La fotografa laurence philomène vede tutto rosa

Abbiamo parlato con questa giovane fotografa del futuro dell'arte femminista e di come sta conoscendo se stessa fotografando gli altri (con addosso una parrucca).

di Emily Manning
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26 agosto 2015, 12:50pm

I capelli di Laurence Philomène hanno lo stesso colore dei Fonzies, ma il mondo della fotografa 22enne è tutto rosa. Un perfetto rosa pop, pastello. "Sto qui seduta nel mio salotto ora e potrei essere ovunque," mi dice al telefono dalla sua città natale, Montreal. "La cosa più importante di un'immagine sono i colori e il modo in cui interagiscono gli uni con gli altri. Dirò addirittura che il colore per me è più importante della composizione dell'immagine." Ha scattato degli autoritratti su tappeti pelosi rosa, ricoperta da My Little Pony e Pepto Bismol, ha anche dipinto i suoi soggetti di fucsia dalla testa ai piedi. Ma questa gamma di colori giocosa si adatta perfettamente alla scoperta della propria identità e della femminilità. Ora espone i suoi lavori durante lo spettacolo di gruppo curato da Molly Soda, Same (visibile alla New York's Stream Gallery) e continua a scattare Me vs Others -- una serie che ha visto i giovani coetanei fotografi Hobbes GinsbergVivian Fu, e Avrida Bystrom con addosso una parrucca arancione -- incontriamo quindi Laurence per parlare del futuro dell'arte femminista.

Come ti sei appassionata alla fotografia?

Ho sempre fatto foto così per fare crescendo, ma quando avevo 14 anni mi sono interessata molto a queste bambole giapponesi chiamate Blythe. C'è una comunità molto attiva che condivideva foto di queste bambole bellissime su Flickr e in alcuni forum, quindi ho iniziato a postare le mie foto online e ho avuto degli ottimi riscontri. È stato un modo per evadere per me, specialmente alle superiori. Dopo un anno passato a scattare bambole, ho capito di poter scattare altre cose. Ho iniziato a fare foto a me stessa e agli amici, e ho scoperto una vera comunità di giovani fotografi online, alcuni che i-D aveva intervistato. Eravamo tutti dei ragazzi adorabili che stavano su internet e facevano foto e che si conoscevano meglio. Ora, molti anni dopo, siamo tutti fotografi professionisti e amici nella vita vera. 

Parlaci delle dinamiche di genere nei tuoi lavori, in particolare nelle serie con i ragazzi.

Nella mia vita e nel mio lavoro, cerco di rifiutare la mascolinità. Fotografo ragazzi e persone che vengono identificate come mascoline, e spesso li fotografo con abiti femminili, ma non penso ci sia niente di radicale in questo. Non è il motivo per cui lo faccio, lo faccio perché mi viene naturale. Non mi interessa rappresentare la mascolinità, mi piace esplorare la femminilità in modi diversi. 

Cosa significa per te femminilità?

Per me la femminilità è un concetto creato dalla società, ma è anche un qualcosa che mi da forza. È qualcosa che mi attrae, ma mi sembra estraneo a me allo stesso tempo. 

Con i tuoi lavori ti focalizzi sul colore, ma i colori molto spesso sono legati a un genere.
Anche se i colori sono legati anch'essi a dei concetti --il modo in cui interpretiamo un colore cambia nel tempo-- quando la gente vede una foto rosa, spesso la vedono come legata a un genere e pensano sia un messaggio che vuole essere comunicato in quel modo. Stando alla teoria dei colori, il rosa è un colore che da serenità, ed è interessante perché la gente reagisce in modo forte, al di là del messaggio che stai cercando di far passare, se ce n'è uno. Molti anni fa, avrei detto che usavo il rosa per esplorare la femminilità, ma non è questo il motivo. Ora mi piace solo il colore in se. Il modo con cui lavoro con i colori è molto istintivo e mi sembra la cosa giusta. Torno sempre al rosa; è una cosa che mi sento dentro. 

A cosa stai lavorando ora?

Lavoro al progetto Same, uno spettacolo di gruppo a New York che durerà ancora qualche giorno. È curato da Molly Soda e riflette sul fatto di vedere te stesso attraverso gli altri online. Sto lavorando anche a un progetto chiamato Me vs Others -- è una sorta di diario finto che studia come mi vedo facendo ritratti di altri mentre posano con una parrucca simile ai miei capelli. Mi piace fotografare un mix di persone che mi sono molto vicine, che ho già incontrato, e un mix di artisti mie colleghi -- ho scattato Vivian, Hobbes, Molly, e Arvida -- persone che ammiro. È fare autoritratti scattando qualcuno che non sono io. 

Le donne creative sono molto più rappresentate ora con le piattaforme online. Ma di cosa credi avrà bisogno in futuro l'arte femminista, oltre alla visibilità?

Di recente avete intervistato Maisie Cousins per i-D e mi rivedo molto in quello che ha detto lei. Credo che internet rimanga una piattaforma per persone di tutti i gender e tutti gli artisti che vogliono farsi conoscere lì, ma penso che dovremmo andare oltre l'arte "femminista" come qualcosa che ha a che fare con la vagina e l'arte delle mestruazioni. Dobbiamo creare spazi più importanti per donne di colore, trans donne, donne queer, e donne disabili, in modo che vengano rappresentate e rappresentino se stesse. Spero che internet aiuterà una nuova generazione a diventare più istruita rispetto ai problemi legati all'arte femminista e si senta più coinvolta, ma il futuro ha bisogno di più diversità.

@laurencephilomene

Crediti


Testo Emily Manning
Foto Laurence Philomène