l'innocenza perduta degli adolescenti danesi

In 'Young Gods', una serie di fotografie in anteprima su i-D, la fotografa Stefanie Moshammer immortala alcuni ragazzi di Copenaghen alla scoperta di sé.

di Emily Manning
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02 marzo 2016, 1:47pm

Al momento Stefanie Moshammer si trova a Rio de Janeiro a sfidare l'afa per esplorare e immortalare la vita della metropoli. Prima di partire per il Sud America, però, la fotografa giramondo ha viaggiato fino in Danimarca per fotografare alcuni ragazzi che, tra adolescenza e età adulta, sono alla scoperta di sé. La serie nata da questo progetto prende il nome di Young Gods.

"La serie mostra otto ragazzi a Aarhus e Copenhagen, Danimarca. Quando li ho scattati il più giovane aveva 17 anni, il più vecchio 23," scrive Moshammer da Rio. "Li ho incontrati di notte. Uno di loro stava seduto accanto a me, inalando l'elio da dei palloncini. Aveva un'aria serena, anche se la sua mente sembrava andare a fuoco. Si chiamava Mathias, all'epoca aveva 19 anni. Si trovava in quel momento della vita in cui ti godi ogni singolo istante. C si diverte, perché non hai ancora grandi responsabilità, nessun dovere. È proprio qui che iniziano libertà ed eccesso."

In contemporanea all'uscita di Young Gods su i-D, abbiamo incontrato Moshammer per scoprire di più dei ragazzi che ha fotografato in camere da letto e bar. "Esiste realmente," chiede Stefanie, "un giovane e puro essere umano, una mente incontaminata, a cui non importa di adeguarsi a una struttura civilizzata?"

Che idee o che domande stanno alla base di questo progetto?
Tutti dobbiamo crescere. Alcuni in modo diverso da altri, ma ci sono cose con le quali tutti dobbiamo scontrarci o scoperte che dobbiamo fare in un determinato momento o in un altro. Young Gods documenta una giovane generazione maschile ed esplora l'età dell'adolescenza. Si occupa del problema dell'egocentrismo e del punto di vista del fotografo, io, una donna. Tutti loro si trovano in un'eta in cui devono scoprire chi sono e trovare la loro raison d'être.

Hai dovuto convincerli a farsi fotografare?
No, non ho avuto bisogno di persuaderli in nessuno modo. Ho fatto amicizia con alcuni di loro e siamo andati molto d'accordo da subito. C'erano volte in cui mi sentivo più una psicologa che una fotografa. Mi interessa molto la mente umana e c'è qualcosa di divino in loro, anche se sono molto lontani dalla loro "innocenza."

Quali sono i loro interessi e le loro passioni? Le loro paure e frustrazioni?
Tutto ciò che stanno provando ora è un mix, è tutto un'emozione. Hanno i loro culti e delle vere e proprie pratiche rituali; alcuni hanno lasciato la scuola, alcuni frequentano ancora, altri lavorano, altri, semplicemente, si godono la vita al massimo. Attraverso il mio obbiettivo questi ragazzi sono anime irrequiete alla ricerca dell'essenza della vita. Si tratta di un'espressione di libertà e un periodo confuso di sperimentazione e scoperta di sé che li fa sentire deboli e forti allo stesso tempo. Si trovano in un luogo sospeso tra sofferenza e piacere, curiosità e missione. Tuttavia, è importante essere consapevoli del fatto che, raggruppare persone in termini di età, razza o identità sessuale non ci aiuta a capire di più di loro in quanto individui. Ogni ragazzo era diverso, ma allo stesso tempo per certi versi si assomigliavano.

Oltre alle fotografie, la serie comprende ritagli di carta scritti a mano. Uno sembra avere i toni di un manifesto punk: "Fuck the system, fuck the police…" L'altro è più essenziale: "Love, Hate, Anger." Perché hai deciso di includere questi testi?
Ho chiesto ad ognuno di loro di trascrivere i loro pensieri, i loro sentimenti. "Fuck the system, fuck the police…" sono parole di Lukas, il più anarchico del gruppo. Quando mi ha premuto in mano il foglio era appena tornato dall'ospedale con la mano ingessata. Mi ha detto di avere avuto guai con la polizia, che l'avevano sbattuto a terra rompendogli la mano. La sua lettera era una risposta a tutto questo. "Love, Hate, Anger" invece è stata scritta da William, probabilmente il ragazzo più vulnerabile. La sua fidanzata lo aveva appena lasciato e mi ha scritto una lettera il giorno dopo. "Love, Hate, Anger" era l'ultima frase. Parole semplici che racchiudono un amore e una delusione.

Questi pezzi di carta sono ciò che fa prendere vita alla storia. Più elementi visuali esponi insieme, più alta diventa la possibilità che lo spettatore possa pensare a delle connessioni inaspettate. È una cosa che sfugge al tuo controllo in quanto artista. Da fotografa, non posso negare la mia influenza. Non esiste anonimato o assenza dietro alla fotocamera perché sono io a scegliere il momento decisivo da immortalare. I miei tableaux sono realizzati a partire dalla realtà ma, alla fine, la creatrice sono io.

La giovinezza è il periodo migliore della nostra vita?
Non so se sia il periodo migliore, ma sicuramente sembra essere quello più impegnativo. In che altro momento puoi perderti, celebrarti e pensare che tutto il mondo ruoti attorno a te? Più cresci, più sei costretto ad adattarti, definirti. Devi avere una ragione specifica per la quale esisti, perché "perdere tempo" non è un concetto accettabile in un mondo come il nostro. Non c'è quasi spazio per il vuoto che porta a conclusioni completamente ignote. A volte il futuro ti preoccupa e tutti vorremmo tornare giovani.

@stefanie_moshammer

Crediti


Testo Emily Manning
Foto Stefanie Moshammer

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