Gucci

gucci guida la nuova resistenza creativa nel primo giorno di mfw

Capitanati da Alessandro Michele, gli stilisti hanno presentato collezioni votate alla consistenza creativa e al cambiamento.

di Steve Salter
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21 settembre 2017, 1:16pm

Gucci

"Creare è un'atto poetico." Si apriva così il commento alla sfilata di Gucci. "È un processo vulcanico che emerge da un nucleo magmatico abitato da urgenze, spettri e desideri. Un vortice in cui le forze vitali, prima intrappolate, vengono finalmente liberate." Queste parole non erano solo una spiegazione della collezione primavera/estate 18, erano un reminder di come Alessandro Michele abbia creato e curato la sua galassia Gucci dichiarando al mondo che non sarebbe mai cambiato. Per nessuno. Con i suoi apparentemente incessanti "di più, di più, di più" quella della moda è un'industria dall'insaziabile appetito per le novità, spingendo molti stilisti a reinventarsi completamente in ogni nuova collezione. Ma Michele non ci sta. A interessarlo è l'evoluzione, non la rivoluzione. E che evoluzione, signori. Stagione dopo stagione, la sua ammaliante e sconfinata enciclopedia di riferimenti e ispirazioni ci porta un po' più a fondo nel suo coltissimo universo.

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"Resistere all'accelerazione e alla sua ossessiva rappresentazione, che rischia di mandare in rovina la vita," continuava la nota. "Resistere al mantra della velocità che spinge a perdersi con violenza. Resistere all'illusione di qualcosa di nuovo a tutti i costi. Non c'è una strategia semplice da adottare; ci vuole coraggio nel lento indugio; nel rimanere con attenzione; nell'immergersi in una storia, scavando al suo interno con respiri ampi e pieni di grazia." Dopo aver alzato una mano ingioiellata per mettere in pausa un mondo che va a velocità sempre maggiore, i suoi 108 look per la collezione primavera/estate 18 hanno spinto gli spettatori ad abbandonarsi al suo mondo, fidandosi della sua visione.

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La sfilata si è tenuta all'interno del Gucci Hub disegnato da Piuarch, una location enorme trasformata per l'occasione in una parata di statue e spiriti. Presentando un'antica mappa della Villa di Orazio, a Roma, per il set erano dislocati contrassegni intellettuali—Heidegger per l'autenticità, Deleuze e Camus per la natura della ribellione—che invitavano il pubblico a un viaggio nel tempo. I motivi classici risalivano a epoche e culture diverse, dagli archi aztechi alle divinità romane, dai buddha cinesi ai faraoni egiziani, ed erano sparpagliati per una passerella serpeggiante, ispirata alle anse del Tevere.

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Michele era la guida, quindi il tour ha seguito le sue inclinazioni personali. Sotto le scintillanti luci stroboscopiche di questo rave di resistenza, era difficile assorbire i minuti dettagli mentre i modelli sfilavano veloci di fronte al pubblico. Che fosse per ritardare gli ineluttabili scopiazzamenti di lusso, o semplicemente per far sì che ogni look fosse osservato attenzione, tutti gli spettatori erano sull'attenti, concentrati sull'opera di Alessandro Michele per Gucci. I look erano declinazioni diverse di uno stesso concetto, ma assolutamente non noiosi o prevedibili.

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E perché Michele dovrebbe cambiare? All'inizio dell'estate, la maison ha pubblicato i risultati finanziari dell'anno precedente, che mostravano un'incredibile crescita nel volume delle vendite del 43.4%. Quando i clienti entrano in un punto vendita Gucci, potrebbero non vedere abiti legati alle stagioni, ma sicuramente vedono un intero universo. C'è qualcosa di ipnotico in questo, e tutti siamo ormai vittime dell'alchimia di questo moderno uomo rinascimentale.

No. 21

E mentre Michele seduceva tutti noi grazie alla sua eclettica visione dell'industria, Alessandro dell'Acqua faceva lo stesso per N°21. Dopo aver perso la bussola creativa del suo omonimo brand, Dell'Acqua ci ha ricordato le sue straordinarie capacità con una collezione dai codici estetici unici. Ispirandosi nello specifico alla sua collezione primavera/estate 97, i look della primavera/estate 18 danzavano nel passato, nel presente e nel futuro. Ma quindi perché scegliere un riferimento così esplicito a sé stesso? "Per me, in questo momento, la moda è molto conclusa." Un tentativo di trovare ordine nel caos.

No. 21

"Voglio unire lo stile sportivo e femminile di N° 21 a quello di Alessandro Dell'Acqua," ha spiegato. Luccicanti abiti da sera presentanti accanto a parka in pelle e felpe con inserti in cristallo, quindi. Un matrimonio ben riuscito. In una sfilata spiccatamente personale e ricca di emozioni, al pubblico è stato ricordato il vero valore della creatività nella moda e le speranze che porta con sé.

Alberta Ferretti

Un'altra stilista che ha guardato al passato per immaginare il futuro è stata Alberta Ferretti. "Per me era il momento giusto per riflettere sul passato e pensare a ciò che voglio per il presente," ha spiegato nel dietro le quinte della sfilata, per cui ha scelto come location la Rotonda della Besana. "Non voglio troppe cose." Quindi niente piume, pizzi e decorazioni delle scorse stagioni. Dopo un'intera carriera nella moda, la Ferretti sa ancora sorprenderci. Joan Smalls in costume intero nero lucido ci ha dato il benvenuto in una nuova era di semplicità, seguita a breve distanza da Gigi e Bella Hadid, Hailey Baldwin e Karlie Kloss. Poi sono arrivati i familiari abiti in chiffon, quasi un marchio di fabbrica per la maison, ma decisamente meno elaborati di quanto visto in passato. Nell'insieme, una collezione minimalista dal sapore anni '90, ma indossata dalle modelle che meglio rappresentano gli ultimi anni di moda. Un mix geniale. Questi sono gli stilisti che si stanno riappropriando del passato, riportando in vita solo ciò che vogliono vedere. Perché, come ha detto Gucci, creare è un atto poetico.

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