venezia, la biennale e la terza via: una giornata con milovan farronato

È il curatore del Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2019. Difficile catturarne l'essenza, noi ci abbiamo provato girovagando con lui tra i canali veneziani.

di Matilde Cerruti Quara
|
29 aprile 2019, 5:00am

Uno spavaldo spruzzo salmastro, le sinuose linee del marmo antico, i capelli infuocati dai raggi del sole. Un sorriso accennato, degno del gatto con gli stivali. Difficile descrivere Milovan Farronato, con o senza pellicola. Tantomeno pensare di inquadrarlo.

Siamo a zonzo per il dedalo di calli, ponti e campielli che disegnano Venezia. Insieme a noi c’è l’artista Liliana Moro, che con Enrico David e Chiara Fumai è stata scelta per rappresentare il paese alla Biennale 2019. Passeggiamo e bonariamente Liliana accetta di scattare qualche foto in bianco e nero a Milovan, scandendo così il nostro girovagare a colori.

Milovan Farronato Intervista Biennale Venezia Editoriale i-D Italy

La radice mil- nel mondo slavo indica uno stato di grazia, bontà d’animo, benevolenza. Mi diverte immaginare che il nome Milovan se lo sia scelto lui, o meglio, il suo spirito antico; mai antiquato, da sempre evidentemente lungimirante. Allineamenti astrali di positivo auspicio. Reincarnatosi nel 1973 nel paese di Borgonovo val Tidone, con i suoi lunghi capelli ramati, gli occhi azzurri pungenti e la pelle diafana sembra uscito da una leggenda teutonica fatta di silfi e silfidi—i geni che popolano aria, acqua e boschi. Eppure ama i vulcani.

Milovan infatti è anche Direttore e Curatore del Fiorucci Art Trust, istituzione londinese che si adopera per promuovere l’arte contemporanea in maniera convenzionale e non, fondata nel 2010 dalla visionaria mecenate Nicoletta Fiorucci. Per il Trust, Milovan ha concepito il magnetico e magmatico festival annuale Volcano Extravaganza sull’isola di Stromboli, in Sicilia, ormai giunto alla nona edizione.

Milovan Farronato Intervista Biennale Venezia Editoriale i-D Italy

Le mostre di Milovan, anticonformiste e rigorose, si sono avventurate dalla giungla di cemento di San Paolo, Brasile, fino alle mistiche foreste della Polonia. Dal misterioso romanticismo di Bruxelles sino alle vetrine illuminate della Torre Velasca. Ha diretto Viafarini e DOCVA a Milano, curato il programma della Galleria Civica di Modena, insegnato Cultura Visiva allo IUAV di Venezia. Sua specialità, il saper danzare senza sforzo un’articolata quadriglia tra aulico e accademico, metafisica trascendentale e vita di strada. Sua firma d’autore curare gli artisti, coreografandone le energie prima ancora che le opere. Con un formidabile intuito anche per la più piccola, apparentemente insignificante, informazione. Et voilà, l’incantesimo è servito. Non potete più scappare.

La mostra da lui orchestrata per il Padiglione Italia—a cui noi di i-D Italy dedicheremo un capitolo a parte—s’intitola Né altra Né questa. Due punti, sottotitolo: La sfida al Labirinto, facendo riferimento a un saggio di Italo Calvino del 1962 in cui lo scrittore osserva e delinea le reazioni del mondo culturale al boom industriale, affidando alla letteratura il compito di costruire un’immagine cosmica, di creare un dialogo con il futuro, trovando l’atteggiamento migliore. Implicita è la pacifica accettazione che la via d’uscita possa non essere altro che il passaggio da un labirinto all’altro.

Milovan Farronato Intervista Biennale Venezia Editoriale i-D Italy

Alle due vie narrate da Calvino, quella razionale e quella viscerale, che Milovan trova rispecchiarsi, rispettivamente, nelle pratiche artistiche di Liliana Moro ed Enrico David, si aggiunge quella di Chiara Fumai, “la possibilità di trovare una connessione tra i due atteggiamenti. Il fascino del labirinto in quanto tale, del perdersi in esso, di presentare questa assenza di vie d’uscita come la vera condizione dell’uomo” dice in conferenza stampa. “Siamo a favore dell’arte che affronta il labirinto, e della complessità come una ricchezza.”

In un contesto di consumo veloce come quello odierno, rasserena vedere che Milovan ha operato scelte artistiche integerrime ed emozionali, legate ai suoi artisti di sempre, da sempre e per sempre supportati. È un tipo fedele, affiancato da un dream team tutto al femminile, composto da Stella Bottai (Coordinatore Scientifico), Lavinia Filippi (Consulente alla ricerca) e Giorgia Gallina (Coordinamento della produzione).

Milovan Farronato Intervista Biennale Venezia Editoriale i-D Italy

Oggi indossa una giacca verde smeraldo sul cui retro campeggia a caratteri maiuscoli la scritta bianca ALL PASSION SPENT. Una citazione seducente, che apre una matrioska letteraria. Ogni passione spenta. Le ultime tre parole del verso finale del Sansone Agonista, un closet drama del poeta Seicentesco John Milton. Il titolo della catartica novella di Vita Sackwille-West, un passionale invito all’indipendenza e al libero arbitrio. Ma anche si dice che Vita, poetessa e botanica, intrepida powergirl anticonformista, iconica musa e amante di Virginia Woolf, ne fosse stata l’ispirazione per il suo Orlando: l’immaginaria biografia di un personaggio gender-fluid ante litteram condannato da un sortilegio a un’esistenza lunga quattro secoli, che da uomo diventa donna.

Ma del resto, l’apparente perdita di se stessi è una delle metafore esistenziali che Milovan allinea all’idea del labirinto, struttura umana tanto perfetta quanto contorta, che nelle sue trasformazioni contiene la chiave di ogni possibile soluzione. Come spesso con lui accade, la coincidenza diventa sincronicità. E perdersi significa trovarsi. Lo sbilanciamento, una soluzione per prendere le distanze da un sistema dicotomico. Non agire in maniera titubante. Chi esita ha perso in partenza. La sfida che Milovan pone, la pone in fondo anche a se stesso, con la meticolosa costanza di un atleta olimpionico. Frequentarlo significa imbarcarsi in un’avventura, sempre diversa. Ed è sempre una scelta, reciproca.

Milovan Farronato Intervista Biennale Venezia Editoriale i-D Italy

E quindi, chi è Milovan Farronato? Sornione come una sfinge, immagino che lui risponderebbe: “Di quel che sono non sono, e di quel che non sono, sono,” omaggiando trasversalmente un lavoro della sua amica Goshka Macuga. A suggerire che in fondo, la risposta non è rilevante. Forse addirittura una perdita di tempo. Anzi, quasi certamente! L’importante è il senso di priorità: fare, sbrigare e lavorare, o meglio “slavorare” à la Chiara Fumai—che in ragione della loro profonda affinità fu forse anche l’unica che una definizione, a lui consona, l’aveva trovata.

Quella di uomo alfa con un Δαίμων, daimon e non demone, femminile che ogni tanto ha urgenza di manifestarsi. Capire e non definire. Dopodiché nessuna scelta è sbagliata, basta decidersi, e anche rimanere fuori è un’opzione. Le vie sono molteplici, e in fondo Milovan non è che quel che è, ed è la sua alchimia a trasformarlo agli altri, di sguardo in sguardo, di voce in voce.

Milovan Farronato Intervista Biennale Venezia Editoriale i-D Italy

Una creatura terrestre dai risvolti mitologici. Due gambe lunghe e spesso un paio di tacchi. Spirito libero e indomito, autoironico volentieri, con un’intensa dedizione per gli amici, il Brasile e l’extra-vagare alla ricerca della sua maison absolue. L’allegoria del Fluxus che non smette mai di scorrere, la mia perfetta icona punk, lo specchio alla fine del labirinto.

Osserviamo il crepuscolo in silenzio appollaiati in una delle belle terrazze delle Zattere, che occhieggiano al canale della Giudecca. Si accendono i lampioni, ci ricordano di un’opera di Liliana. Il sole ormai si è fatto ingurgitare dall’orizzonte, dove lontana si staglia, come una città invisibile, la zona industriale di Marghera. La giornata è finita.

Milovan Farronato Intervista Biennale Venezia Editoriale i-D Italy

“Uno spritz per favore. Per quel tuo testo… Devo rispondere a delle domande?”

“Una sola,” gli rispondo. “Ogni passione spenta: rimane la catarsi?”

“Arsa o millesimata fino all’ultima goccia… Propendo per la seconda.”

Milovan Farronato Intervista Biennale Venezia Editoriale i-D Italy
Milovan Farronato Intervista Biennale Venezia Editoriale i-D Italy
Milovan Farronato Intervista Biennale Venezia Editoriale i-D Italy
Milovan Farronato Intervista Biennale Venezia Editoriale i-D Italy
Milovan Farronato Intervista Biennale Venezia Editoriale i-D Italy
Milovan Farronato Intervista Biennale Venezia Editoriale i-D Italy
Milovan Farronato Intervista Biennale Venezia Editoriale i-D Italy
Milovan Farronato Intervista Biennale Venezia Editoriale i-D Italy

Segui i-D su Instagram e Facebook

Mentre aspettiamo l'apertura della Biennale 2019, qui il racconto della performance vincitrice del Leone D'Oro della scorsa edizione:

Crediti


Testo, direzione creativa, styling e produzione di Matilde Cerruti Quara
Fotografia in bianco e nero di Liliana Moro.
Fotografia a colori di Aurora Zonta
Assistente allo styling Enrico Viale
Milovan Farronato indossa tutti abiti Gucci

Un ringraziamento speciale a Milovan Farronato (Curatore Padiglione Italia 2019), Liliana Moro (Artist), Stella Bottai (Coordinatore Scientifico / Padiglione Italia 2019), Lavinia Filippi (Consulente alla ricerca / Padiglione Italia 2019), Giorgia Gallina (Coordinamento della produzione / Padiglione Italia 2019).