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black standard è un nuovo progetto che dovreste conoscere

Viene presentato questa sera a Milano, e noi ne abbiamo parlato in anteprima con il suo ideatore Giorgio Di Salvo.

di Marta Stella
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16 gennaio 2015, 9:00am

Giorgio Di Salvo

Spoiler: in questa intervista il soggetto intervistato non vi darà definizioni perché qui "niente è come sembra" - no, non è la citazione alla quale probabilmente state pensando - e questo progetto ci ha incuriosito un bel po'. Non solo per il nome del suo ideatore aka Giorgio Di Salvo (googlatelo per vedere la quantità di cose interessanti che ha fatto), per una collezione non in vendita e un nuovo magazine in arrivo, ma anche per tutta una serie di nomi che ha coinvolto. Vedi Venus XTotal FreedomVirgil AblohPalm Wine (quel simone Simone Bertuzzi che abbiamo intervistato in veste di Invernomuto), Matteo Pit dei Primitive Art Piotr Niepsuj, divisi tra la presentazione di domenica 18 gennaio alla galleria Kaleidoscope e poi il party al Vanilla Club di Milano. 

Giorgio è nato nel  1981, è passato dall' hip-hop al writing per arrivare poi alla grafica, e nel 2005 ha lanciato la sua prima collezione, VNGRD. Consulente per aziende di moda (Superga, Nike, Ecko, Pastelle, 55DSL), oltre che collaboratore per Vice Magazine, Fantom ed Hunter, oggi è designer del brand UPPERCUT e art director di County of Milan. Tra i suoi ultimi lavori ci sono le collaborazioni con Carhartt e con Nicola Formichetti per Diesel e due progetti artistici al Museo del 900 e all'Istituto Svizzero di Milano. Quindi quando abbiamo saputo del suo nuovo progetto, BLACK STANDARD, ci è subito venuta voglia di sapere cosa stia combinando di nuovo.  

Nella tua presentazione BLACK STANDARD parte come una collezione di accessori per l'autunno/inverno 15, che però non saranno in vendita. Come mai?
Paradossalmente sai che invece questa scelta ha molto più a che fare con il marketing di quanto si possa immaginare. Lanciare un brand, in termini di mettere in piedi un marchio, trovare uno showroom e poi iniziare una campagna, è un'operazione che assorbe tante energie e credo vada fatta con una certa cautela. Tra sei mesi avrò dei dati, anche rispetto al feedback della gente. Ora però me la prendo comoda, anche perché quello che voglio creare parallelamente è una serie di attività collaterali a questo brand, che non si fermino a una questa collezione. Come ad esempio un magazine, ma anche unire la musica e tutte le persone che ho attorno con le quali in un modo o nell'altro voglio collaborare. Personalmente ho sempre fatto tante cose, che se pur legate da un approccio comune, non erano strettamente legate al mio lavoro principale. Nulla per me è mai stato quello che sembra in apparenza, e questo progetto è pensato proprio così.

Mi sembra ovvio il fatto che ti piacciano gli ibridi o comunque le cose trasversali.
Sì, perché le trovo più interessanti in generale. Non mi spaventano perché è come lavoro di solito. Partire con l'idea di fare un progetto figo, strutturato, con un senso e poi vedere come va, prima di renderlo commerciale. Questa è un po' l'idea. Non mi sono seduto al tavolino e ho detto 'facciamo una strategia di marketing letale', in realtà è qualcosa di molto semplice che è venuta fuori in modo abbastanza naturale. Vedremo cosa succede dopo domenica, ma per ora sono già contento di come siano andate le cose, è tutto abbastanza sensato per il mio percorso. Magari insensato da un altro punto di vista, ma sotto il mio lo è. Il fatto di fare questa collezione che però non vendo, presentarla in una galleria d'arte con un''installazione, organizzare un party e poi pensare al lancio di un magazine è un'idea molto vicina al mio approccio rispetto all'arte, e in generale a tutto il mio lavoro.

Ti sei ispirato a un progetto simile?
Sì, direi Kaleidoscope. Sono molto amico con Alessio che è il direttore, un personaggio abbastanza controverso nel mondo dell'arte. Anche lui secondo me ha la stessa mia malattia, che altre volte è un bene e altre volte no. Ovvero che è ben categorizzato in alcune cose ma poi le persone storcono il naso quando fa qualcosa di diverso, quando esce dai confini.

Forse è proprio il problema di tutti quelli che alla fine sono creativi oltre quei famosi 360 gradi.
Esatto. Che poi alla fine non è tanto un problema per te, ma quanto per chi è in un settore specifico e non è così aperto nel muoversi verso certi progetti. Tornando al discorso di questo "masterplan", alla presentazione suoneranno persone che vivono anche loro una carriera trasversale, tra la musica e l'arte. Stessa cosa per chi suonerà alla festa, anche loro a capo di un movimento che sento molto vicino al mio. Sono molto curioso di vedere cosa succederà e di poter dimostrare quella che è un'altra mia fissa. Cioè che anche qua a Milano esiste una scena di persone che fanno qualcosa di figo insieme. Una mia grande frustrazione è quella di vivere la settimana della moda di Milano con molto poco coinvolgimento in generale. 

Cosa credi che manchi a Milano, quindi?
Ti rispondo dicendoti che quando vado a Parigi o a New York ci sono persone più legate al mio mondo, quello - lo so è agghiacciante da dire - dei giovani creativi. Essendo la moda materia di creatività che ha storicamente sovrapposizioni con arte, musica, architettura e design, ha quindi risvolti diversi e può essere vissuta in maniera interessante, non con quella superficialità con la quale viene generalmente catalogata e additata. Quando viaggio vedo che ci sono network interessanti che prescindono da un solo settore, che esiste un'idea di movimento, di persone giovani che fanno delle cose legate alla moda, che però è solo il pretesto. Sono felice e credo che questa settimana della moda, per una serie di motivi tra i quali c'entra moltissimo Marcelo (Burlon, ndr) e Hood By Air a Pitti, possa tirare fuori davvero un bel mix. Spero che sia la prima di una serie di settimane della moda davvero interessanti, con cose interessanti e gente interessante. Bisogna fare entrare Milano nella rosa di quei punti dove ha senso andare per collaborare con delle persone. Io credo molto nella condivisione delle esperienze, credo sia fondamentale per crescere. Almeno, a me è servita moltissimo.Ogni volta che sono approdato a nuovi mondi ne sono uscito sicuramente arricchito. L'idea che ci sia una compagnia di persone compatibili e relazionate tra loro che fanno delle cose insieme mi piace moltissimo. Ma soprattutto il fatto che quella che io chiamo 'la mia compagnia' possa collaborare insieme è una cosa molto figa. Così come il poter andare indietro per recuperare contatti con i quali vuoi da sempre collaborare, ma anche guardare al futuro e coinvolgere le persone che un giorno verranno dopo di te. 

Quindi credi sia un problema italiano in generale?
Viaggiando ho sempre visto che all'estero c'è grande stima e curiosità per tutto ciò che è europeo, ma di base su certi argomenti non riusciamo ancora ad essere un'eccellenza. Pensano che siamo bravi a fare le macchine, nel design e nella moda, che alla fine non si sa neanche bene che moda sia. Alcuni pensano che siamo ancora tutti vestiti in completo. C'è molta superficialità. Tutto ciò che è ricerca in ambito creativo e culturale, per colpa del mondo vecchio e impolverato, non viene preso sul serio o comunque non gli viene dato credito. Invece poi quando realmente i lavori ho sempre visto persone molto stupite. È questo il punto di partenza di tutto questo progetto, perché tranne alcuni casi sporadici manca l'idea che anche in Italia ci siano tante eccellenze nella ricerca, gente che comunque nel proprio settore può fare la storia, aggiungere qualcosa. Penso a Pazienza, Frigidaire. Persone che hanno inventato qualcosa, che sono ancora riconosciuti - se pur nelle nicchie ma a livello mondiale - come dei maestri. Anche noi italiani a volte non ci crediamo abbastanza. E invece bisogna cambiare, creare stupore. Da qui parte l'esigenza di fare un magazine e tutto questo progetto..

Svelaci qualcosa a proposito di questo magazine che vuoi lanciare dopo la collezione.
Mi piacerebbe uscire ogni sei mesi, iniziando con poche copie ma in ogni caso con qualcosa di solido dove creare tutto l'immaginario di BLACK STANDARD. Non il classico pieghevole con quattro pagine. Voglio associarmi a mondi diversi, creare storie. Sento il mondo dell'editoria molto mio, è un feticcio che mantengo sempre. Il primo numero vorrei che fosse legato proprio all'idea di collettivo. Un puzzle attraverso cui dare spazio a quella che secondo me è la mia Milano, il mio mondo. Vorrei riuscire a farlo per la prossima stagione, uscendo poi con la cadenza stagionale della settimana della moda. 

Ti ritrovi se ti dico che questo è uno di quei progetti che parte da una grande ricerca e poi usa la moda come tramite, o forse come elemento quasi marginale, per andare poi oltre? 
Sì, e tra l'altro è una cosa sulla quale mi sto interrogando molto ultimamente. Tengo molto a questo nuovo progetto, vorrei che diventasse una realtà seria, se così vogliamo chiamarla. Più che al solo e semplice prodotto tengo al fatto che possa trasformarsi in qualcosa di davvero solido, una piattaforma attraverso la quale collaborare con delle persone non solo più in amicizia ma anche lavorativamente. Dopo tanti anni anni - di cose che non hanno funzionato e di altre che funzionano molto bene - sento che è arrivato il momento di avere anche un progetto mio al cento per cento. Questa per me è una nuova sfida che nasce in modo naturale ma che non voglio resti solo una figata. Voglio che diventi una cosa solida, che possa dare da mangiare a delle persone. E questa è ancora un'altra sfida.

Crediti


Testo Marta Stella
Foto courtesy Giorgio Di Salvo