemporanei come Get Rich or Die Tryin' o 808s and Heartbreak. Ogni filone estetico importante ha sempre dipeso dalla musica stessa e dal contesto storico in cui usciva un certo disco. La copertina di TLOP per esempio, se non contestualizzata, è una delle copertine più brutte di sempre. Poi, se la associ al pazzo creativo che è Kanye e al disco stesso, finisci per rivalutarla e forse a comprenderla. Io, personalmente non mi sarei mai aspettato una copertina del genere conoscendo i designer di DONDA. La copertina di To Pimp a Butterfly invece è esattamente il contrario: solo guardandola si ha già un'idea molto chiara di quello che è il disco, quelli che sono i temi. È un po' anche come sentire una parte del disco senza mettersi le cuffiette. Personalmente la adoro.

Hai sempre voluto fare il grafico o ci sei finito con il passare del tempo? Mi tracci un po' la tua parabola lavorativa/di vita?
Sono diventato grafico col tempo unendo le mie due passioni più grandi, l'arte e la musica. Fin da piccolo mi perdevo nella collezione di dischi e vinili di mio padre sfogliando booklet e ascoltando la sua musica. Sono nato in Macedonia, dopo quattro anni mi sono trasferito con i miei a Bolzano, e lì ho vissuto per 15 anni. Diciamo che non era nelle mie corde fare qualcosa di convenzionale e standard nella vita, come rimanere a studiare ingegneria o medicina dopo aver finito lo scientifico come molti dei miei ex-compagni. Una città piccola in cui spesso le persone hanno una mentalità molto chiusa non offre alcun tipo di opportunità o stimolo e così, riuscendo a mantenere salde le mie convinzioni, mi sono trasferito a Milano.

Che rapporto hai con Milano? Da quanto ci sei, come l'hai vista evolvere e come ha influenzato la persona che sei e il lavoro che fai?
Sono qua da quasi due anni ormai e la cosa mi ha completamente stravolto la vita, soprattutto perché passare dalla rassicurante città di centomila abitanti a una metropoli come Milano non è facile, soprattutto all'inizio. Milano mi ha dato moltissimo da ogni punto di vista: sia quello lavorativo, ovviamente, ma anche quello umano. Stare qui mi ha sicuramente cambiato soprattutto perché c'è una mentalità completamente diversa rispetto a qualsiasi altra città italiana ed essere circondati da persone che fanno ciò che vogliono è stimolante.

Crediti


Testo Elia Alovisi 

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