nessuno sa immortalare il nudo femminile come camille vivier

"Ammiro i personaggi femminili. Donne ferite, donne forti, donne ambivalenti. Penso sempre alle cantanti italiane come Mina, le dive che parlano di storie d'amore impossibili."

di Patrick Thévenin
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21 maggio 2019, 2:46pm

Sin dal suo esordio in Purple, Camille Vivier ha scattato sia editoriali di moda che progetti personali, ispirandosi a cinema, scultura, femminismo, fantasie provate e ossessioni segrete. Vivier ha da poco pubblicato il libro Twist, una raccolta di immagini del corpo femminile scattate dalla fotografa negli ultimi dieci anni.

Per l'occasione, l'abbiamo incontrata per farci raccontare meglio come il mondo della fotografia può ridefinire il concetto di femminilità ben oltre i suoi confini.

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Come è nato questo libro?
È stata la casa editrice a contattarmi. Ho sempre voluto fare un libro, ma non ne avevo mai avuto il tempo. Dopo il nostro primo incontro, Jurgen [Maelfeyt, di Art Paper Edititions, NdT] ha studiato il mio archivio fotografico e insieme abbiamo deciso di creare un libro basato su fotografie che coprono un decennio. C'è sicuramente un elemento che unisce tutte le immagini - una sorta di collegamento tra corpo femminile con forme antropomorfe, sculture, architettura e oggetti. È stato come risolvere un puzzle.

Come mai ti sei focalizzata sul nudo femminile?
Prima di tutto, penso che derivi dal desiderio di lasciar perdere i vestiti, di cancellare i marcatori sociali. Chiaramente parte dalla mia voglia di lavorare sui nudi come genere pittorico e classico, per reinterpretarli a modo mio.

Da dove nasce la tua ispirazione?
Spesso da qualcosa che leggo o da un film che vedo. Poi, a livello pratico, lavoro molto con la luce, è fondamentale per dare forma all'immagine. Mi concentro molto sull'architettura e la composizione. E sul design, ovviamente.

Sfogliando le pagine di Twist ho notato alcune pose che potrebbero essere considerate più accademiche, eppure mi sembra che ti piaccia sfatare i cliché.
Sì, li distorco. Questo è il concetto del libro: ruotare qualcosa sul suo asse per creare spazio per l'umorismo. Un riferimento che è allo stesso tempo pop e obsoleto, un po' lezioso e contemporaneo. Mi piace molto l'idea di giocare con i riferimenti e con l'artificio.

Prenderesti mai in considerazione l'idea di passare alla scultura?
Scultura no, ma lavorare sulle foto come se fossero un oggetto, quello sì, assolutamente. Si tratta di non pensare all'immagine, ma a volumi e forme nello spazio. Lavoro anche con le cornici—in gesso e cemento di solito. Non mi piacciono le cornici troppo museali, perché non dicono nulla. Mi piace quando una cornice completa l'immagine, quando ne diventa una sua estensione.

Fai spesso fotografie di luoghi e cose un po' insolite. Parchi a tema abbandonati, sculture bizzarre, dinosauri di cemento... Dove trovi questi luoghi perduti?
Faccio molta ricerca. Potrebbero sembrare reliquie archeologiche, ma in realtà, molti di questi posti sono appena fuori Parigi. Queste sculture sono molto comuni nei sobborghi a sud della città. C'è un posto che mi piace molto, vicino al fiume Marne, dove un professore ha realizzato delle sculture usando blocchi di pietra di un ponte bombardato. Poi ci sono luoghi un po' più monumentali, come La Scarzuola in Italia - un convento restaurato dall'architetto Tommaso Buzzi. Ma di solito preferisco fotografare i dettagli; non cerco necessariamente di documentare lo spazio nella sua totalità. Mi piacciono molto le sculture che non sono passate ai posteri, che sono solo decorazioni e a cui nessuno fa caso. Le persone ci passano accanto, eppure non le vedono... Come quell'enorme scalinata a forma di donna in un parco di Ivry.

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E come mai scegli di fotografare quasi esclusivamente donne?
Non lo so davvero; ha a che fare con un sentimento, con l'identificazione. Mi piace l'idea di un mondo mitologico popolato da donne. L'altro giorno qualcuno mi ha chiesto quando mi sono resa conto del concetto di glamour, e ho capito che era quando ero piccola, quando qualcuno mi ha dato un libro da colorare di Divine.

Divine? Di John Waters?
Sì, quel Divine! La questione dell'identità mi ha sempre intrigato. Mi piacciono le donne che sono super truccate, femminili e forti insieme. Beh, donne o uomini!

Cos'è che ti affascina delle donne?
Ammiro i personaggi femminili. Donne ferite, donne forti, donne ambivalenti. Penso sempre alle cantanti italiane come Mina, le dive che parlano di storie d'amore impossibili.

Pensi che smetterai di fare foto di moda un giorno?
No, amo molto la moda e l'abbigliamento. Mi danno molta ispirazione. La fotografia di moda mi dà idee per altre immagini. Il mio modo di lavorare è piuttosto organico. Ma sì, mi piacerebbe fare più mostre, avere più collezionisti e ovviamente vendere il mio lavoro!

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Camille Vivier : « Twist » (Art Paper Editions).

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Questo articolo è apparso originariamente su VICE FR

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