perché dobbiamo combattere l'omofobia nell'industria dei modelli

Marc Sebastian Faiella è laureato alla Parson e ha fatto il modello per tre anni. È anche gay e ha provato sulla sua pelle l'omofobia dell'industria dei modelli. Ci ha raccontato la sua storia.

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27 marzo 2015, 4:28pm

Marc Sebastian Faiella walking out of J.W. Anderson in a Rise Up Sisters T-shirt from MBMJ.

Dopo aver firmato con la mia prima agenzia di modelli a New York, sono stato convocato in una stanza da due agenti, che mi hanno offerto delle dritte molto chiare: muoviti sempre in giro col tuo skateboard, non preoccuparti dei tuoi capelli, parla sempre di ragazze, così sembrerai un uomo e un bad-boy. Rimasi senza parole. In un momento di assenza di giudizio, avevo quasi pensato di seguire il loro consiglio. Ma poi lasciai l'agenzia e non ci rimisi più piede. Un anno dopo, ho incontrato la mia attuale agenzia parigina. Non solo mi hanno introdotto ad altre agenzie a livello mondiale ma è stato proprio grazie alla loro fiducia nei miei confronti che ho capito l'entità dell'omofobia mascherata da "consigli" della prima agenzia. Oggi le cose stanno cambiando. Io è da tre anni che faccio il modello, e dal mio primo casting fino a oggi, posso testimoniare come sia cambiata la situazione per i miei colleghi gay.

So che sono stato nell'industria della moda per un periodo relativamente breve, e so che non posso parlare per le generazioni passate. Ma so anche che molti veterani del settore non riescono a ricordare nessun modello gay dichiarati del passato. Considerando le ultime tre stagioni, so che non sono il solo che ha notato la marea di modelli che fanno parte dei cosiddetti "amici di Dorothy". Posso richiamare alla memoria più di un'occasione in cui ho visto ragazzi con tacchi - o giovani che si abbracciavano durante casting - e immediatamente cominciavo a tifare per loro (principalmente schioccando le dita e urlando una delle tante frasi d'incitamento che ho imparato guardando RuPaul Drag Race). E diversamente dal passato, le persone dell'ambiente trovano più facile richiamare modelli gay che lo sono apertamente e fieramente. 

Perché adesso è così diverso? Mi sono rivolto questa domanda insieme a molti altri modelli gay - che mi piace chiamare "sorelle", per sottolineare la loro assenza di qualsiasi tipo di opinione negativa nei confronti della sessualità altrui, che è stata d'ispirazione, certo, ma non così sorprendente. Adesso è il momento dell'"essere se stessi" che non è solo una scelta rispettabile, ma è l'unica opzione possibile. Essendo ragazzi cresciuti con l'idea di non poter essere giudicati per quello che sono, alcuni di loro fanno fatica a pensare che poco tempo prima i modelli gay sentissero la necessità di "sembrare più maschi" per attirare l'attenzione dei direttore dei casting, di clienti e anche di agenzie.

Eppure ancora oggi, nonostante la fiducia e la solidarietà, c'è una forte omofobia percepibile nell'aria. Quando parli con le tue sorelle, spesso raccontano di episodi in cui hanno sentito di essere giudicati, e provo le stesse sensazioni del mio primo anno di casting. "Quando vado a certi casting ho delle paranoie: come si aspettano che io appaia, mi muova, mi comporti? Anche se non so se questi pensieri sono anche nella testa dei direttori del casting," dice Lewis Goodacre. E nonostante aumentino i modelli gay dichiarati, alcune agenzie hanno ancora una mentalità antiquata e senza pietà quando si tratta di esprimere liberamente noi stessi attraverso i social. Jacob Mallinson Bird, anche conosciuto col suo nome da drag queen Dinah Lux, ricorda un episodio, "Ho truccato alcuni miei amici da drag a New York durante la Settimana della moda. Uno di loro mise una foto su Instagram e ottenne numerosi like e commenti. Quando lo vidi poco tempo dopo, mi disse che l'aveva dovuta cancellare perché la sua agenzia aveva detto che non rispecchiava l'immagine che loro volevano per lui. Sono rimasto sbalordito,  e mi sono sentito subito molto fortunato di lavorare con un'agenzia che mi ha sempre sostenuto."

Brand come Jean Paul Gaultier, J.W. Anderson e Craig Green stanno cambiando il nostro modo di definire i generi. I modelli sono attori senza voce, ai quali è chiesto di recitare un determinato sentimento, un personaggio o uno stato d'animo. Non appena capiremo questo, perché dovrebbe sembrarci strano se un ragazzo preferisce baciare un altro ragazzo invece di una ragazza? 

Credo con convinzione che le mie sorelle rappresentino un ottimo esempio per il futuro dei modelli, ma anche per i ragazzi che ovunque nel mondo si ispirano a noi. A ognuno di questi ragazzi è stata data la possibilità di essere esattamente chi voleva essere senza alcuna ripercussione negativa. Joel Mignott dice, "Vorrei andare ai casting ed essere scelto per essere me stesso e non per far finta di essere un'altra persona o dare l'illusione che quel lavoro mi calzi a pennello." È anche lodevole il fatto che niente della tua vita privata e della tua sessualità possa regalare vantaggi e ingaggi nel settore. Per Jack Taffel e Joe Brotherton, che avevano avuto in passato una relazione, è andata proprio così. Con l'immagine curata da Alister Mackie e con le foto di Alasdair McLellan, i due hanno partecipato in un lungo editoriale per AnOther Man, mettendo in mostra la loro relazione in uno dei più iconici editoriali gay che io abbia mai visto.

Non voglio che voi pensiate che vedo questo mondo come una mandria di omofobi armati di forcone, perché non è così. La discriminazione è più involontaria di quanto sembri. Uno dei booker che mi diede quella famosa guida alla masculinità era anche lui gay. Forse queste persone continuano ancora a comportarsi come sono sempre andate le cose e come i clienti hanno sempre voluto che andassero, tanto da aver involontariamente interiorizzato un certo comportamento.

Per un certo verso, la mia decisione di trattare questo argomento pubblicamente è ridicola. Dopotutto, nel mondo della moda noi abbiamo una posizione privilegiata. È impossibile dire da un editoriale che io sia gay o meno. Durante il mio ultimo scatto con Harry Smart, noi stavamo parlando di parrucche e tacchi alti mentre posavano su una Aston Martin, e nessuno che ha visto le foto lo sa. Qualcuno una volta mi ha detto che ai clienti non piacevano i modelli troppo femminili perché "rovinano l'idea 'mascolina' del brand." Bene, magari mi sbaglio, ma da quando un brand ha l'autorità di parlare di generi e mascolinità? Per quanto mi riguarda, ci saranno sempre brand che costantemente cambieranno l'idea di cosa un uomo dovrebbe indossare. Brand come Jean Paul Gaultier, J.W. Anderson e Craig Green stanno cambiando il nostro modo di definire i generi. I modelli sono attori senza voce, ai quali è chiesto di recitare un determinato sentimento, un personaggio o uno stato d'animo. Non appena capiremo questo, perché dovrebbe sembrarci strano se un ragazzo preferisce baciare un altro ragazzo invece di una ragazza?

@MarcSebastian

Crediti


Testo Marc Sebastian Faiella