Immagine dal film Lady Bird

finalmente il cinema ci fa vedere il sesso, quello vero

Siamo proprio sicuri che il sesso nella vita reale sia proprio come in Titanic? Ecco, appunto. Ma fortunatamente ci sono nuove pellicole che vogliono sovvertire lo stereotipo per cui perdita della verginità = momento incredibilmente romantico.

di Nicole Davis; traduzione di Giulia Fornetti
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09 ottobre 2018, 6:00am

Immagine dal film Lady Bird

La prima volta che ho visto Titanic avevo 12 anni e ho deciso che quello sarebbe stato il mio film preferito di sempre. Per quanto Rose fosse impassibile alla cosa, la partenza di quella nave gigantesca per il suo viaggio inaugurale mi aveva colpito parecchio, così come la portata mastodontica del film e la ricostruzione dettagliata del relitto.

E poi ovviamente, come dimenticare LA scena di sesso tra Leonardo DiCaprio e Kate Winslet (ancora oggi, se ci penso, devo fare un respiro profondo e cercare di calmarmi). Il desiderio irrefrenabile nei loro occhi, il crescendo della perfetta colonna sonora di James Horner, l’iconica mano che striscia sul vetro appannato del retro di una carrozza-trasformata-in-nido-d’amore. Pensate quanto dev’essere stata memorabile quell’esperienza sul sedile posteriore per convincere Rose a mollare il suo ricco fidanzato e scegliere lo squattrinato Jack al suo posto. Un momento di passione trascendentale che diventerà l’incipit della più tragica delle storie d’amore.

Dirty Dancing è un altro di quei film che ho visto e rivisto durante la mia adolescenza e che ha inevitabilmente influenzato la mia concezione di amplesso. Forse non serve che vi ricordi la scena, ma nel film c’è Baby (Jennifer Grey) che si presenta da Johnny (Patrick Swayze) per confessargli i suoi sentimenti—una dichiarazione di intenti e consenso chiara e necessaria, visto che lei ha circa 17 anni, e lui giusto qualcuno in più. Appena pronunciate le fatidiche parole, come per magia, dal giradischi parte un pezzo soul irresistibile di Solomon Burke, e Johnny—che inspiegabilmente è già a petto nudo—se ne sta lì con le mani in tasca, come se non aspettasse altro che un minimo cenno da Baby.

Riguardando oggi quella scena non riesco a non rimanere basita dall’assurdità del tutto. Ma chi ha mai ballato un lento sensuale prima di perdere la verginità? Ok, Swayze nel film è un ballerino professionista, ma la prima volta è un casino per tutti, una specie di lotta concitata, una battaglia contro l’ignoto. Sbatti da tutte le parti, inciampi, fai cadere cose. Altro che carezze sensuali e balli appassionati. La mia vita reale ci ha messo pochissimo per distruggere in grande stile tutte le aspettative romantiche che mi ero costruita negli anni precedenti, fomentata da questa ostentata teatralizzazione che ti fa pensare che il sesso sia una cosa perfetta, elegante e angelica.

Fast forward dieci anni più tardi e Lady Bird di Greta Gerwig è quasi una visione catartica che stravolge finalmente tutti i miti che il cinema aveva voluto raccontarci fino a quel momento sul sesso. Grande rivelazione: la prima volta non è nulla di speciale. E la scena in cui la protagonista Saoirse Ronan perde la verginità con Kyle (Timothée Chalamet, che dire di lui) è abbastanza imbarazzante e impacciata da ricordarci, forse, anche la nostra prima volta. C’è poca sensualità, molta inesperienza e due ragazzini ingenui che non sanno cosa fare. Perché come dice Kyle, cercando di placare le irreali speranze che lui possa essere il Grande Amore di Lady Bird: "Nella vita farai tanto sesso senza grande significato." Crudele certo, ma anche molto vero. Del resto, questo film ribalta lo stereotipo tradizionale secondo cui la prima volta sarebbe un momento rivelatorio e memorabile, grazie soprattutto alla regista Greta Gerwig, che ha saputo rappresentare la prima esperienza col sesso per quella che è nella vita reale: un tentativo impacciato e spesso poco soddisfacente.

Il cinema contemporaneo sta diventando sempre più consapevole e realista quando si tratta di rappresentare le prime esperienze con il sesso. Prendete, per esempio, The Spectacular Now. Sutter (Miles Teller) e la sua ragazza Aimee (Shailene Woodley) sono seduti a gambe incrociate sul letto, ridono e si stuzzicano a vicenda per convincersi a spogliarsi. Sussurrano nervosi e faticano a sfilarsi i pantaloni sotto le coperte. Tutte cose normalissime, ma che al cinema abbiamo visto solo di rado. E come se non bastasse, quando i due decidono che lo "stanno davvero facendo" Aimee si ferma, prende un preservativo e lo passa a Sutter. Wow, non solo vediamo c’è una pausa durante una scena di sesso, già evento rarissimo sullo schermo, ma soprattutto assistiamo al momento effettivo in cui i protagonisti parlano di contraccezione. Troppo spesso le precauzioni vengono trascurate al cinema, dando l’impressione che il sesso sia semplice e senza interruzioni. Nella realtà, non è così: Il sesso è un dialogo continuo ed è fatto anche di pause, di domande, di risposte, di regole non scritte e di riflessioni, prima tra tutte "siamo pronti a questo?"

I film come Lady Bird e The Spectacular Now sono parte di un nuovo genere che cerca di rappresentare il sesso senza effetti speciali, senza però sminuire questo momento o convincere la gente ad accontentarsi, ma piuttosto rettificando quanto è stato detto (o meglio, girato) finora sul tema. Pensate a Le pagine della nostra vita: un pilastro delle rom-com, ma anche uno dei principali responsabili della spettacolarizzazione del rito dell’accoppiamento. Ripercorriamo quella scena: siamo in una casa abbandonata, dove i due innamorati Noah (Ryan Gosling) e Allie (Rachel McAdams) si guardano intensamente negli occhi. Lentamente iniziano a togliersi i vestiti, un capo alla volta, fino a rimanere completamente nudi. Quello che mi colpisce davvero non è solo il silenzio tombale in cui si svolge la scena, ma anche la ritualità formale dei gesti. Sembra che tutto stia andando per il meglio, ma Allie a un certo punto si blocca, agitata e insicura, e così ecco che arriva prontamente la dichiarazione d’amore di Noah a rassicurarla; certo, perché non esiste che una donna voglia fare sesso senza amore.

Molti anni più tardi, quando i due si rincontrano su un lago e vengono colti all’improvviso da un temporale che risveglia le loro passioni, il sesso è ancora una volta scenografico e impeccabile. Noah prende in braccio Allie e la porta al riparo all’interno di una casa, facendosi strada tra le stanze e gli arredi. Sempre con la ragazza tra le braccio (dicevamo, tutto molto realista no?) sale una rampa di scale e finalmente arriva alla camera da letto. È un momento di passione travolgente, celebrato con l’intensità che il genere richiede e merita, e non posso negare sia anche piacevole da guardare, ma diciamo che quel livello di atleticità surreale non fa che alimentare le nostre illusioni di innocenti romantiche.

Diario di una teenager di Marielle Heller, invece, è più realistico e credibile nella rappresentazione della vita sessuale della giovane protagonista. Niente sesso su una coperta di lana accanto al camino, grazie al cielo. Minnie (Bel Powley) ha 15 anni e dopo aver fatto sesso con Monroe, il fidanzato di sua madre (Alexander Skarsgård), ehm, disegna una “X” sulla coscia di lui con il suo sangue. Il sesso, qui, non è collegato all’amore. Monroe non è certo il personaggio che si presta a dimostrazioni di affetto o che è in grado di dimostrare amore in alcun modo. Si parla di infatuazione, desiderio e immaginazione sessuale femminile spinta. La regista non si lascia intimorire, non nasconde in alcun modo la confusione di quei momenti concitati e soprattutto afferma con chiarezza che anche le ragazze pensano al sesso, tanto quanto i ragazzi. "A me piace il sesso. Ho voglia di scopare, adesso." Continua a ripeterselo Minnie, mentre si aggira nel negozio di fumetti. Questa è una protagonista in cui rispecchiarsi.

"Non siamo nati con la capacità innata di provare orgasmi straordinari, anche se le storie che ci hanno raccontato fino a oggi ci hanno fatto credere esattamente questo."

Come in Titanic, la scena iniziale di sesso tra Star (Sasha Lane) e Jake (Shia LaBeouf) in American Honey di Andrea Arnold si svolge in un'auto. Ma a differenza di quello che accade in Titanic, un rapporto timido e titubante non si trasforma automaticamente in un passionale bagno di sudore. Arnold lascia che le cose accadano naturalmente. L’inquadratura rimane fissa su Star mentre guarda dritto negli occhi Jake, rivelando sì il suo desiderio, ma anche la sua paura di fronte a ciò che sta per succedere. Nonostante la luce del sole crei un’atmosfera magica, la regista unisce sapientemente romanticismo e realismo. Quando è il momento di spogliarsi le facce dei protagonisti si ritrovano schiacciate sui poggiatesta, e questo momento impacciato è ripreso volutamente da molto vicino, mostrato in tutta la sua difficoltà. Come scrive Geoffrey MacNab su The Independent, " In American Honey le scene di sesso sono intenzionalmente poco affascinanti." Ed è così che dovrebbero essere, sempre. Cosa c’è di affascinante in un uomo che annuncia l’orgasmo un attimo prima di venire? La genialità della scena sta nell’attenzione a ogni dettaglio, nell’inquadratura che si sofferma sulle gambe graffiate e tatuate di Star, i movimenti scoordinati, il cigolio dei sedili di pelle. È turbolento, affrettato e straordinariamente reale.

Ritroviamo una scena simile in La diseducazione di Cameron Post di Desiree Akhavan, in cui due amici si divertono sui sedili posteriori la sera del ballo di fine anno. Anche in questo caso, le inquadrature sono estremamente ravvicinate e nella sequenza non c’è alcuna strumentalizzazione del corpo femminile. Piuttosto, sembra piuttosto il racconto di un musicista che impara a suonare uno strumento, solo che in questo caso non parliamo di chitarre o pianoforti, ma di orgasmo e piacere. Perché anche il sesso è una cosa che si impara. Non siamo nati con la capacità innata di dare o provare orgasmi straordinari, anche se le storie che ci hanno raccontato fino a oggi ce l’hanno fatto credere. Come scrive Vanity Fair, "Akhavan riesce nell’intento di dare alla sua protagonista una vita sessuale attiva, ma non spettacolarizzata. Il sesso non è uno scontro diretto ma uno studio in corso, un processo di scoperta, in cui esplorare, tentare, provare piacere. Non c’è voyeurismo, non c’è sfruttamento."

La caratteristica comune di tutti questi film che stanno tentando di scardinare le fondamenta della rappresentazione del sesso sul grande schermo è la prospettiva esclusivamente femminile. Con molto meno budget e un ego decisamente più ridotto, le registe donne stanno abbattendo lo stereotipo di potenza e superiorità maschile, offrendo una visione decisamente più spontanea e personale. Se da un lato i film della mia adolescenza hanno celebrato il sesso come una grande messa in scena, i film di oggi ne smorzano decisamente i toni, in modo rassicurante e familiare. Se la scena di Titanic rappresenta l’aspirazione (anche se, diciamolo, il sesso in macchina è sopravvalutato), per fortuna non è più l’aspettativa. Ora, grazie alla rappresentazione plausibile che ci offrono Lady Bird e le altre pellicole di cui vi ho parlato, sappiamo che il sesso, quello vero, sta da qualche parte nel mezzo, e questo è incredibilmente confortante.

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Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK.

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