la new york queer degli anni ‘70 tra incontri clandestini e cruising

Decenni prima di Grindr c'era il West Side Pier, perché fino a qualche anno fa il sesso era una questione molto più pubblica e condivisa di oggi.

di André-Naquian Wheeler
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27 giugno 2019, 7:41am

Questo contenuto fa parte della Pride Week 2019, la nostra settimana tematica che vuole raccontare storie, persone e avvenimenti che fanno parte della cultura queer. Perché lo abbiamo già detto un po’ ovunque, ma vale la pena ricordarlo: i-D è a favore dell’amore, in tutte le sue forme. Dell’uguaglianza, a tutti i costi. Della tolleranza, senza eccezioni. Buona settimana del Pride a tutti, ci vediamo sabato tra le strade di Milano per celebrare l’orgoglio LGBTQ.

Oggi, il molo West Side Pier di Manhattan è il tipo di posto in cui famiglie e turisti vanno a prendere il sole, rilassarsi e passare una domenica in tutta tranquillità. Un lungomare pieno di bici, con a due passi un enorme spazio per concerti da 250 milioni di dollari. In breve: un posto pieno di polli da spennare. Ma negli anni '70 quel luogo era il Grindr di New York.

Solo nel 21esimo secolo, infatti, il sesso queer è stato reso un qualcosa di strettamente privato. Oggi le nostre conquiste avvengono in gran parte attraverso lo smartphone, magari a tarda notte, quando siamo soli nelle nostre camere da letto. Oggi sembra assurdo pensare che fino a pochi anni fa centinaia di gay abbiano fatto sesso in pubblico nel cuore di Manhattan, ma nello scorso secolo luoghi come il West Side Pier erano rifugi sicuri per chi nella comunità queer era alla ricerca di rapporti sessuali occasionali.

I pier erano un luogo incantato nel loro periodo di massimo splendore—e il fotografo Alvin Baltrop ha messo al centro dei suoi lavori e della sua vita gli incontri clandestini che avvenivano lì. Nel corso di tre decenni, ha scattato immagini in bianco e nero di uomini gay in preda all'edonismo: mentre prendono il sole nudi, mentre si puliscono dopo un rapporto o mentre si baciano con passione. Baltrop non giudica e non cerca nemmeno di scioccare il pubblico, perché le sue immagini sembrano archivi storici lussureggianti, una documentazione di relazioni amorose a cui Baltrop stesso ha preso parte. Originario del Bronx, era molto affezionato a quei moli. Come ha detto una volta in un'intervista: "Non ti importava del degrado, del pericolo, dello sporco, dell'odore. Volevi incontrare qualcuno e fare sesso. Si trattava di...venire e andare avanti per la propria strada."

Parlare della storia dimenticata del West Side Pier durante il mese del Pride è molto importante. Ci ricorda che, quando si tratta di posti in cui possiamo incontrarci ed essere noi stessi, la comunità queer è sempre stata costretta a passare da un posto all'altro, rischiando di essere spazzata via da interessi commerciali e politici. Qui, il curatore del Bronx Museum Sergio Bessa parla con i-D dell'importanza della carriera di Baltrop, della cultura del battuage anni '70 e di quanto sia difficile archiviare queer art.

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The Piers (exterior with 2 figures). n.d (1975-1986)

Prima di tutto, perché pensi che Alvin non sia popolare come altri noti fotografi queer di New York, come Mapplethorpe e Warhol ?
Bessa: Quando paragoni Alvin a quegli uomini, non è che non fosse professionista - ha studiato alla SVA, conosceva molto bene la sua arte, sviluppava da solo le sue fotografie... Ma Mapplethorpe era molto ambizioso e voleva davvero diventare un big. Mapplethorpe voleva essere conosciuto come un fotografo classico, come di Irving Penn. Baltrop, d'altra parte, ha seguito la sua passione. Le sue foto erano più che uno stratagemma. Fotografare i moli per lui era un mix di ricerca e lavoro d'archivio. Parcheggiava il suo van per strada e passava ore lì. Non sono sicuro che abbia mai pensato di esporre le sue opere nelle gallerie. Era solo affascinato dall’universo dei pier.

Quando hai scoperto il lavoro di Alvin Baltrop?
Sono sempre stato interessato al contributo degli artisti del Bronx [da quando lavoro al Bronx Museum]. Mi sono imbattuto in un numero di ArtForum nel 2008 e il nome di Alvin Baltrop era in copertina. Ho letto l'articolo su di lui dentro e ho scoperto che era del Bronx e più ricerche ho fatto sulla sua vita e sulla sua storia, più ho pensato che fosse un uomo davvero affascinante.

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The Piers (exterior). 1975-86

E come è nata la mostra sulla sua vita e il suo lavoro?
Conoscevamo una persona che lavorava con l’ estate di Alvin Baltrop. Ha detto che l’ estate aveva delle difficoltà con i suoi archivi perché non avevano abbastanza risorse. Ho pensato che sarebbe stato bello avere qui i suoi archivi [al Bronx Museum]. Quindi, nel 2014, sono venuti da noi. Abbiamo un sacco di oggetti personali di Baltrop - tutte le sue macchine fotografiche, cartelle mediche, pellicole...

Cosa ha spinto Alvin verso quei moli? Sia in senso personale che in senso artistico.
Alla fine degli anni '60, Alvin era in Marina durante la guerra del Vietnam. Non è mai arrivato in Vietnam. Era per lo più di stanza nell'Atlantico. Nel '72, venne a New York e viveva con sua madre e suo fratello nel Bronx. Quello che ho sentito è che sua madre ha scoperto molte delle sue fotografie e ha avuto una reazione molto forte e negativa. In breve, si è dovuto trasferire in seguito. Penso che in quel periodo abbia scoperto i pier. Alvin era un orgoglioso uomo bisessuale - aveva fidanzate e fidanzati. Era solo una persona molto sessuale. Ho letto in un altro saggio che, prima dei moli, andava a rimorchiare nei parchi nel Bronx e a Central Park. Ha frequentato un sacco di punti di cruising queer in città. E a un certo punto, è stato buttafuori in un famigerato bar gay tra la 2nd Avenue e la 4th Street.

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The Piers (sunbathing platform with Tava mural) 1975-86

Sembra che Baltrop facesse parte dei suoi lavori. Non stava semplicemente fotografando i moli; stava prendendo parte alla sua cultura.
Sì. C'è questo lato del suo lavoro che è molto personale, molto diaristico. La mostra inizia con le fotografie che ha fatto quando era in Marina. Durante quel periodo, vedi già gli elementi formali con cui affina le sue foto dei pier. Vedi l’occhio queer...Baltrop non ha scattato foto pensando 'Oh, questa venderà!' Ha fotografato semplicemente quello che c'era intorno a lui.

Una fotografia che mi ha davvero colpito è il ritratto che a scattato Baltrop a Marsha P. Johnson . L'immagine potrebbe facilmente apparire su una rivista di moda.
Beh, al tempo nessuno pensava che Marsha sarebbe diventata l'icona che è oggi. Non penso che Marsha facesse parte della scena dei moli. Era solo una delle persone incontrate da Alvin. Adoro quella fotografia perché c'è così tanta dignità. È quasi come se Marsha fosse la First Lady.

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Marsha P. Johnson, n.d. (1975-1986)

C'è qualche informazione di base che ci puoi dare sul ritratto?
Questa è la difficoltà con il lavoro di Baltrop. Non ha dato titoli alle sue fotografie e non conosciamo l'anno preciso in cui sono state scattate. Fotografava compulsivamente. C'è un numero enorme di sue immagini che non sono nemmeno state sviluppate. Mi sembra che il Bronx Museum stia finalmente dando importanza al suo lavoro con questa mostra. Non solo per quanto riguarda la storia e la comunità gay, ma anche in termini di fotografia newyorkese.

Quali sono le difficoltà che si incontrano lavorando a una mostra LGBTQ + come questa? Perché, così frequentemente, la storia e l'arte queer non sono archiviate meticolosamente come dovrebbero.
Questa storia è appena iniziata. Capisco le sfide e le difficoltà ma, allo stesso tempo, c'è ancora così tanto che possiamo fare in termini di archiviazione della nostra storia.
Una delle cose di cui sono molto orgoglioso è aver invitato l'amico di Alvin - che è anche un fotografo - a scrivere un saggio per il catalogo. Ha vissuto tutto in prima persona, e ha scritto l'omaggio più bello a Baltrope.

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Navy (seated nude man) n.d (1969-1972)

L'ambientazione è molto importante per il lavoro di Baltrop. Ha scattato posti in cui si faceva cruising che oggi sono diventati condomini, Sweetgreen, Citibike Stations, ecc. Quale significato hanno questi posti per la storia LGBTQ?
Non ho vissuto a New York negli anni '70. Ma ricordo di aver vissuto in Brasile e che la controcultura hippie aveva preso il sopravvento dappertutto in quel momento. Quindi ricordo di aver cercato di capire i cambiamenti culturali e sessuali in atto. All'improvviso le persone pensavano fosse ok sesso in pubblico! Il cambiamento stava avvenendo anche a livello internazionale. Ho letto una biografia di David Wojnarowicz perché volevo leggere la vita di qualcuno della stessa generazione di Baltrop, che ha vissuto nello stesso periodo a New York. Ho scoperto che David visse a Parigi per alcuni mesi alla fine degli anni '70, e che andava al parco a notte fonda e fare sesso. Così accadeva anche in Inghilterra, a Parigi, in Giappone - ovunque. Una rivoluzione sessuale globale. E il lavoro di Baltrop è la più forte rappresentazione di questo cambiamento culturale.

The Piers (man wearing jockstrap), n.d. (1975-1986)
The Piers (man wearing jockstrap), n.d. (1975-1986)

Com'è guardare il lavoro di Baltrop nel 50° anniversario di Stonewall?
Ci sono oltre 170 fotografie, quindi per me è quasi come mettere insieme un film, scena per scena. Mostre come questa sono un ricordo della lotta. Stiamo vivendo le vite per le quali la gente prima di noi ha lottato. Sono un uomo gay, sono sposato, penso che abbiamo fatto molti progressi. Abbiamo un candidato alla presidenza che è apertamente gay e sposato. Abbiamo fatto molta strada.

Infine, quali sono le tue fotografie preferite dall'archivio di Baltrop?
Marsha sicuramente. Mi piacciono molto anche le fotografie dei tempi di Baltrop nella Marina. Potrebbe aver avuto un fidanzato in Marina. C'è una fotografia davvero bella di un giovane che lo guarda e puoi percepire il desiderio. Solo nel modo in cui inquadra un altro uomo. C'è anche tanta innocenza. Penso che l'immagine sia davvero, davvero bella.

"The Life and Times of Alvin Baltrop" sarà visitabile presso il Bronx Museum dal 7 agosto 2019 al 9 febbraio 2020.

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Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK

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50° anniversario di Stonewall