in giappone, maria grazia chiuri riafferma un sogno di femminilità universale per dior

La direttrice della Maison francese ha presentato a Tokyo Jardin Japonais, una capsule collection universale e al contempo specifica che dimostra la sua capacità di analizzare l'epoca in cui viviamo e le leggi di mercato che la dominano.

di VICE Staff
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04 maggio 2017, 11:11am

Ogni creazione è un esercizio di stile perfettamente riuscito. Un azzardo preciso, che centra pienamente l'obiettivo. La capsule collection presentata a Tokyo evoca con delicatezza e invoca a gran voce: sakura, una stampa di Hokusai al pianterreno della villa di Granville, un abito chiamato Jardin Japonais disegnato nel 1953 da Monsieur Dior, un kimono della ballerina Margot Fonteyn e l'abito da sposa dell'imperatrice Michiko. Nomi vicini a storie che sembrano sogni mai esauditi, rimasti fantasmi. Maria Grazia Chiuri però non ha paura delle chimere. Anzi, è l'esatto contrario. La direttrice creativa affronta i miti, li venera, mettendoli a nudo ed esibendoli. Poi, li getta in pasto alla realtà. Quelli del suo ambiente sono affamati, avidi e implacabili, sono i grandi sognatori dal volto perennemente imbronciato quando si chiede loro di non perdere di vista il mercato, la gente, le folle e i consumatori. Maria Grazia Chiuri non teme più le chimere, ma teme la realtà del suo mondo: commerciale, triviale, pragmatica.

Le chimere e il commercio, due mondi che entrano in collisione nel lavoro di Maria Grazia, ma lei non perde lo sguardo fiero e il mento rivolto verso l'alto. I contrari l'attirano e, insieme, fanno brillare ancor di più la sua stella. Come le ragazze giapponesi di Harakaju, dove "è come essere in Gran Bretagna: la purezza si scontra con il punk. E qui è la stessa cosa: una tradizione forte, ma un'atteggiamento molto moderno. È questo che amo." La moda si compra, i miti si sognano. Violenza e imponderabilità, due mondi inconciliabili. Ma non per lei. Jeans a vita bassa, un maglione in lana perfetto, una t-shirt con stampe dei fiori di ciliegio, quelli che Monsieur Dior tanto amava. E lì, finalmente, la magia fa il suo dovere.

Il mito, che chiaramente fatica a restare in piedi nel mondo reale, può comunque dispiegarsi in tutta la sua forza. Diventare globale, generoso e volubile. Imporsi con energia sulle nostre silhouette, quelle di tutti i giorni—su una ragazza che potrebbe essere di Tokyo, Parigi, Milano o New York. Questa capsule collection è l'immagine del sogno di Maria Grazia: costruire l'armadio di una donna universale, quella del 2017 e degli anni a venire. Quella per cui le gerarchie non hanno più il significato che avevano in precedenza, quella che vuole sognare il suo futuro, che fa parte del mondo e non ha più paura.

Tutti gli abiti fanno parte della capsule collection Jardin Japonais

Crediti


Fotografia Jun Yasui