la storia della vita notturna newyorkese raccontata attraverso i volantini

In un'era lontana in cui Facebook ancora non esisteva...

di i-D Staff
|
12 dicembre 2016, 11:40am

New York, anni '80. Un'era in cui i social network non esistevano nemmeno nei sogni del nerd informatico di turno. La vita notturna è in fermento: in tutta la città si diffondono voci di aperture di locali, alimentate grazie ai passaparola e ai volantini. Distribuiti all'angolo delle strade, fuori dai locali, dal barbiere e nei negozi: i volantini erano pensati come oggetti effimeri, pressoché inutili dopo il loro utilizzo.

Dopo il perfezionamento delle tecnologie di stampa durante gli anni '90, i volantini sono diventati sempre più sofisticati. Questo finché non è arrivato Internet, che ha decretato la morte di questo sistema di divulgazione. I PR non hanno più avuto bisogno di sprecare carta o di spendere soldi per qualcosa che sarebbe inevitabilmente finito nella pattumiera: con i social media sapevano di avere tutto il mondo a portata di tastiera. Nel nostro mondo luccicante, ossessionato dal digitale, in cui il futuro della carta stampata viene messo in dubbio ogni giorno, risulta più importante che mai conservare le reliquie di un passato che non tornerà più. Ecco perché ora, proprio quei volantini che un tempo finivano per venir cestinati quasi immediatamente, sono tra gli oggetti più ambiti dai collezionisti di tutto il mondo.

Proprio in un omaggio a questi oggetti fantastici, il blogger hip-hop e archivista Evan Auberbach e il celebre DJ Stretch Armstrong, hanno unito le forze per creare No Sleep: NYC Nightlife Flyers 1988-1999, un racconto visivo della vita notturna newyorkese evocato attraverso una decade di volantini. Abbiamo incontrato il duo per parlare di clubbing, collezionismo e della vita notturna prima dell'era di internet.

Cosa vi ha spinti a realizzare un libro?
Stretch: Il libro è costituito da una serie di immagini di volantini assemblate in un modo che per me aveva una certa coerenza. I volantini appartengono a diverse scene, locali e feste con i quali mi sentivo in connessione perché io stesso li frequentavo, perché erano organizzati da amici o perché, semplicemente, li ritenevo essere importanti.

Cosa volevate trasmettere della vita notturna della New York di quell'epoca?
Stretch: Ricordare è bello, se nostalgia non ti fa diventare un brontolone di mezza età che non fa altro che lamentarsi di come sono diventate le cose. Invece che limitarsi a guardare indietro e rimpiangere un'era ormai passata, voglio che le persone capiscano perché queste feste e questi locali erano tanto speciali, che riflettano sui cambiamenti economici e sociali che hanno trasformato questa città e sul perché la vita notturna venga ancora stigmatizzata così spesso, nonostante rappresenti una parte imprescindibile dell'economia di New York. Spero che le persone vedano il libro e riescano ad apprezzare la libertà che regnava in questa città prima che così tante forze cospirassero contro di essa. La battaglia non è ancora finita, ma, purtroppo, è sempre più evidente come la creatività e la libertà d'espressione vengano costantemente limitate.

Cosa rappresentavano i volantini in quell'epoca?
Stretch: Per poter comprendere l'importanza dei volantini, è necessario riuscire ad immaginare un mondo senza internet e senza smartphone. I volantini erano il modo principale per riuscire a venire a sapere le cose, per rimanere aggiornati. Oltre a questo erano anche dei cimeli, un ricordo tangibile di un'esperienza passata.

Avevate chiaro in mente come avreste voluto fosse il risultato finale?
Stretch: Non volevo che il libro si limitasse ad essere un libro sull'hip-hop. Questo genere musicale ha sempre rappresentato una parte fondamentale della mia vita, ma la bellezza della vita notturna di questa città, soprattutto tra la fine degli anni '80 e l'inizio dei '90, era data proprio dalla varietà di scene culturali e generi musicali che offriva. Volevo trasmettere soprattutto questo, anche se l'idea di dividere il libro in capitoli può sembrare un controsenso. La vita notturna di New York era altamente inclusiva. Questo non significa che fosse facile entrare nei club, però. A quell'epoca, non importava quanti soldi avessi o quanto fossi famoso. Se non avevi l'energia giusta rimanevi fuori.

Cosa avete imparato lavorando al libro?
Evan: Ho imparato così tanto lavorando a questo libro. All'inizio lo vedevo semplicemente come un libro sull'hip-hop. Fortunatamente, Stretch si è seduto accanto a me, mi ha posato una mano sulla spalla (non letteralmente) e mi ha guidato. Ciò che mi ha detto suonava più o meno così, "Ev, all'epoca non esisteva solo l'hip-hop. Devi tenere a mente che la cosa speciale dell'epoca è che tutte queste culture s'intersecavano alla perfezione per andare a formare il tessuto della vita notturna newyorkese."

Quindi, in questo processo di ampliamento, è stato necessario che mi documentassi su queste altre scene musicali. Ho iniziato a leggere di tutto e di più - libri, siti, vecchie riviste. Ho passato al setaccio YouTube per rintracciare qualsiasi video che fosse riconducibile a quell'era.

No Sleep di DJ Stretch Armstrong e Evan Auerbach è pubblicato da powerHouse Books.

Crediti


Testo Tish Weinstock

Tagged:
Hip-Hop
New York
no sleep
Clubbing
Cultură