"queering the map" mette in connessione tutti i momenti queer della vostra vita

Il progetto si basa sul contributo degli utenti ed è stato creato da un giovane ragazzo queer canadese la cui connessione emotiva con l'albero dove ha conosciuto il suo partner storico è diventata un'idea abbastanza grande da connettere tutto il mondo.

di Amelia Abraham; traduzione di Benedetta Pini
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30 luglio 2019, 7:30am

Circa un anno fa Lucas Larochelle stava percorrendo il solito tragitto da casa a scuola, quando ha avuto un'illuminazione: un nuovo progetto di storia dell'attivismo che potesse connettere le persone queer attraverso lo spazio e il tempo. L'ha chiamato Queering the Map e ha creato un sito interattivo basato su una Google Map tutta rosa (ovviamente!) che permette di fissare delle puntine in qualsiasi parte del mondo in cui si hanno avuto esperienze queer. L'interpretazione dell'espressione "esperienze queer" è volutamente vaga: gli utenti di Queering the Map possono scrivere delle loro prime volte (in cui hanno fatto sesso, hanno dato un bacio o in cui hanno avuto una qualsiasi presa di coscienza), di storie di coming out, di connessioni speciali con qualcuno, di momenti che hanno salvato la loro vita e, ancora, di luoghi che li hanno resi ciò che sono oggi.

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Quando sono entrata per la prima volta nel sito, ho pensato immediatamente al modo in cui di solito viene demarcata la dimensione queer, che invece non è limitata al singolo gay bar o al centro LGBT, ma può essere davvero ovunque. E non è necessariamente un luogo preesistente in cui decidi di andare, ma si tratta di una dimensione che devi creare o produrre. La seconda cosa che mi ha particolarmente colpito della mappa è quanto fossero incredibilmente belli e vulnerabili alcuni dei post lì presenti. Certo, il fatto di non essere firmati ha incentivato una sincerità particolarmente spontanea e senza freni, ma l'anonimato gli ha anche permesso di avere un respiro davvero universale. Che tu riesca o meno a immedesimarti nel post, se sei una persona queer è molto probabile che riuscirai a empatizzare immediatamente con ciò che leggerai.

Abbiamo allora deciso di parlare con Lucas del suo progetto, della sua importanza e del suo futuro.

Da dove è nata l'idea di Queering the Map?
Ogni giorno, andando a scuola in bicicletta, passo davanti allo stesso albero. È in quel luogo che ho incontrato uno dei miei partner storici ed è sempre lì che abbiamo avuto una serie di conversazioni davvero importanti, una in particolare sulla mia identità di genere. Ogni volta che passo davanti a quell'albero sento di essere legato a quel posto da una sorta di connessione queer. Ma non è qualcosa di evidente, non è che abbiamo inciso le nostre iniziali sul tronco. Un giorno, passando davanti all'albero come sempre, ho pensato ad altri posti in cui provo quel tipo di sensazioni e ho immaginato di posizionarli su una mappa. Pian piano, però, pensare solo alle mie esperienze personali iniziava ad annoiarmi, così mi sono messo a fantasticare su quale sarebbe la sensazione di muoversi in uno spazio dove altri corpi queer sono esistiti nel corso del tempo. Ed ecco che ho avuto l'idea di Queering the Map.

Puoi spiegarci un po' meglio che cosa deve fare l'utente quando visita il sito?
Ti basta andare su Queering the Map, individuare il posto in cui è avvenuta la tua esperienza queer, cliccare su quel punto e aggiungere il tuo testo alla banca dati collettiva. Non ci sono regole su cosa puoi o meno includere nel commento. Queering the Map porta avanti una filosofia inclusiva, secondo la quale ognuno di noi conta al pari degli altri. Le storie che le persone postano appartengono infatti a punti di vista, concezione dell'idea di queer e fasi temporali diversissimi tra loro.

Uno degli aspetti che preferisco del sito è che non esiste un modo per capire se le storie raccontate nei post siano vere o meno. Alla fine, ha davvero importanza?
Penso che questo sia un aspetto piuttosto complesso del progetto, in termini di attendibilità da un punto di vista storico. Ci sono molti post sulla mappa che sono esclusivamente il frutto di una fantasia, di un racconto inventato. Ce n'è persino uno nel bel mezzo dell'Oceano Atlantico! Quel post recita qualcosa del tipo "Rose, ti ho visto sul Titanic e mi sono innamorat* di te sin dal primo istante in cui ti ho vista, ma purtroppo mi sembravi parecchio presa da un tipo di nome Jack." Questa rilettura queer del Titanic credo sia uno dei contributi più creativi alla mappa. Ci sono un sacco di esperienze intense e devastanti, ma al contempo anche approcci davvero esilaranti. Credo sia importante che il sito abbia un ampio spettro di esperienze.

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Nei post non ci sono coordinate temporali. Perché hai deciso di impostarli in questo modo?
Per la maggior parte gli utenti condividono esperienze di cui hanno memoria, quindi si tratta di ricordi. Ma c'è sempre qualcosa che li rende molto vivi. Tutte queste dinamiche sono universali, stanno succedendo, sono successe e succederanno ancora in futuro. Ci sono solamente pochi punti sulla mappa che risultano specifici, del tipo "Ho baciato per la prima volta il mio partner qui." Volendo, puoi aggiungere anche una data ai post e alcuni utenti lo fanno, però di fatto non si tratta di un progetto storico in senso lineare. Sarebbe interessante seguire una strada cronologica che ripercorra le esperienze queer successe durante un determinato momento storico o un altro. Ma provengo da un approccio alla storia queer di tipo teoretico, quindi da questa prospettiva il passato, il presente e il futuro dialogano tra loro nello stesso momento.

Puoi farmi qualche esempio?
Certo. C'è un bar in Montreal che si chiama The Drugstore. Non è più in funzione ma è stato il più longevo bar per lesbiche della città. Ha chiuso nel 2013. Eppure rimane ancora oggi un punto d'interesse nella mappa, dove le storie di tante persone coesistono nello stesso momento. C'è una puntina che spiega "questo è il Drugstore e questo è ciò che ha fatto." O altri del tipo "Ricordo il Drugstore, è stato il primo posto in cui mi sono presentata in pubblico come una donna." Poi, dal momento che il Drugstore continua a esistere fisicamente, puoi trovare utenti che raccontano di essere entrati nell'edificio abbandonato e di aver baciato una persona. Il risultato è un periodo di 20 o 30 anni di esperienze che dialogano l'una con l'altra.

Purtroppo ho sentito che, a un certo punto, Queering the Map è stato hackerato. Cos'è successo?
All'inizio di febbraio il sito è esploso, passando nel giro di tre giorni da circa 600 puntine a 6.500 e su Facebook siamo arrivati a 10.000 condivisioni da 3.000. Era evidente che tutte quelle attenzioni erano parte di un piano sabotatorio nei confronti del progetto. Probabilmente una persona ha creato un bot per elaborare codici Javascript dannosi da cui si originavano pop up multipli sulla mappa che recitavano: "Make America great again! Donald Trump best president!". Quel momento ha segnato il vero inizio della storia di Queering the Map: ho chiuso il sito e ho chiesto se qualcuno con conoscenze di codificazione potesse aiutarmi a risolvere il problema. Ho ricevuto una quantità immensa di offerte da parte di persone che mettevano a disposizione le loro capacità per far tornare online il sito. Quindi adesso è realmente una piattaforma generata dalla comunità - c'è un gruppo di codificatori senza i quali il sito non esisterebbe. Hanno reso la piattaforma più sicura e continuano a farla crescere.

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Qual è il processo di moderazione dei post?
Adesso c'è un numero di circa 10 moderatori, tutti parte del mio network. Lavoriamo insieme su un gruppo Slack e ci confrontiamo nel caso in cui vengano pubblicati dei post con cui non sappiamo bene cosa fare. Le linee guida sono: niente odio, niente razzismo - neanche da persone interne a una determinata comunità, perché esiste pure lì -, niente spam e nessuna informazione sensibile sugli utenti - come indirizzi esatti, numeri di telefono o nomi interi, a meno che non si tratti di personaggi pubblici. Il prossimo passo è fare in modo di rendere la piattaforma il più gestibile possibile da parte della comunità stessa, così che nel momento in cui gli utenti individuano qualcosa sulla mappa che non credono dovrebbe esserci, possono avvertire gli admin. Abbiamo una grande quantità di post da moderare - questa settimana ne sono stati aggiunti 3.500!

Sono davvero tanti! Credi che un sito del genere rivesta oggi un ruolo politico importante?
Credo che stiamo vivendo un momento storico in cui il concetto di queer viene mercificato e rivenduto alla comunità stessa, specialmente se pensiamo a iniziative come il Pride o ai quartieri gay. È un periodo preoccupante in cui vivere. Se ripensiamo all'inizio della teoria queer, il termine indicava un movimento politico molto sfaccettato, che non schiacciava come oggi le differenze all'interno della comunità, ma cercava di mantenerle intatte e di valorizzarle, perché tutti gli individui che abbracciavano il movimento erano accomunati dall'avere gli stessi obiettivi. Mi interessava quindi creare un design partecipativo per tornare a quella sensazione e quell'ethos.

Un'altra cosa a cui ho pensato è l'importanza della mappa in un momento in cui si stanno verificando così tante polarizzazioni politiche e c'è molto lavoro da fare per ricomporre una sorta di unità, soprattutto tra i partiti schierati a sinistra. Lo storytelling è sicuramente un modo efficace per creare dei ponti tra queste divisioni interne, per farsi forza contro la situazione catastrofica del mondo attuale. È questione di tornare a investire nella comunità. Il sito è completamente anonimo, perché l'impatto di questo progetto non è riscontrabile su un singolo individuo presente in questo momento né sulla persona a cui teniamo, ma si tratta di dedicarsi al benessere a ogni persona della comunità queer.

Per finire, cosa succederà nel futuro di Queer the Map? Verso che direzione lo state sviluppando?
Il mio sogno è ottenere dei fonti per poterlo sviluppare e mantenere come un archivio vivente di esperienze queer. Ho avviato un GoFundMe per cercare di guadagnare un budget tale da pagare l'hosting, le nuove funzioni, le persone che mi aiutano a svilupparlo e i moderatori, anche solo con cifre simboliche. Sto lavorando per renderlo sostenibile e non un semplice bip all'interno della storia di internet, perché credo che stia svolgendo una funzione emotiva davvero importante. Mi piace l'idea che sia uno spazio in cui le persone tornano per aggiungere le esperienze man mano che gli succedono. Vorrei davvero vederlo sviluppare in varie lingue e diversi posti del mondo, dove non è così scontato essere al sicuro se si è una persona queer.

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Se si parla di queer e siamo in Italia, non potete non pensare al duo di musicisti Sem&Stènn:

Questo articolo è comparso originariamente su i-D UK.

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