cinque artisti ci spiegano perché napoli è il futuro

"Ho scelto di vivere qui e, al momento, non vorrei essere in nessun altro luogo al mondo. Napoli è la mia città d'elezione."

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lug 4 2018, 3:47pm

Napoli, anarchica per vocazione, accogliente per geografia e cosmopolita per storia, torna a far parlare di sé. Tra i meandri della sua superficie porosa emerge la forza di creare connessioni e non cancellare la storia, anzi di rigenerarla. L’energia del suo suolo vulcanico, l’ansia della terra di scrollarsi in una danza febbrile e la calda temperatura la rendono una città in cui diversità e inclusività possono prosperare.

In questi tempi bui di barriere fisiche e solipsismo, la città partenopea accoglie con la sua saggezza eccentrica e i suoi spiritelli sagaci narrative alternative. È una storia pittoresca, intrisa dal ritmo e dalla musica, dal grottesco dei suoi gesti e dalla sua teatralità. Siamo invitati a danzare e a riscoprire i miti più antichi, a connetterci con verità trans-storiche e misticismi. La decadenza architettonica e l’abbondanza delle decorazioni strizzano l’occhio alla promiscuità queer, il resto è avvolto nella dolcezza melanconica della musica.

A questo penso mentre ascolto le prime note suonate da Delia Gonzales durante l'evento Monaciello Disco, l’ultimo appuntamento organizzato da Residency 80121 di cui vi abbiamo parlato qui qualche giorno fa. Sulla scia dei progetti iniziati circa un anno fa, prosegue la mappatura e l’attivazione di spazi nella città partenopea da parte di Residency 80121. Del resto, la sua identità è proprio quella di uno scavo archeologico e psicologico all'interno di un appartamento che Raffaela Naldi Rossano eredita dalla nonna e mutua in spazio contemporaneo, attraendo e attivando l’inconscio collettivo artistico locale e internazionale con talk, mostre e residenze.

Monaciello Disco, dicevamo. L'evento, sotto la direzione artistica di Raffaela Naldi Rossano e il coordinamento di Mariagisella Giustino e Francesca Blandino, è anche un momento di crowdfunding volto alla produzione di un Artists Book che racconti la prima edizione di Residency 80121. Inoltre, Monaciello Disco si inserisce in quello che da qualche tempo viene stato definito come risorgimento napoletano; la città raccoglie sedimentazioni storiche che dialogano vivacemente con mitologie contemporanee, attitudine che si contestualizza in questa atmosfera. Qui, la tradizione locale e vernacolare gioisce delle ultime tendenze internazionali. Il femminello, i miti della campania felix e del genius loci incontrano i nuovi miti del queer, dell’ecologia e del performativo, dando vita a un canto corale all’interno di un luogo singolare.

Singolare perché si tratta del Museo Filangieri, palazzo rinascimentale ristrutturato dal principe e mecenate Gaetano Filangieri, che sognava di portare a Napoli il modello europeo del museo delle arti industriali. Arricchitosi di collezioni di arte applicata, sculture e una ricca pinacoteca, il palazzo è stato in seguito ribattezzato "dei Monacielli," spiriti che appartengono all’ordine della metastoria, e rappresentano una salvezza irrazionale di fronte alle avversità quotidiane del reale. La serata è dunque un rituale iniziatico che risveglia i movimenti vulcanici e invita a danzare con i monacielli, i quali custodiscono i messaggi per una nuova catarsi. Incuriosita da spiriti e intenti di Residency 80121, ho così intervistato gli attori di questa magica scena.

Per Raffaela Naldi Rossano l’evento Monaciello Disco è un momento di celebrazione delle attività finora innescate nella città dalla Residency. Un canto collettivo a cui partecipano artisti napoletani e internazionali e che immagina avrà un effetto catartico e rivelatorio. "Dopo aver vissuto a Londra, ho deciso di tornare a Napoli, la mia città d'origine, per chiudere un ciclo e aprirne uno nuovo," mi racconta. "Si tratta di un progetto legato alla condivisione della mia ricerca artistica, che parte dalla ridefinizione della mia casa d'infanzia e l'identità legata alla città e ha l'intento di spingere la creazione di nuovi significati. L'idea è quella di creare un circolo virtuoso fra gli artisti in residenza, la scena locale e i luoghi scelti. In sostanza, dico all'altro: 'questa è la mia casa, fanne ciò che vuoi, lascia l’impronta del tuo passaggio, la tua presenza trasformerà entrambi."

Parliamo poi del progetto di pubblicazione che sarà finanziato dai fondi della serata, e lei mi spiega: "Abbiamo deciso di fare una pubblicazione all'anno di Residency 80121. La prima sarà un un collective artists book in cui tutti gli artisti che hanno finora partecipato al progetto, da Jimmie Durham a Delia Gonzalez, daranno un loro contributo legato alla loro esperienza fra Napoli e Sorrento, con testi critici di curatori e ricercatori sull'importanza del format di residenza per la produzione e sperimentazione artistica, fino alla documentazione delle mostre nella sede di Residency 80121, a Palazzo Marigliano e al Relais Regina Giovanna." Ma qual è il vero obiettivo del suo lavoro? "Tutto ciò ha anche il senso di promuovere Napoli, l'artigianato e la cultura locale, come luogo eletto di creatività e scambio interdisciplinare contemporaneo in relazione alla storia, ricordando che già ai tempi della Magna Grecia questa terra era un suolo fertile per la produzione artistica."

Incontro poi Delia Gonzalez, che ci invita a dialogare con il fantasmi in un viaggio ultraterreno, un dj-set di disco anni '70 e Miami Bass. La sua performance musicale è costituita dall'esibizione libe di Vesuvius, brano già parte della sua mostra alla Galleria Fonti intitolata The Last Days of Pompeii. Le chiedo di descrivermi la sua storia d'amore con Napoli. "La prima volta che sono venuta a Napoli è stato nel 2004. Subito mi sono innamorata della città," mi dice ridendo. "Napoli è vibrante, la mitologia qui è ancora viva. Per me è un mix di decadenza, misticismo, probabilità—qui si vive la vita al massimo, perché c’è il potere della memoria del Vesuvio. Nella mente c’è sempre la traccia che il vulcano possa esplodere!"

Matilde Cerruti Quara per Monaciello Disco ha invece ragionato sugli aspetti di dualismo e fluidità incarnati da questo spirito e deciso di coreografare un poetry reading ritmato dal tam tam, un tipo di gong. Il suono è come un fantasma: intangibile e invisibile ma percepibile, ci attraversa, ci influenza e può persino manifestarsi. Anche con lei parlo di Napoli, del suo significato meno concreto: "Amo tanto Napoli, con la sua travolgente gioia di esistere che sola sa ballare con i suoi demoni sulla cima del vulcano, la sua perfetta sintesi di eros e thanatos… Napoli con la sua gente fiera, è una città magica che unisce nella luna riflessa sul mare quanto c’è di più sublime e terreno dell’animo umano."

Siamo quasi a fine serata quando Alessandro Bava realizza l'esibizione musicale Corro in Tangenziale, collaborazione con il suo amico e artista Marco Pirolo. La musica è per Bava “un codice che permette di hackerare il corpo, la mente e la percezione dello spazio," come dichiara quando lo incrocio. "Sono nato a Napoli 30 anni fa. E ora sono qui in esilio," conclude.

Impossibile dimenticare poi Mariagisella Giustino, che dal suo ritorno a Napoli lavora senza interruzioni con Raffaela. Immediatezza e fiducia hanno permesso loro di costruire e portare avanti il programma. La loro prima pubblicazione, che Monaciello Disco renderà possibile, sarà anche un momento di riflessione sul passato. Di sicuro, però, l’impatto é stato fortissimo, per la comunità come per gli artisti invitati: i processi che hanno innescato meritano di essere coltivati e sviluppati. "Napoli è la mia città natale e di elezione allo stesso tempo, ho scelto di vivere qui e, al momento, non vorrei essere in nessun altro luogo al mondo," mi dice. E non c'è miglior conclusione.

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Crediti


Testo di Sonia D'alto
Fotografia di Alessandro Gattuso