Screenshot via Blue Like You.

questo cortometraggio rivela l'omofobia nascosta nella scena skate

"Ho girato questo corto perché voglio che le persone sappiano com'è essere gay nel mondo dello skateboard," ci ha detto l'artista e fotografo Tom Kneller.

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ago 6 2018, 10:31am

Screenshot via Blue Like You.

Per essere una controcultura inclusiva e aperta, lo skateboarding rimane comunque un mondo che parla poco, pochissimo di omosessualità. Ma Tom Kneller vuole cambiare le cose: nel suo nuovo film Blue Like You il fotografo e artista newyorkese racconta questa comunità attraverso gli occhi di uno skateboarder dichiaratamente gay, Stephen Ostrowski. Non solo un cortometraggio dunque, ma un tentativo di dare maggiore visibilità alle giovani generazioni di skater LGBTQ.

Il film mette infatti il luce l'omofobia latente nel mondo dello skateboard, tradizionalmente visto come uno spazio testosteronico e dominato dall'eteronormatività. "Molti ragazzi scelgono di entrare a far parte di questa comunità durante l'adolescenza," ci ha spiegato Tom. "Cioè negli anni in cui ci si interroga, e si esplora, la propria sessualità. Anche per me è stato così, e ho vissuto in prima persona le difficoltà di un ragazzo gay che cerca di farsi accettare dalla scena skate locale."

Due anni fa VICE Sports ha documentato l'esperienza di Brian Anderson: skater professionista conosciuto in tutto il mondo, dopo decenni nel settore ha deciso di fare coming out pubblicamente. Vedere quel video ha fatto capire a Tom quanto necessario fosse raccontare questo aspetto della comunità skate.

"Mi chiamo Brian Anderson, sono uno skater e oggi siamo qui per parlare del fatto che sono gay," dice candidamente Brian nel documentario. Qualche settimana dopo l'uscita ha poi spiegato così al New York Times quella frase: "La vita è troppo breve per tenere nascosta queste cose." Con quel video, Anderson è diventato uno degli atleti più noti al mondo ad aver fatto coming out negli ultimi anni. L'impatto che la sua decisione ha avuto sulla scena skate in generale è stato tanto pervasivo quanto necessario.

Tom dice che negli ultimi due anni la comunità dello skateboarding è diventata più inclusiva, ma il lavoro da fare resta comunque tantissimo. "L'omofobia esiste ancora, inutile girarci intorno. Ovvio, ci sono stati dei progressi," riconosce Tom. "In questo senso, è impossibile non citare Unity, un collettivo che si propone di creare spazi sicuri per chi vuole skateare senza preoccuparsi di genere, razza, orientamento sessuale o capacità atletiche dei suoi membri. Per chi vuole skateare e basta, insomma."

Nato originariamente nella Bay Area, oggi Unity sta ampiando il suo raggio d'azione verso l'East Coast e vuole sviluppare nuovi progetti a New York. È su questo tipo di iniziative, ma anche sull'influenza degli skater queer come Stephen Ortrowski e Brian Anderson, che Tom si è concentrato in Blue Like You.

"Ho fatto questo corto perché voglio sensibilizzare le persone su ciò che comporta essere gay nel mondo dello skateboard, che continua comunque a essere uno spazio tradizionalmente eterosessuale. Voglio raccontare che lo skateboarding è un mondo che appartiene a tutti, anche se tra quei tutti alcuni sono maggiormente rappresentati, e altri meno."

Guarda qui il cortometraggio di Tom:

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Nel mondo dello skateboard anche le donne spesso non vengono trattate alla stregua degli uomini. Qui vi raccontiamo di chi sta cercando di cambiare le cose:

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK.