​post-soviet cool: la rinascita dell'europa ex sovietica

26 anni dopo la caduta del muro di Berlino, nell'ex URSS, la moda sta risorgendo. Sulle passerelle di Parigi, Gosha Rubchinskiy, Demna Gvasalia e Lotta Volkova stanno dettando le nuove estetiche.

di Anastasiia Fedorova
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16 marzo 2016, 11:55am

Sono in metro con un amico che ha addosso una bandiera russa. Sta tornando a casa in Bedforshire, e la sua giacca sportiva di Gosha Rubchinskiy è colorata da fasce rosse, blu e bianche. Non posso fare a meno di guardarmi intorno, per vedere se le persone lo notano. Dopotutto, il 2016 non è l'anno migliore per esibire qualsiasi legame con la Russia, politicamente parlando. Il mio amico è giovane, inglese e non è mai stato in Russia, anche se desidera andarci un giorno. Come molti altri ragazzi e ragazze in tutto il mondo, si è innamorato dell'universo creativo di Gosha. "Dove vivo io nessuno capisce perché indosso cose tipo questa," ammette. Beh, ci deve essere una buona ragione, penso tra me e me, perché indossi una cosa del genere.

Rubchinskiy è stato tra i primi a farsi testimone della nuova cultura giovanile che si nasconde dietro i confini dell'Est europa. Non si trattava solo di t-shirt abbellite da scritte in cirillico, si trattava di storie delle terre di confine urbane russe e dell'innegabile atmosfera cool della scena skate di Mosca, il nuovo volto della gioventù, che era così familiare, ma allo stesso tempo nuova e vera. Rubchinskiy si è ispirato ai maestosi edifici di Mosca che gli hanno riempito gli occhi durante la sua crescita, dallo stile radicale dei fashion magazine russi degli anni '90, dalle nuove tribù dei club kids russi. Con il supporto di Comme des Garçons, queste idee hanno portato a un rapido successo del brand e la nascita di una nuova ossessione per i giovani occidentali. Proprio come un tempo i ragazzini sognavano di essere americani, ora gli adolescenti in Inghilterra, Francia, USA, Giappone improvvisamente desiderano essere russi, far parte di questa nuova gang misteriosa e strana che viene dall'Est Europa.

Quando Rubchinskiy è apparso sulle passerelle di Vetement per la collezione primavera/estate 16 indossando una maglietta di DHL ha segnato la svolta: non era solo, la nuova post Soviet cool stava raggiungendo il successo, portando con sé una fashion gang tutta nuova . Demna Gvasalia, direttore creativo di Vetements e Balenciaga e star di Paris Fashion Revolution, è nato in Georgia e si è trasferito in Germania a 20 anni. Nelle interviste non smette mai di sottolineare l'influenza che il suo background esercita sul suo lavoro: il vuoto informativo della sua infanzia sovietica, la fame per la scoperta della cultura occidentale. La stylist Lotta Volkova, nata e cresciuta a Vladivostok nell'estremo oriente russo prima di trasferirsi a Parigi (passando per Londra) rappresenta il collegamento perfetto che unisce i mondi di Rubchinskiy e Gvasalia. Stylist di numerosi shoot e sfilate per entrambi gli stilisti, è riuscita a creare un'estetica ribelle, che esprime alla perfezione la moda cool, iper sessuale e gender-bender di domani.

Vetements e Rubchinskiy hanno, ovviamente, estetiche molto diverse, come diversi sono i consumatori. Uno sguardo più attento, tuttavia, riuscirà sicuramente a cogliere delle somiglianze nelle atmosfere e nell'approccio creativo, se non nei capi stessi. Le ultime sfilate di entrambi i brand si sono tenute in una chiesa, entrambe le collezioni sembrano emergere da un luogo oscuro, tenebroso. Aprendo Vetements, la Volkova ha sfilato in un vestitino minuscolo, stringendo in mano un mazzo di fiori, come se stesse partecipando ad una sorta di cerimonia religiosa. Gli slogan sui capi di Rubchinskiy recitano "Save and protect", replicando un'iscrizione di una croce ortodossa argentata. Si respirava un'aria di spiritualità ribelle e stranamente distaccata: sembrava di trovarsi in un mix tra una chiesa e uno squallido locale notturno. In tutto questo non mancavano le facce conosciute: sia Rubchinskiy che Gvasalia hanno scelto delle modelle dall'agenzia indipendente russa Lumpen.

Sicuramente Gvasalia in quanto stilista è stato influenzato dall'esperienza parigina, i suoi anni da Maison Martin Margiela e Louis Vuitton, e l'amicizia con Volkova, che è nata negli angoli bui della città, nei party underground che organizzavano con DJ Clara 3000 e il fotografor Pierre-Ange Carlotti. Anche se il background post-sovietico di Gvasalia, Volkova e Rubchinksiy è sempre stato qualcosa che non hanno mai perso, una musa da esplorare in tutto il suo potenziale e ricreare.

I '90 e gli anni turbolenti che hanno seguito il collasso dell'Unione Sovietica sono stati la culla per questa nuova estetica post-sovietica che ora sta emergendo in tutta la sua forza. I giovani dell'ex URSS si sono improvvisamente trovati nel mezzo di un enorme cambiamento storico, sotto la cultura occidentale che li ha travolti come una valanga. Tutto aveva il profumo di novità: la lingua, l'immaginario, i vestiti, il sesso, il mondo libero, le possibilità. Le felpe oversize di Vetement e i logo deostruiti, i pastiche di Rubchinskiy di Tommy Hilfiger nascono proprio nei mercati della Perestroika, tra le tute della Nike fasulle e i falsi made in China. Anche il debutto di Gvasalia a Balenciaga, seppur così profondamente parigino e basato su uno studio meticoloso del brand dell'archivio, vedeva enormi borse multicolore e cappotti in pelle che non è raro vedere proprio in questi mercati.

Dopo essersi trasferito in Occidente (anche se Rubchinskiy vive ancora a Mosca) per produrre dei lavori che dovranno esistere in un contesto occidentale, appunto, sembra che Gvasalia, Volkova e Rubchinskiy siano riusciti a mantenere la giusta distanza da questa cultura e sono forti della consapevolezza che, con essa, si è liberi di fare qualsiasi cosa: plasmarla, cambiarla, reinventarla. Questo è un pensiero proprio solo a chi viene da fuori. Sembra riassumere alla perfezione l'ethos di Vetements: "outsider yesterday, the coolest kit on the block today" Questo è ciò che sono, in un certo senso, i Paesi post-Sovietici per gli occidentali, degli eterni estranei.

Perché è proprio questo il momento della post-soviet cool? Il contesto storico e politico sicuramente fa la sua parte: sono passati 26 anni dalla caduta del muro di Berlino, abbastanza perché la nuova generazione raggiungesse la maggiore età e crescesse con la fame di qualcosa di diverso, da entrambe le parti della Cortina di Ferro. La cultura contemporanea dei Paesi post-sovietici sta lentamente entrando nel mainstream e, cosa ancor più importante, la cultura di oggi e, soprattutto, la moda, ha bisogno di un punto di vista critico sul consumismo e il concetto occidentale di successo. L'est è sempre stato ritratto come povero, ma ammettiamolo, le prospettive per i giovani occidentali ora sono tutt'altro che incoraggianti e, in fondo, siamo tutti dei poveri. La cosa buona è che non c'è bisogno di comprare Vetements: un'economica felpa XXL di H&M farà lo stesso effetto. È l'atteggiamento che conta.

Crediti


Testo Anastasiia Fedorova

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