Jane Goldman

entriamo nel club più edonista degli anni '80

The Wag Club ha ridefinito la scena del clubbing londinese, promuovendo per primo l'hip hop e l'house e diventando il punto di ritrovo di celebrità, dive, queer e club kid.

di Ian McQuaid
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07 giugno 2016, 2:17pm

Jane Goldman

Per gran parte degli anni '70 la vita notturna britannica è stata alquanto cupa, un mix di buttafuori scorbutici, moquette dal gusto discutibile, drink disgustosi e DJ che facevano battute su tua mamma prima di lanciare The Birdy Song. Quando il movimento punk ha introdotto la cultura mainstream all'iconoclastia, alla rabbia e al nichilismo, influenzando questa raccapricciante cultura almeno quanto ha fatto il progressive rock con la sua pomposità. In quei ragazzi che non ce l'hanno fatta ad entrare in una band entro il 1977 è nato il seme della ribellione. Un seme che, nel corso degli anni '80, sarebbe sbocciato sul dancefloor.

Chris Sullivan è stato uno di quelli che ha iniziato gli anni '80 determinato a sfidare la vecchia guardia. Un appariscente ragazzo del Galles cresciuto ascoltando ska, trasferitosi a Londra per studiare arte e moda alla St Martin che è finito per essere un cliente abituale del locale The Blitz, il cui proprietario era un gallese di nome Steve Strange. The Blitz è presto diventato leggenda, il luogo in cui la scena del clubbing di Londra è realmente decollata, in cui i balli, le droghe, la musica all'avanguardia e il glamour si riunivano. I ballerini ondeggiavano e posavano al ritmo della fredda musica della scena New Romantic e per un momento The Blitz è diventato il centro del mondo. Comunque sia, nel 1982, i veri innovatori che prima frequentavano il club hanno finito per annoiarsi e iniziare a guaradarsi intorno - tra loro anche Sullivan. Sullivan era stanco del synthpop emotivamente sterile e desiderava qualcosa che avesse il calore e il cuore della musical ska che amava tanto. Si è trovato affascinato dalla musica importata, non le commercialate della Motown o della Atlantic, ma il soul underground, la musica latinoamericana e il jazz. Dopo essersi fatto una reputazione organizzando qualche piccolo evento, ha deciso di riaprire un locale sulla Wardour Street a Soho, un posto che un tempo era conosciuto per le sue serate RnB anni '60. La sua fama lo precedeva, perciò nell'ottobre '82 decise di riaprire i battenti e lo chiamò The Wag, rimodellando la club culture inglese per i successivi 19 anni.

The Wag door gals - Louis, Sue and Princess Julia

The Wag deve la propria fama a un'infinità di ragioni diverse. I magazine di moda ne erano ossessionati perché, già a partire dalla prima nottata, era chiaro che era il posto giusto in cui andare. Celebrità, dive, queer e i club kids più alla moda accorrevano per potersi scatenare su questo dancefloor edonistico. Praticamente chiunque ha varcato quelle porte: da David Bowie a Naomi Campbell. Questo però non basta a legittimare l'aura cult che circonda la storia di The Wag, perché ci sono stati centinaia di altri club che hanno goduto dell'effimero bagliore del glamour. The Wag deve la sua fama leggendaria al modo innovativo in cui sceglievano la musica per animare le serate. A causa dell'amore che Sullivan nutriva per il soul, il club è diventato uno dei primi luoghi in Inghilterra ad abbracciare completamente l'hip hop e l'ondata house portata da New York, accogliendo anche la moda, lo slang, le droghe e la musica che tutte queste culture portavano con se. La clientela del locale era ossessionata dell'idea dell'essere all'avanguardia, e Sullivan ricorda come questo si sia manifestato in dei cambiamenti di stile repentini che poi venivano replicati in tutto il Paese.

"Il più grande cambiamento che abbia mai visto è quando abbiamo istituito il Roxy Roadshow nel 1982. C'erano 25 artisti: Fab Five Freddy, Rammalzee, The Dubble Dutch girls, Futura 2000 che dipingeva live con le bombolette spray. In quel periodo il New Romantic era così privo di sostanza che tutti erano tornati a indossare quegli abiti appariscenti degli anni '50. Arrivavano per vedere gli artisti di The Roxy Roadshow che facevano gli headspin e indossavano tute da ginnastica e una settimana dopo tutti avevano lasciato perdere i loro abiti degli anni '50 e iniziato ad indossare tute della adidas e cappellini da baseball. Non dimenticherò mai la prima pagina dell'Evening Standard che diceva 'nella capitale si registrano numerosi furti di stemmi metallici della Volkswagen e della Mercedez Benz! Perché?' Era perché tutti le rubavano per indossarle hehehe…"

In un mondo in cui non c'era internet non era sempre facile procurarsi le cose più alla moda e a volte era necessario trovare vie alternative per potersi vestire bene.

"Ricordo che quelli di Duffers of St George sono andati in America e hanno portato le famose shelltoe e gazelle della Adidas in quantità industriale. Le vendevano al mercatino di Portobello, ma erano riusciti a procurarsi solo scarpe sinistre...Quindi i clienti dovevano accontentarsi di comprare un paio di scarpe sinistre..."

Neneh Cherry

A patire da questo momento, il locale è stato fondamentale nel portare l'hip hop nel Regno Unito. Con pochi club che supportavano i nuovi sound provenienti da New York, The Wag è diventato il luogo in cui ascoltare - e in molti casi anche vedere - i volti che stavano cambiando il panorama musicale. I nuovi fan dell'hip hop si trovavano a ballare con i ragazzi queer più alla moda e tutti sembravano andare d'accordo. "All'epoca era strano sia indossare tute che vestirsi come Boy George. Eravamo tutti degli outsider…"

Il locale ha aiutato a mantenere la sua caratteristica atmosfera mettendo in atto una severa selezione alle porte. Sullivan la ricorda come una pratica necessaria adottata per lasciar fuori la gente violenta e poco in linea con l'atmosfera del club. Il modo in cui facevano selezione ha suscitato più di qualche polemica e spesso The Wag è stato etichettato come elitario. Persino uno dei pionieri dell'hip hop, KRS-One, è stato rimbalzato la sera in cui doveva esibirsi. Sullivan ci tiene a dire la sua sulla vicenda.

"KRS-One è arrivato con 7 amici enormi è ha chiamato uno dei miei buttafuori originario dei Caraibi 'Un n**** delle isole'. Ha provato a saltare la fila lunghissima e gli addetti alla sicurezza ignoravano chi fosse quindi l'hanno fermato. Lui ha risposto "hey, andate a cagare n****". A quel punto i miei dipendenti gli hanno negato l'accesso e io ho supportato la loro decisione, anche se KRS-One avrebbe dovuto esibirsi. Non mi interessa se sei bianco o di colore, non si parla così al mio staff. A New York potrà anche chiamare così i suoi amici, ma era un termine che non andava usato nella Londra giamaicana degli anni '80. Non l'hanno presa per niente bene. Nessuno ha mai raccontato come sono andate davvero le cose…"

Haysi Fantayzees Jeremy Healy with Wag Club rapper Seymour and his mate 1982. (c) Graham Smith

Questa propensione per le atmosfere spensierate era dovuta alla folla in balia delle droghe. Negli anni, The Wag ha acquisito una certa fama per ragioni che probabilmente trascendono la realtà - ma Sullivan sottolinea che c'è almeno un motivo se quel posto è diventato un luogo in cui le inibizioni venivano messe al bando come le scarpe della stagione passata.

"Non dimentichiamo che l'ecstasy era legale in America fino al 1985, per cui per i primi 3 anni il The Wag ne era pieno zeppo. Entravano un sacco di americani, portando con se borse di roba. Si pagavano così i viaggi in Europa. Mio Dio era stupendo! Tutti erano fuori di testa, ballavano a ritmo di musica e basta."

Non dovrebbe sorprenderci che il club diventò il covo perfetto per l'acid house. Il genere nato a Chicago conquistò la pista da ballo del Wag a metà anni '80 - un po' di anni prima che 88 Second Summer of Love diventasse mainstream. Tutto questo è accaduto grazie ad un colpo di fortuna per uno dei resident DJ del club.

"Hector, che suonava da noi il sabato sera, era stato a Chicago. Aveva dei contatti con Trax records e andò nel loro magazzino, dove gli diedero un po' di cassette. Installammo perciò un mangiacassette nella postazione da DJ. Si trattava dei primi pezzi di Jamie Principle, Marshall Jefferson, era il 1985-86. Poi abbiamo lanciato Love, una serata house, e li abbiamo portati tutti a suonare. Tony Humphries, Larry Levan, Frankie Knuckles, Lil Louis, Todd Terry, tutti gli americani più quotati in quel momento. Con i drink siamo passati però dall'incassare 2000 dollari a 500, e la vendita di bottiglie d'acqua è aumentata del 5000%, o qualcosa del genere. Vendevamo solo quella..."

Il club chiuse nel 2001, esausto dopo 19 anni di nottate folli. Sullivan aveva creato due cofanetti di cassette che ripercorrevano la storia musicale del club dal 1982 al 1986. Il mix di pezzi disco, groove e hip hop potrebbe andare bene ancora oggi per qualche club di Peckham o Dalston proprio come 30 anni fa, e Sullivan, sempre pronto a promuovere la musica underground, è convinto che ci siano moltissimi pezzi che potrebbero piacere alle generazioni di oggi.

"Ci sono dei grandi pezzi là fuori che tutti conoscono, ma ce ne sono altrettanti che non sono ancora conosciuti...Sai, non molti sono vecchi quanto me..."

Ollie

Paul Simper 1983 (c) Graham Smith.

Stephen Linard

Basienka

Crediti


Testo Ian McQauid 

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