benedict brink cattura le emozioni contrastanti degli adolescenti nel 2017

Conosciamo insieme la fotografa che dalle periferie australiane è arrivata a collaborare con Collier Schorr.

di Zac Bayly
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17 agosto 2017, 12:30pm

Benedict Brink è un'artista australiana basata a New York che in pochissimo tempo è diventata una delle fotografe più richieste della città. Lavorando su un'incredibile quantità di progetti editoriali e personali, come le esibizioni Spring Cleanings in cui lei e le sue amiche scorrazzano per le lavanderie newyorkesi, Benedict ha dato vita a una comunità di artisti e menti creative. Graze a un'abilità unica nel catturare lo spirito di chi sta di fronte all'obiettivo, il lavoro di Benedict sa trasmettere a chi lo osserva le contrastanti emozioni che caratterizzano l'adolescenza nel 2017. L'abbiamo incontrata per parlare del trasferimento negli Stati Uniti, della sua comunità e di cos'abbia significato per lei fare da assistente alla leggendaria fotografa e collaboratrice di i-D Collier Schorr.

Partiamo dall'inizio, quando noi due ci siamo incontrati a Sydney. Era il 2010 circa. Cosa ti ha poi spinto a trasferirti a New York? Credo di essermi trasferita qui sia per ragioni personali che lavorative. Volevo essere esattamente dove succedono le cose più interessanti a livello artistico, in un luogo nuovo in cui poter decidere di essere chiunque io volessi essere. Trasferirmi in una città come New York mi ha fatto crescere, perché devi essere convinto di ciò che dici, altrimenti la tua voce si perde in mezzo al rumore della metropoli.

Il trasferimento ha modificato anche il modo in cui ti approcci all'arte? Sì, assolutamente. Non credo di aver mai pensato a una carriera nel mondo dell'arte prima di trasferirmi qui. Pensavo di lavorarci, questo sì, ma non di farne la mia occupazione a tempo pieno. New York è una città concentrata sul business, quindi ti offre possibilità che altrove neanche esistono; guadagnare un sacco di soldi non era il mio obiettivo principale, ma sapere che posso comunque vivere dignitosamente grazie al mio lavoro mi ha aiutato molto a livello creativo. Mi ha tolto un sacco di fastidi e preoccupazioni. Anche se non si vede chiaramente dalle mie fotografie, sono cosciente della cultura, dell'economia e delle specifiche politiche del luogo che ho scelto di chiamare casa.

Esattamente. Quali altre idee si nascondono dietro i tuoi scatti? Cerco sempre il modo di tradurre emozioni ed esperienze a livello visivo, sensazioni che altrimenti rimarrebbero inespresse. Parlo di connessioni tra persone, luoghi, idee e cose. Il motivo per cui faccio questo lavoro è proprio potermi sentire libera, ma non sola! È come se scattando potessi entrare nei panni della persona davanti all'obiettivo, e allo stesso tempo riesco a vedermi più chiaramente. Ti fa sentire forte, è emozionante.

Sei stata anche l'assistente di Collier Schorr, che credo ti abbia insegnato molto sull'equilibrio tra arte e lavori commerciali. Assolutamente. Ho imparato che un equilibrio è davvero possibile e che si può mantenere sempre la stessa professionalità e atteggiamento, indipendentemente dal tipo di lavoro.

Lavori con personalità incredibili come Zara Mirkin, Ana Ifould, Stevie Dance, Thistle Brown e Hayley Wollens... Che ruolo rivestono per te queste collaborazioni? La collaborazione è tutto. Adoro le persone con cui lavoro.

So che hai esibito i tuoi lavori in delle lavanderie a gettoni, perché? Le mostre "The Spring Cleaning" parlavano soprattutto di comunità e se ho avuto la possibilità di realizzarle devo ringraziare principalmente Todd Jordan, che ho incontrato su Instagram e con in quale sono subito andata d'accordo dal punto di vista artistico. Abbiamo lavorato con il nostro amico Dean Langley come direttore artistico, sempre rimanendo molto urbani nello sviluppo di quest'idea. L'esposizione è diventata una piccola festa di quartiere: la lavanderia funzionava normalmente durante la mostra, quindi c'erano persone che lavavano le loro lenzuola e noi che brindavamo. È stata un'espressione perfetta del senso di comunità di quartiere che si respira a New York.

In che modo scegli di ritrarre le donne? E che tipo di femminilità esprime il tuo lavoro? Cerco sempre di essere sincera, non importa chi ci sia in quel momento davanti al mio obiettivo. Le donne hanno un potenziale comunicativo inespresso enorme. Mi stupisco sempre del modo in cui raccontano chi sono, con coraggio e onestà.

Ultima domanda: a che progetti stai lavorando ora? È un segreto, ma posso dirti che parlerà di star della musica pop in Corea del Sud e potrebbe diventare un libro.

Crediti


Testo Zac Bayly
Fotografia Benedict Brink

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