il linguaggio segreto dei gay nella san francisco anni '70

Il fotografo Hal Fischer ha pubblicato la ristampa della sua guida all'abbigliamento cult della San Francisco anni '70.

di i-D Staff
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10 novembre 2015, 11:35am

Sei attivo o passivo? Nel 1970 a San Francisco non vi sareste nemmeno posti questa domanda, perché la risposta era già sotto ai vostri occhi, sotto forma di bandana rossa che sporge dalla tasca posteriore dei pantaloni.

L'Hanky Code (ovvero il codice della bandana) è stato inventato dalla comunità gay di San Francisco prima che l'AIDS dilagasse. Ci racconta di questo periodo d'oro il fotografo Hal Fischer nel suo libro Gay Semiotics, pubblicato originariamente nel 1977 e ristampato nuovamente questo mese. Il libro è una guida cult che documenta i codici gay dell'epoca, esplorati attraverso fotografie di uomini nudi, oggetti sadomaso e istruzioni per farsi di popper.

"L'intera serie e i miei lavori di quel periodo parlavano di me, dell'ambiente in cui mi trovavo in quel momento e della comunità a cui appartenevo," spiega Fischer. Fotografato, scritto ed esposto nel corso di alcuni mesi, Gay Semiotics ritrae quella che Fischer chiama, "l'ambiguità, il modo per riuscire a codificare le cose, comunicare e non essere fraintesi."

Fischer si è trasferito a San Francisco nel 1975 per frequentare un master in fotografia, ed è stato qui che ha scoperto questa fiorente scena artistica. Quello che è iniziato come un progetto che ambiva a documentare la comunità gay del luogo si è trasformato in un'opera d'arte e in un libro (la prima edizione conta 5,000 copie vendute). Un successo che gli ha permesso di ricevere donazioni da parte del National Endowment for the Arts e di realizzare molteplici mostre internazionali.

Le fotografie di Fischer sono accompagnate da una spiegazione scritta. Un'immagine di un "tizio sulla quarantina con uno stile street" è analizzato elemento dopo elemento: "sciarpa di seta", "canottiera senza maniche" e "pantaloni grigi di flanella". Gay Semiotics decodifica il linguaggio visivo della comunità gay di Castro e trova le sue origini nell'antichità classica, nel film del 1953 Il Selvaggio, che vede come protagonista Marlon Brando, e in Foglie d'Erba di Walt Whitman.

"Il look gay ha adottato alcuni tratti mascolini distintivi, come le camicie di flanella e i jeans," dice Fischer. "Se avessi indossato questi capi fuori da tale contesto, ad esempio a Billings, nel Montana, probabilmente la gente non avrebbe considerato gay questo abbigliamento. Tutti questi elementi sono stati presi dalla cultura di massa."

Gay Semiotics,

nonostante tutto, rimane una lettura scorrevole, che rende il gergo accademico facile da digerire. Un'immagine pubblicata su due pagine, ad esempio, ritrae un modello con addosso un intero corredo sadomaso e la descrizione riporta: "Il petto nero e villoso dell'aggressore è fondamentale per ottenere un look da dominatore."

Il tono varia nel corso di tutto il libro, con Fischer che ad un certo punto si interroga su una questione fondamentale: "Come fai a prendere qualcosa di così complesso, mostrarlo alla gente e spiegare di cosa si tratta con un tono non troppo didattico, in modo da permettere alla gente di affrontare questo mondo con un approccio positivo?"

Secondo Fischer, la ristampa di Gay Semiotics esce proprio al momento giusto. "Parlando con i giovani ho capito che c'era molto interesse verso questo argomento e credo sia un bene parlare di quest'epoca. All'interno della comunità gay c'è molta nostalgia per gli anni che hanno preceduto l'epidemia di AIDS."

Ma non sono solo i giovani gli unici ad interessarsi a questo tema: "Nel mondo dell'arte si sta assistendo alla riscoperta degli anni '70," ci dice Fischer. Gay Semiotics sembra quasi un cimelio di un'epoca felice, un momento di quiete prima della tempesta.

Noah Michelson, editor di Gay Voices di Huffington Post, afferma, "non ero grande abbastanza per riuscire a leggere la prima edizione di Gay Semiotics, e forse sto un po' romanzando ma per me c'è qualcosa di incredibilmente soddisfacente nell'avere un codice segreto che conosci solo tu e gli altri membri della società segreta di cui fai parte."

Il libro fa luce su una cultura gay in evoluzione, in cui i codici della strada sono stati tramutati in app come Grindr e Scruff. "Riesco a riconoscere altri gay come me e posso chiedere ciò che voglio nella camera da letto (o in cucina, o nei sedili posteriori di un Uber...) senza fare affidamento su un codice Hanky," dice Michelson, "ma riconosco che lo spirito di squadra sta scomparendo, e forse la ristampa di Gay Semiotics è il modo perfetto per ricordarcene e iniziare a riflettere su ciò che abbiamo perso."

Fischer vede il libro sia come uno spaccato della sua comunità, sia come un testo che rende immortale un linguaggio andato perso - un vocabolario caduto in disuso, un codice nato per necessità. "Ritornando a quel tempo, negli anni '70, in base alle circostanze e al luogo in cui ci si trovava, incontrare un ragazzo etero avrebbe potuto essere una cosa negativa," spiega Fischer. "Il codice era un linguaggio davvero utile."

Il "look gay" ormai si è perso nella cultura di massa. "La gente che vedi per strada non sa nemmeno che l'origine di molti capi che indossano risiede nella cultura gay," dice Fischer.

Gay Semiotics
Gay Semiotics

oggi servirà probabilmente solo a qualche stylist o sarà abbandonato su uno scaffale di qualche biblioteca. O forse  ha semplicemente bisogno di essere conosciuto da più persone per venire apprezzato, proprio come gli stili che presenta. Se così non accade, probabilmente intere generazioni non sapranno mai che i loro jeans abbottonati alla perfezione sono dannatamente gay. E, cosa più importante, come sarà ricordata una generazione così vivace di cui avremmo potuto perdere ogni traccia?

Nonostante la diffusione dello street style, il linguaggio gay viene ancora parlato a Castro? "Ora è completamente sparito. Non si capisce più chi è gay e chi no," ribadisce Fischer. "Tutto ciò che è stato documentato nel libro è accaduto prima dell'avvento delle foto scattate con facilità dai nostri cellulari, condivise con il mondo in mezzo secondo. Non si tratta solo di una sottocultura nata in maniera differente, ma di un modo completamente diverso di comunicare. Ora le cose sono totalmente diverse."

Crediti


Testo Veronica Maldonado