Fotografia di Alberto Pelayo 

cosa significa fotografare la bellezza non convenzionale oggi

Conosciamo Alberto, che fa scouting su Tinder, Grindr e Instagram e fotografa le sue modelle mentre si annoiano, sono arrabbiate o hanno un orgasmo.

di Amanda Margiaria
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12 luglio 2019, 10:13am

Fotografia di Alberto Pelayo 

Artista 3D, fotografo di moda e product designer specializzato in footwear. Stiamo parlando di Alberto Pelayo, un artista messicano basato a Milano che è tutte e tre queste cose, ma anche molto di più. Se il suo nome vi suona familiare, è perché ve ne avevamo già parlato. Era infatti suo lo sguardo dietro agli scatti che hanno immortalato il Milano Pride 2019, quando 300.000 persone si sono riversate tra le strade della città per celebrare l’amore, in concomitanza col 50esimo anniversario dei Moti di Stonewall. Ed è sempre lui che ci ha accompagnato a Miart 2018, fotografando per noi volti e opere della rassegna. Insomma, Alberto fa parte della i-D Family ormai da tempo, ma con l'uscita del suo nuovo progetto, Mundo, abbiamo deciso di dedicargli uno spazio più ampio in cui raccontarsi ed esprimere la sua visione del mondo (o Mundo, per l'appunto).

Al centro della sua ricerca artistica si pone l'interesse per le persone, intese come individui fatti di bello e brutto, scelte giuste e sbagliate, errori e rimedi. Per quanto eclettica, ibrida e multimediale, quella di Alberto rimane sempre una creatività profondamente umana, volta a indagare il rapporto tra l’individuo e lo spazio, ma anche tra l’individuo e la propria interiorità. Le potenzialità del digitale vengono così sfruttate al massimo da Alberto, senza slegarsi mai dall’esperienza diretta: per intenderci, scouting ai party, drink e sigaretta alla mano, e poi elaborazione 3D del computer, passando ore e ore da solo davanti a uno schermo.

Esempio assolutamente calzante di questa dualità estetica e d'approccio è, appunto, l'editoriale Mundo, in cui fotografia di moda e alterazione digitale dell'immagine si fondono dando vita a una nuova dimensione. Ne abbiamo parlato qui direttamente con Alberto:

Fotografia di Alberto Pelayo intervista i-D Italy

Ciao Alberto! Noi ti conosciamo bene, ma è ora di farti conoscere anche ai lettori. Quindi raccontaci un po' chi sei e come ti sei avvicinato al mondo della fotografia.
Beh, la fotografia l’ho scoperta probabilmente intorno ai 14 anni, ma prima di iniziare a scattare mi dedicavo al videomaking nella città in cui sono nato, Autlán, in Messico. Ero ossessionato dai panorami, e così nel giro di qualche tempo è poi arrivato spontaneo il passaggio alla fotografia. Ma il vero colpo di fulmine è arrivato verso i 16 anni, quando ho visto un programma televisivo che trasformava ragazze ordinarie in modelle per un giorno, per la durata di uno scatto. Guardare il processo con il quale si realizzava questa “utopia” attraverso l’abbigliamento, il trucco e il contesto, e osservare come cambiava l'atteggiamento delle ragazze e delle inquadrature ha fatto scattare qualcosa in me. Così, il giorno subito dopo mi sono cimentato nel mio primo scatto, ma è stato un disastro!

In quella prima fase la mia più grande ispirazione è sempre stata mia madre. Era così chic, si cuciva da sola tutti gli abiti che indossava. Ho passato moltissimo tempo con lei quando ero piccolo, comprando tessuti e cercando accessori insieme. Sapeva creare capi straordinari senza un centesimo e a un certo punto mi sono detto: come sarebbe la sua versione 20enne? Così ho mischiato i capi del suo armadio con gli orrendi lavoretti artigianali che facevo allora, usando anche le lenzuola e i cappelli, poi ho chiamato alcune mie amiche e le ho fotografate. Dopo quell’esperienza ho realizzato che volevo fare qualcosa di più sperimentale, ma è in quel primo set improvvisato che ho iniziato a sviluppare una mia visione estetica del bello.

Fotografia di Alberto Pelayo intervista i-D Italy

Come individui i soggetti da fotografare?
Solitamente faccio scouting alle feste, fuori dalle scuole e anche su Tinder, Grinder e Instagram, ovviamente. Non mi piacciono le bellezze classiche.

Quali valori vuoi rappresentare e sostenere con il tuo lavoro?
Mi piace l’idea di mostrare al fruitore una “situazione”, piuttosto che la bellezza delle mie modelle. Mi interessano le sensazioni suscitate dall’interazione tra il soggetto e lo spazio. I miei scatti preferiti non fanno vedere molto del viso delle modelle, oppure le rappresentano in situazioni di sofferenza, noia, felicità, imbarazzo o persino durante un orgasmo; è tutta una questione di sensazioni che si sprigionano da situazioni normali trasposte in uno spazio inaspettato. Ho studiato product design, modello gli oggetti lavorando in 3D e amo il fatto che si tratta di un universo infinito, senza limiti di forma, materiale e gravità. Quindi il mio lavoro unisce tutte le mie passioni.

Fotografia di Alberto Pelayo intervista i-D Italy

La domanda successiva sorge spontanea: quali sensazioni speri di evocare nel fruitore immortalando le modelle in attimi così inaspettati?
Curiosità, sicuramente, e quel "Mmmh… C’è qualcosa che non va qui, ma ho capito dove vuoi arrivare, forse." Mi piace giocare con l’immaginazione delle persone.

Come descriveresti la tua estetica?
Cruda, grezza, sessuale, persa, primitiva e sbagliata. Forse perché io stesso sono tutte queste cose insieme e mi sono sentito sbagliato per molto tempo, specie quando ero piccolo. Un giorno ho semplicemente accettato di essere come sono. Ricordo che mi chiamavano Dumbo, per esempio, e ora sto lavorando a un progetto incentrato proprio sulle orecchie grandi, a sventola.

Fotografia di Alberto Pelayo intervista i-D Italy

Qual è il tuo rapporto con i social media? Pensi che Instagram ti stia aiutando a guadagnare visibilità come fotografo?
Uso il mio account Instagram continuamente, è veloce e sempre a portata di mano. Mi serve per fare ricerca, ma soprattutto per capire me stesso, cercando di cogliere i miei personal mood e traslitterarli nel mio lavoro. Sì, mi ha sicuramente aiutato a guadagnare visibilità anche grazie agli altri account (magazine o collaboratori) che hanno condiviso il mio lavoro. Sono molto affascinato dai selfie con pose senza senso che vedo scrollando il feed. Devo dire che non sono ossessionato dalla visibilità o dai follower, anche se è certamente appagante quando le persone seguono il mio lavoro, ma lo mostro solo perché voglio condividere le mie idee e confrontarmi, incontrare altri creativi con cui lavorare; credo fortemente nella collaborazione.

Le Instagram Stories, invece, sono diventate per me come una finestra, prima di tutto per accedere a me stesso, per ricordare chi sono in quanto “materia”, per vedere il mio volto, il mio corpo e le esperienze che questo essere umano sta vivendo e come la percezione del reale possa cambiare tra l’esperienza diretta e la mediazione dello schermo. Certi giorni ho un aspetto orribile e lo mostro lì, oppure un giorno ho bruciato il cibo che stavo cucinando e l’ho mostrato, così come la mia famiglia e le cose pacchiane che amo. Mi piace mostrare un essere umano in tutti i suoi aspetti, nei giorni cool e nei giorni orribili, con tutti i suoi difetti. Faccio un sacco di cose stupide nelle mie IG stories e non mi interessa il giudizio degli altri.

Fotografia di Alberto Pelayo intervista i-D Italy

Stai lavorando su qualche progetto nuovo o particolarmente interessante in questo momento?
Sono sempre al lavoro su qualcosa di nuovo, in questo momento mi sto concentrando principalmente su progetti in 3D per creare un’altra collisione tra il mio lavoro come fotografo e come designer.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri?
Juergen Teller e Sharna Osborne. Anche se non hanno niente in comune, entrambi hanno una tecnica straordinaria, grezza e stilosa, sono unici nel non seguire le regole, giocando con il brutto e/o con elementi oscuri.

Fotografia di Alberto Pelayo intervista i-D Italy

Ti va di raccontarci qualche tua esperienza memorabile in quanto fotografo?
Ogni scatto ha la sua storia, ma uno che ricordo in particolare risale a Journey of Transparency (immagine che è poi diventata la mia prima copertina), quando ho avuto l’opportunità di confrontarmi in modo profondo con mio padre per la prima volta, prima che perdesse coscienza di sé per via della sua malattia. È malato di cancro e non avevamo mai parlato di qualcosa in modo chiaro e diretto, né ci eravamo mai detti che ci vogliamo bene prima di quella notte. Lui viveva in Messico e io lavoravo in Italia. Dopo quel momento coì intenso sono uscito sul balcone, ho fatto un respiro profondo e sono tornato dentro per continuare a lavorare. Quello scatto è il risultato finale della nostra conversazione.

Fotografia di Alberto Pelayo intervista i-D Italy
Fotografia di Alberto Pelayo intervista i-D Italy
Fotografia di Alberto Pelayo intervista i-D Italy
Fotografia di Alberto Pelayo intervista i-D Italy
Fotografia di Alberto Pelayo intervista i-D Italy
Fotografia di Alberto Pelayo intervista i-D Italy
Fotografia di Alberto Pelayo intervista i-D Italy
Fotografia di Alberto Pelayo intervista i-D Italy
Fotografia di Alberto Pelayo intervista i-D Italy
Fotografia di Alberto Pelayo intervista i-D Italy
Fotografia di Alberto Pelayo intervista i-D Italy

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Crediti


Testo di Amanda Margiaria
Fotografia e concept di Alberto Pelayo
Moda di Sebastian Palomares
MUA e Capelli di Antonia Deffenu
Talent Corinne Piccolo

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