Screenshot dal trailer di Too Old To Die Young, disponibile su Amazon Prime

se "too old to die young" vi sembra una noia, è solo perché non l'avete capita

È l'anti-serie tv per eccellenza, ed è per questo che va vista (e solo dopo criticata).

di Benedetta Pini
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11 luglio 2019, 5:30am

Screenshot dal trailer di Too Old To Die Young, disponibile su Amazon Prime

Too Old To Die Young è uscita già da qualche settimana (per l’esattezza, il 14 giugno su Amazon Prime) ma non potevamo parlarne prima: fare binge watching è assolutamente impossibile. Va vista godendosi un episodio alla volta. Prendendosi il tempo che serve. La serie tv creata e diretta da Nicolas Winding Refn (il regista di Drive e The Neon Demon, per intenderci) è composta infatti da dieci episodi per un totale di 13 ore di girato—sì, avete fatto bene i conti: ogni episodio supera i 60 minuti, mettendo a dura prova anche i fan più accaniti, vista anche l'assenza totale di colpi di scena alla Nozze Rosse di Game of Thrones.

Già dalla struttura, insomma, siamo davanti a una sequela di mediometraggi collegati tra loro, ma senza particolari vincoli narrativi. L'unico filo conduttore è il protagonista Martin, interpretato da Miles Teller, un detective sui generis di Los Angeles invischiato fino al collo nei giri di narcotraffico più pericolosi della città. Ci fermiamo qui per evitare spoiler, ma è già abbastanza per capire che si tratta di un prodotto in stile Refn al 100 percento: c’è la violenza brutale ed esplosiva dei primi film (trilogia di Pusher, 1996-2005), ma è anche ben presente l’estetica rarefatta che, nel bene e nel male, ha caratterizzato i lavori del regista dopo il passaggio alla produzione americana.

Too Old To Die Young porta all’estremo non solo quella rappresentazione visiva lisergica, fatta di spazi urbani enormi pieni di oscurità in cui si muovono figure sole e disorientate, ma anche le riflessioni esistenzialiste inaugurate da Drive (2011), inserendosi nella tradizione del noir urbano più classico, ma rivisitato in una chiave contemporanea tutta tinta al neon.

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Screenshot dal trailer di Too Old To Die Young, disponibile su Amazon Prime

Se da queste premesse non fosse abbastanza chiaro, quindi, ve lo diciamo senza esitare: nel caso in cui siate alla ricerca di una serie tv come tante altre, magari un semplice diversivo per affrontare la noia estiva, allora lasciate perdere: Too Old To Die Young è l'anti-serie tv per antonomasia. Ne destruttura il linguaggio fin dalle fondamenta, stravolgendone le dinamiche di fruizione. Niente scelte “furbe” tipiche della serialità; dimenticate misteri da risolvere, arcani da svelare, giochi di suspense, insistenza su momenti di pathos e assolutamente cliff hanger. Tutto il contrario: il ritmo narrativo è dilatato fino all'esasperazione, i dialoghi sono ermetici e sconnessi, l’atmosfera generale è rarefatta, trasmessa da panoramiche lisergiche, una fotografia ombrosa e una costruzione delle inquadrature iper-estetizzata che arriva al limite del maniacale (e il pensiero qui va a The Young Pope di Sorrentino, in arrivo con la seconda parte The New Pope).

Come se non bastasse, a rendere questo piatto cinematografico ancor più difficile da digerire ci pensa la trama. Contorta e non lineare, la scrittura di Refn divaga, si perde nel fascino delle luci, negli angoli bui di Los Angeles e nei dialoghi estenuanti, senza riuscire a fornire uno sguardo più ampio che permetta di ricomporre i pezzi della storia. Se avete visto la terza stagione di Twin Peaks sapete a cosa facciamo riferimento: la cosiddetta "narrazione esplosa," introdotta nella serialità televisiva a partire da Lost (2004), che porta alle estreme conseguenze l’andamento controintuitivo, aritmico e spiazzante grazie al metraggio seriale (18 ore per Lynch, 13 per Refn), libero da ogni vincolo. Il risultato è una sorta di favola trascendentale dalla generatività potenzialmente inesauribile che trasmette un senso di confusione e irresolutezza.

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Screenshot dal trailer di Too Old To Die Young, disponibile su Amazon Prime

Le conseguenze sulla fruizione sono incisive, per non dire noiose e fastidiose. Come di fronte a una serie di scatole cinesi, lo spettatore è in trappola: nel momento in cui pensa di aver trovato una quadra si accorge che la stessa cela un’ulteriore domanda e si finisce in una voragine interpretativa asintotica così insolita da lasciare spiazzati. Ciò che rimane è un’oscurità impenetrabile e contemporaneamente stimolante, sintomo di un mondo completamente disgregato. Per questo Refn ha dichiarato che gli episodi si possono tranquillamente guardare senza seguire un ordine prestabilito, sconsigliando altamente il binge watching:

La cosa che mi affascina è che si può guardare sia in modo lineare, dall'inizio, sia saltando da un pezzo all'altro. Amo questa libertà, che è l'essenza della creatività. Non c'è dubbio che lo streaming sia il futuro: il cinema si sta evolvendo. Dobbiamo abbracciare il cambiamento. Basta vedere i nostri figli: siamo noi che dobbiamo guardare al futuro invece che imporre a loro una visione vecchia del mondo. La creatività è libertà di scelta, è avere più possibilità.

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Screenshot dal trailer di Too Old To Die Young, disponibile su Amazon Primee

Manca un centro del racconto, ma manca anche una figura eroica di riferimento dall’identità definita, che personifichi un sistema di valori univoco e assoluto - di contro all’eroe tipico del noir e di tutto il cinema classico. Come il doppio agente Cooper di Twin Peaks - Il ritorno, anche il protagonista di Too Old To Die Young, silenzioso e stoico, ha una personalità ambigua: è una sorta di giustiziere della notte, un anti-eroe vendicatore diviso tra la vita di giorno, alla luce della centrale di polizia, e la vita di notte, nell’oscurità dei giri malavitosi.

Una dualità che si fa specchio della società americana, che Refn, proprio come Lynch, vuole indagare in tutte le sue brutture, al di là della retorica dell’American Dream, del Paese della libertà, della pace e dell’accettazione. Non è un caso che Too Old To Die Young sia ambientata a Los Angeles, la città emblema di questa duplicità (vedi Mulholland Drive, 2001): sole, spiaggia, mare, libertà, spensieratezza, party, skate, surf, ma anche droga, tossicodipendenza, narcotraffico, violenza, perversioni, ricatti, arrivismo, abusi.

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Screenshot dal trailer di Too Old To Die Young, disponibile su Amazon Primee

Ed ecco che emerge la critica politico-sociale di Refn, mossa attraverso la messa in scena di una serie di figure rappresentative di una mascolinità tossica. Nella centrale di polizia vige un cameratismo fortemente maschilista e omofobo, con derive fasciste e sovraniste, anche se mascherato da gag e battute piuttosto becere. Nel resto della città la vita scorre come se niente fosse: sotto al torrido sole della California, che illumina l’infinità di appartamenti, loculi e motel in cui si verificano una serie di situazioni estreme e fortemente disturbanti (episodi di pedofilia, rape-porn, abusi sessuali e di potere) che rimangono lì, nascoste e indisturbate, protette dai tabù, il conservatorismo, l’ipocrisia e la misoginia che permeano la nostra società.

Ma dove la legge non arriva—o non vuole arrivare—arriva la giustizia privata, che innesca una spirale di violenze e vendette a catena come unico strumento di espulsione del male dal mondo, o di espiazione delle proprie colpe. Lo fa ogni personaggio: Martin per il suo collega, Diana e Yaritza (La Sacerdotessa dei Tarocchi, e ci sarebbe un discorso da aprire a parte solo sulla simbologia esoterica della serie) per le donne vittime di soprusi indicibili, affermandosi come i personaggi femminili più belli visti in una serie tv negli ultimi anni.

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Screenshot dal trailer di Too Old To Die Young, disponibile su Amazon Primee

Giunti alla fine della serie, si rimane come in catalessi a fissare lo schermo, cercando di tirare le fila di una matassa forse davvero impossibile da districare. Tra chi l’ha amata e chi l’ha considerata l’ennesima espressione del narcisismo di Refn, Too Old To Die Young è una critica implicita ai meccanismi di fruizione su cui fanno perno le serie tv contemporanee.

Siamo lontani anni luce dalla creazione studiata a tavolino di un hype di massa attorno ai prodotti Netflix, così come dai mastodontici episodi alla GoT (HBO), finalizzati esclusivamente a intrattenere e stupire, facendo parlare di sé tanto nella vita reale quanto sui social media. Too Old To Die Young vuole fare l’esatto contrario: contribuire alla sperimentazione in ambito audivisivo e, soprattutto, stimolare lo spettatore, costringendolo a fare fatica e a dedicargli tutta la sua attenzione. Sì, sarà una faticaccia, ma ne varrà la pena.

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Crediti


Testo di Benedetta Pini
Screenshot dal trailer di Too Old To Die Young