sara lorusso fotografa l'amore queer in tutta la sua assoluta banalità

Quiete domestica, piccoli gesti e colori delicati per ribadire il concetto più semplice in assoluto: Love is Love.

di Sara Lorusso
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25 giugno 2019, 3:02pm

Questo contenuto fa parte della Pride Week 2019, la nostra settimana tematica che vuole raccontare storie, persone e avvenimenti che fanno parte della cultura queer. Perché lo abbiamo già detto un po’ ovunque, ma vale la pena ricordarlo: i-D è a favore dell’amore, in tutte le sue forme. Dell’uguaglianza, a tutti i costi. Della tolleranza, senza eccezioni. Buona settimana del Pride a tutti, ci vediamo sabato tra le strade di Milano per celebrare l’orgoglio LGBTQ. In questo articolo la fotografa Sara Lorusso ci parla del suo ultimo progetto, “Love is Love”, spiegandoci com’è nato e qual è l’obiettivo di tali immagini. Ah, Sara è alla ricerca di nuove coppie che vogliano farsi ritrarre nella loro intimità. Se siete interessati, scrivetele in DM e sarà felice di contattarvi.

Quando si parla del sesso di una persona, nella maggior parte dei casi lo si fa riferendosi a quello che gli è stato assegnato alla nascita, sulla base insomma dei genitali con cui veniamo al mondo. È una realtà comunemente accettata e condivisa, le cui regole sono dettate dalla società stessa in cui viviamo. Alle etichette di maschio e femmina, però, si aggiungono quelle di donna e uomo, che sono invece costrutti sociali a tutti gli effetti. Quattro etichette che non bastano minimamente a descrivere l’essere umano. Esistono altre sfumature. E allora cominciamo facendo chiarezza.

Un aiuto essenziale ci viene fornito da VICE, che pochi giorni fa ha pubblicato “Le definizioni LGBTQ+ che ognuno dovrebbe conoscere.” Cisgender, queer, genderfluid, intersessuale, a-gender, non binario, transessuale, : le definizioni a cui ci hanno abituati sono riduttive, totalmente impossibilitate a raccontare la varietà dello spettro umano.

È stato riflettendo su queste infinite classificazioni che ho sviluppato il concept di Love is Love, il mio ultimo progetto fotografico. Attraverso i miei scatti cerco di raccontare giovani coppie italiane, mostrare il loro amore, entrare nella loro quotidianità, nelle loro camere e dar loro modo di urlare al mondo: “Ci siamo anche noi, ci amiamo, ci amiamo come una persona può amare un’altra persona.” Qualunque sia il genere, l’amore che due persone provano uno per l’altro è sempre valido.

Tutti loro sono cresciuti confrontandosi quotidianamente con una realtà che ancora li fa sentire diversi ed emarginati. Un bacio per strada? Sarebbe molto facile sentirsi urlare: “Fatelo a casa vostra,” peccato che poi in casa spesso non gli è permesso neanche di tenersi per mano. Ho sempre vissuto la mia sessualità e quella degli altri in modo molto aperto, amare mi sembra la cosa più normale del mondo. L’amore è amore e tutti abbiamo il diritto di sentirci a casa nella nostra pelle. Un diritto che ad alcuni è stato negato per troppo tempo.

Dopo queste considerazioni, ho iniziato a riflettere su come avrei potuto traslare sul piano fotografico tale diversificarsi di realtà, esplorando il modo in cui chi non si definisce binario vive una relazione sentimentale nel 2019. Mi sono detta che fin da piccoli, siamo soffocati da innumerevoli opinioni sull'amore—che cos'è, come sapere se ce l'hai, chi è autorizzato a celebrarlo, quando è o non è appropriato, e dove trovarlo. Questo porta ognuno di noi a cercarlo con ossessività nell’età adolescenziale. Fino a quando davvero ci innamoriamo, e di colpo tutte le persone che ci circondano sono felici per noi.

Ma quando questo succede con una persona del tuo stesso sesso, le cose cambiano. Spesso dobbiamo tenerlo segreto ai nostri famigliari, non siamo liberi di essere e di esprimerci per quello che realmente siamo, così si finisce per trasformare qualcosa di così forte e bello in qualcosa di negativo per la nostra persona. In Italia, purtroppo, a causa di una classe dirigente estremista, nell’ultimo anno i diritti delle persone omosessuali e transgender sono stati messi a repentaglio. Non ci si vergogna più di essere omofobi.

Nel giro di 12 mesi sono state 187 le aggressione a persone LGBTQ, almeno quelle riportate dalla carta stampata. Uno degli esponenti della Lega scrive: “Continueremo a difendere la libertà educativa delle famiglie e la libertà dei nostri figli di non subire l’indottrinamento GENDER, costi quel che costi.’’ Il ministro Salvini ribatte: ‘'Per me la mamma è la mamma e il papà è il papà. Non è che ci sono marmellate, uteri in affitto, adozioni gay tutte queste robe, bambini al supermercato: tutte robe fuori dal mondo.'' O ancora: “Le famiglie arcobaleno non esistono,” pronunciata dal Ministro Lorenzo Fontana. ILGA-Europe ha diffuso la Rainbow Map del 2019, che sottolinea il livello di rispetto e di tutela dei diritti delle persone LGBTQ in Europa. Su 49 Paesi presi in esame, l’Italia è 34esima. In un anno abbiamo perso due posizioni.

Così negli ultimi mesi ho fotografato quattro coppie queer italiane, raccontandone la quotidianità e riflettendo sul significato delle loro relazioni. Alcuni di loro hanno scelto di accompagnare gli scatti con un commento, altri no. Ed è giusto così: non sempre sono necessarie parole, ma se qualcuno vuole esprimersi, deve essere libero di farlo.

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"Mi infastidisce e mi irrita sapere che la nostra relazione spesso venga ritenuta qualcosa di puramente sessuale. Molte volte mi (ci) hanno fatto osservazioni non richieste sul fatto che la nostra relazione non sia ''autentica'. Ci è capitato che un ragazzo ci dicesse, guardandoci negli occhi con nonchalance, che 'una volta trovato il ragazzo giusto ci saremmo lasciate,' perché tanto 'ci stavamo solo esercitando per i ragazzi.' È stato imbarazzante a dir poco. E poi ci sono i grandi classici, quelli intramontabili: 'Ma non fate veramente sesso, voi!' oppure 'Dai, baciatevi davanti a me...' Sono sintomi di una società palesemente fallocentrica (non esiste altro modo di fare sesso se non un pene che penetra una vagina), che ipersessualizza le relazioni wlw solo per lo sguardo maschile, e allo stesso tempo le ridicolizza ('non avrete mai una vera relazione perché non c’è un uomo')." — Letizia, 23, fotografata con Giulia
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Guido e Gianmarco
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Giulia e Caterina
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"Pensiamo che amarsi e prendersi cura l’una dell’altra in una relazione non etero sia un atto di forza e resistenza. Siamo consapevoli degli sguardi che riceviamo, delle persone per strada che distolgono lo sguardo o ci fissano, scambiandosi sguardi d’intesa. Notiamo le foto scattate senza il nostro consenso quando siamo intime in pubblico e che la vicinanza tra i nostri corpi è spesso un invito a feticismo, scherno e critica. Ci rendiamo conto del nostro privilegio nel vivere in un paese dove possiamo vivere con relativa libertà, ma le realtà è che non dovremmo essere costrette ad affrontare tutto questo. Far parte di questa comunità e avere un'identità fuori dagli schemi non è un unico evento che ti cambia la vita, ma una costante ricerca dentro e fuori se stessi, nelle persone simili a noi e nell'amore che nutriamo l'una per l'altra. Vogliamo che le persone sappiano che le loro identità possono essere fluide e nello stesso tempo molto stabili e forti. Vogliamo che le persone LGBTQ, a prescindere dalla loro etnia, classe, espressione di genere, condizione fisica e psichica possano essere libere di muoversi nel mondo con la stessa facilità di chi non si è mai dovuto porre questi problemi."—Delphina, 24, fotografata con Cecilia
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Gioele e Beatrice
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Giulia e Caterina
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"Non mi hanno mai detto che vivo la mia relazione solo perché 'va di moda,' ma è una frase che sento dire spesso. Non posso fare altro che riderne, perché chi fa questo genere di commenti non riesce proprio a capire che se oggi molte più persone fanno coming out è solo perché non rischiano la vita dicendo 'io sono gay.' E ancora, questa associazione moda = frivolo = esibizionista degrada le relazioni wlw a semplice 'gioco' per uno spettatore. Questo accade soprattutto per le ragazze bisessuali (credo una delle categorie LGBTQ più marginalizzate) perché 'non sono veramente bisessuali, lo fanno solo per attirare uomini.' È assurdo, degradante, irritante."—Letizia, 23, fotografata con Giulia
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Gioele e Beatrice
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"Viviamo in un mondo che non è fatto a misura di persone come noi e in cui ci si aspetta che si agisca all’interno di certe strutture predeterminate; quando si è una relazione fuori da queste norme, spesso si impara a vedere con occhio più critico certe disfunzioni che aiutano a mantenere lo status quo patriarcale e eteronormativo. Nella nostra esperienza, trovarsi vivere fuori da queste convenzioni ci ha spinte a trovare valore nella comunicazione, nel rispetto reciproco e nell’ avere come obiettivo la crescita propria e dell’ altra persona. Siccome nella scoperta della propria identità spesso ci sono ostacoli interni e esterni da superare, si inizia a lavorare su se stessi e voler rendere la propria relazione più sana e più lontana possibile da quei canoni tossici in siamo cresciuti."—Delphina, 24, fotografata con Cecilia
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Guido e Gianmarco
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Giulia e Caterina

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Articolo sempre valido e importante, che tutti dovremmo conoscere a menadito:

Crediti


Fotografia di Sara Lorusso

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