Fotografia di Adrien Dirand

incontriamo daniel arsham, l'artista che ha collaborato con kim jones da dior per la s/s20

In un'intervista esclusiva, Daniel ci ha raccontato come ha unito la sua arte all'ultima collezione uomo di Dior.

di Ryan White
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25 giugno 2019, 6:53am

Fotografia di Adrien Dirand

Dall'illustratore punk Raymond Pettibon allo street artist KAWS, l’era di Kim Jones da Dior è già segnata dalla sua passione per le collaborazioni con vari artisti. E questa stagione non è da meno. Questa volta ha arruolato Daniel Arsham (l'artista americano famoso per le sue installazioni architettoniche deformate) per lavorare sia sulla collezione primavera / estate 20 che sul set e sul logo che la accompagnano. Ancora una volta Kim ha arricchito il suo lavoro con concetti che vanno al di là della moda, intrecciando una serie di idee che abbracciano varie discipline.

Tra arte, film e architettura, il lavoro di Daniel è sempre stato rivolto fermamente al futuro: basta prendere il lavoro che ha ispirato la collaborazione con Dior, Future Relics, una serie di installazioni in nove parti che ha descritto come "nove vignette che si svolgono durante un lungo periodo di tempo," ambientato in un mondo distopico in cui tutti gli oggetti quotidiani di oggi sono diventati fossili obsoleti. Dai grandi loghi all'esterno della sfilata, agli oggetti dell’ufficio di Christian Dior - tutti reimmaginati come reperti geologico - la primavera / estate 20 è un tentativo di rappresentare quello che Dior potrebbe diventare tra migliaia di anni.

"Sono sempre stato un fan di quello che Kim ha fatto negli ultimi anni," spiega Daniel della loro collaborazione. "L'unica altra cosa che ho davvero fatto per lui era per la rivista A Magazine Curated by...Ho disegnato il cane di Christian Dior, il cane di Kim, il cane che è nel mio studio, Dexter. Lavoravamo molto, inviandoci cose tramite sms. Poi mi ha contattato per chiedermi se ero interessato a questa nuova collaborazione." Qui, Daniel ci racconta tutto ciò che c'è da sapere sull'ultima collaborazione di Dior.

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Fotografia di Adrien Dirand

In che modo hai contribuito alla realizzazione di questa collezione?
Abbiamo trascorso molto tempo nell'archivio Dior, guardando i vecchi bozzetti e oggetti creati dal signor Dior stesso o dalla maison, a partire dagli anni '50. Quindi penso che molta ispirazione sia arrivata da lì. Gran parte della collezione riguarda l'identificazione di questi pezzi iconici della casa. Un orologio che era nell'atelier di Christian Dior a Parigi, un telefono che era sua scrivania nella sua casa nel sud della Francia.

E reinterpretando questi oggetti come reliquie archeologiche; pensa a loro come a cose che potrebbero venire trovate tra mille, diecimila anni. C'è un cambiamento materiale in questi oggetti, li ho ricreati in diversi tipi di cristallo: quarzo, selenite, calcite blu e rosa. Attraverso questa trasformazione, quasi come una trasformazione alchemica, questi oggetti cominciano ad avere una sorta di età vera. Kim si è ispirato a molta della ricerca sui materiali con cui lavoro, sia per questa collaborazione che nelle mie altre opere, facendo semplicemente riferimento a questi diversi aspetti nella collezione.

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Hai detto in passato che fai fare all'architettura cose che non dovrebbe fare - si potrebbe dire lo stesso sugli abiti?
Voglio dire, c'è un sacco di maestria in quello che Kim e Stephen Jones hanno fatto per questa collezione, penso che siano riusciti a trasformare la tecnica e l'aspetto visivo della cristallizzazione del mio lavoro, la distruzione delle superfici, e fare veramente un'esplorazione materiale completa. Hanno fatto cose con la collezione che non pensavo fossero possibili all'inizio, specialmente con i gioielli, su cui ha lavorato Yoon di Ambush. È riuscita a ottenere questo tipo di incredibile opacità coi cristalli incastonati, quindi i gioielli sembrano quasi essere stati disseppelliti dal terreno in un futuro remoto. Sono “invecchiati” ma magnificamente.

In che modo la moda ha influenzato le tue precedenti opere?
Ho così tanti amici nella moda. Probabilmente più di quelli che sono “visual artist”. Trovo che il ritmo della moda sia d’ispirazione; i modi in cui i designer usano i materiali, le cose che indossi, come ti fanno sentire, la loro utilità, la loro mancanza di utilità e il rapporto con la storia. Ho visto i miei amici sviluppare il loro talento artistico negli ultimi anni e sicuramente mi sono stati d’ispirazione.

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Per sapere di più su Kim Jones da Dior, leggi qui:

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK

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