salviamo venezia con l'hortus project

In una città in cui la bellezza degli spazi verdi viene spesso oscurata dalla maestosità dei Palazzi e delle chiese, l'Hortus Project si batte per rendere Venezia più sostenibile.

di i-D Staff
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02 novembre 2016, 1:40pm

Nelle passate stagioni, brand come Vivienne Westwood e Diesel hanno puntato i riflettori sull'attuale situazione di Venezia. Anche se l'amore che il mondo dell'arte nutre per l'arcipelago rinascimentale è ormai noto, è necessario che si parli del suo stato ambientale e che questo venga compreso. In prima linea nella difesa del futuro di Venezia c'è il Bauer Hotel - il leggendario Palazzo sul Canal Grande - con il suo direttore creativo Alessandro Possati, fondatore dell'Hortus Project, un piano interattivo per una città più sostenibile. i-D ha incontrato Possati per parlare dell'iniziativa.

Alessandro Possati, Direttore del Zuecca Project Space

Com'è nato il progetto?
Il progetto Hortus è una continuazione del lavoro che sto continuando da sei anni, una missione che si propone di rendere l'arte e il design più sostenibili e rispettosi dell'ambiente La natura "effimera" delle mostre della Biennale, l'incredibile sforzo necessario per raccogliere fondi e per gestire una produzione "usa e getta" e spesso subito dimenticata sembra andar contro il principio di "sostenibilità", che è tanto presente nel dibattito culturale odierno. Sembra che non possa venir escluso dal mondo dell'arte contemporanea, dell'architettura o della cultura in generale. Il verde e la componente naturale di Venezia sembrano sempre venir lasciati in disparte, in favore dei Palazzi e delle chiese maestose. Noi vogliamo infondere nella città un nuovo modo di vivere e di agire in modo sostenibile.

Come spiegheresti il progetto a una persona che si reca a Venezia come turista?
Il primo passo del progetto è tracciare una mappa dei luoghi e definire il loro passato in senso biologico e storico. Stiamo ancora portando a termine la fase di ricerca, resa possibile grazie alla collaborazione con prestigiose università di architettura che hanno gentilmente dato ai loro studenti il tempo per studiare e di stilare una relazione. Il secondo passo consiste nella realizzazione di progetti sostenibili d'arte, d'architettura e di design nei luoghi che devono venir recuperati. I progetti saranno valutati e i fondi raccolti per la loro realizzazione saranno devoluti al recupero degli spazi tramite un reinserimento di vegetazione. Gli ospiti avranno la possibilità di vedere i progetti e visitare gli spazi durante i mesi della Biennale. Essendo completamente naturali, questi spazi verdi si svilupperanno con il tempo, ci vorranno mesi, il che rende l'esperienza estremamente dinamica. Il sito offre la possibilità di seguire il processo.

Cosa ha spinto te (e il Bauer) a impegnarvi per questa causa?
Io e il Bauer spendiamo una spaventosa quantità di tempo a tutelare e promuovere la città, la sua vita, i suoi luoghi e la sua integrità culturale, proteggendo Venezia dalle conseguenze del turismo di massa. Siamo profondamente coinvolti nella salvaguardia e restaurazione delle fondamenta con Save Venice, Venice Heritage e la Fondazione Venezia, che gestisce dodici musei locali. Dopo il restauro dallo storico Giardino del Convento delle Zitelle alla Giudecca abbiamo realizzato quanta poca visibilità abbia ricevuto, nonostante si tratti di uno degli spazi verdi più grandi della città. A questo punto ci sembrava ovvio che potevamo fare di più.

A Venezia ci sono dei bellissimi spazi verdi, ma la città è più famosa per l'acqua che per gli alberi. Qual è il tuo luogo naturale preferito della città?
La Giudecca era il "Giardino" di Venezia che ha dato spazio a molte fabbriche durante il periodo della Rivoluzione Industriale. Le isole di Venezia come Sant'Erasmo erano e continuano ad essere i terreni agricoli della città, anche se non tutti lo sanno. Il Giardino di San Giorgio è uno dei luoghi dove preferisco passare il tempo, ma in termini di bellezza e energie, il Giardino delle Zitelle è il mio luogo preferito per scrivere e ritagliarmi del tempo di tranquillità fuori dal caos cittadino. 

In che modo si manifesta l'incuria delle zone naturali di Venezia, a livello visivo e non solo?
Alcuni spazi sono usati come discariche illegali, altri pullulano di materiali tossici (un altro lascito della Rivoluzione Industriale), altri sono semplicemente chiuse e invase di erbacce, altri ancora sono stati acquistati da società immobiliari che li hanno lasciati in uno stato d'abbandono. Vanno dalla grandezza di un cortile a quella di un campo da tennis, fino a raggiungere la vastità di interi campi da calcio.

In che modo questo si collega ai problemi di Venezia in termini ambientali?
Credo che la consapevolezza e l'interesse siano apsetti che, in quanto società, non valorizziamo abbastanza o non valorizziamo del tutto. Sembra esserci la concezione comune che i problemi non siano mai nostri, ma degli altri. Non ci sono molti locali che fanno sentire la propria voce o agiscono per cambiare le cose. Dando la giusta visibilità alla questione attraverso delle azioni concrete è possibile dare alla società locale e internazionale un reale esempio del come si possa attuare un reale cambiamento positivo.

Ultimamente si è parlato molto della situazione di Venezia. Vivienne Westwood nella moda, per esempio, che ha dedicato sfilate e campagne alla salvaguardia di Venezia. Quanto grave è la situazione davvero? Venezia sprofonderà? E l'industria della moda può contribuire a salvarla?
Venezia sta sprofondando proprio come qualsiasi altra città; New York, per esempio. Comunque, il vero problema è che il livello dell'acqua sta salendo. Grazie alla sua profonda visibilità mediatica, la moda è uno dei mezzi di comunicazione più potenti al giorno d'oggi. Comunque, per poter arrivare a degli effetti realmente positivi, uno deve influenzare il cambiamento quotidianamente, proprio come occuparsi di un giardino non è questione di un'unica giornata, ma di anni e anni di cure costanti. Quindi la mia risposta è sì, se la moda s'impegna per questa causa con la stessa perseveranza con la quale i follower seguono le loro case di moda preferite su Instagram può fare una reale differenza.

Cosa può fare il turista per migliorare le cose?
Una delle missioni del progetto è quella di educare, e per educare intendo insegnare alle persone a "vagare fuori dai sentieri battuti", guardare oltre ciò che può dire la tua guida turistica o ciò che può immortalare il tuo selfie-stick, entrare in contatto con lo spazio e ciò che ti circonda e pensare allo scopo della tua visita. Stiamo preparando una campagna di crowd-funding, in modo che le persone possano contribuire al mantenimento e la tutela del lavoro che abbiamo svolto sino ad ora. Ma senza la consapevolezza anche il denaro ha poco valore.

Cosa rappresenta per te l'Hotel Bauer?
Il Bauer è una sorta di "Ambasciata Culturale", un luogo dove le persone s'incontrano, socializzano e interagiscono. Il tutto con quel magico stupore che solo Venezia può dare. È un centro focale e un approdo dove accogliere e sviluppare idee. Se non altro, il Bauer rappresenta l'ultimo hotel a cinque stelle di quella grandezza ancora gestito da privati, a Venezia e in Italia. È un esempio di impegno duraturo, la dimostrazione che la qualità e l'integrità valgono di più del denaro. Il Bauer dà lavoro a oltre 300 persone e le loro famiglie: una cifra notevole per una città di 50.000 persone che si sta gradualmente spopolando.

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