kevin abstract in conversazione con shia labeouf : "se tutto questo finisse domani, avrei ancora quella gente"

Kevin Abstract parla in maniera intima con il suo caro amico Shia LaBeouf dei risultati dati dai loro incontri di terapia di gruppo.

di Ryan White e Shia LaBeouf
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03 settembre 2019, 12:57pm

L'intervista a Kevin Abstract è apparsa in versione cartacea sul numero di i-D The Post Truth Truth Issue 357, Autunno 2019

Kevin Abstract – da produttore in cameretta a superstar globale

Quando i Brockhampton si sono esibiti al Coachella nel 2018, ognuno di loro indossava una giacca antiproiettile con scritte color giallo fluo. In un festival in cui le affermazioni politiche sono praticamente inesistenti e gli artisti infarciscono le loro performance di blandi richiami a unità, pace e amore, Kevin Abstract, la prima voce e fondatore del gruppo, entra sul palco esibendo la parola “FAGGOT” sul petto. È un insulto che lui non usa mai, chiamandola invece “quella parola.” Un tempo, il termine era radicato nel gergo condiviso da lui e i suoi amici, ma poi Kevin ha fatto coming-out e quell’insulto gli si è ritorto contro e se l’è sentito rivolgere direttamente contro di lui, per ferirlo. Scegliere di portarla, letteralmente, addosso durante un evento come il Coachella, dall’enorme portata mediatica su scala internazionale, è stato un messaggio di forza e sopravvivenza diretto al suo giovanissimo pubblico.

Ian Clifford Simpson, questo il nome con cui è conosciuto da amici e parenti, è nato nelle Woodlands, una comunità a nord di Houston, Texas. All’età di quattro anni la madre perse il lavoro e fece traslocare lui e i suoi fratelli a Kissimmee, Florida, una piccola città sommersa dal luminoso riflesso della vicina Orlando e dei suoi numerosi parchi a tema. Da lì la sua famiglia si spostò a Corpus Christi, Texas, in una casa su Brockhampton Street, prima di tornare a Houston, non troppo lontano dal quartiere dove ebbe inizio la sua vita. Alla fine concluse il liceo in Georgia, dato che un Natale la madre lo lasciò lì, affidandolo alle cure della sorella.

Durante i mille spostamenti attraverso il Sud degli Stati Uniti durante infanzia e adolescenza, Ian ha dato vita a Kevin, una seconda identità dalle radici metaforiche. Alla fine trovi il modo di gestire tutto, dice. La maggior parte delle persone ci riesce. Ma le difficoltà identitarie, la sensazione di essere alienato dal resto del mondo, le relazioni complicate con i coetanei e, più in generale, gli ostacoli che Ian/Kevin ha dovuto affrontare si intromettono nei suoi testi con un’onestà brutale, in particolare nei suoi primi scritti.

“Il mio migliore amico è razzista, mia mamma è omofoba,” così canta in Miserable America, un pezzo tratto dal suo secondo album,American Boyfriend: A Suburban Love Story, descrivendo luoghi dove è possibile provare le emozioni più complicate e l’empatia è più che necessaria. L’album da solo riesce a sovvertire i canoni del kitsch americano, come la ragazza della porta accanto e il bravo ragazzo che diventa il fidanzato perfetto. All’interno dei 16 brani, Kevin affronta i diversi modi in cui il suo personaggio ha scosso le convenzioni che dominano il suo paese, assecondando lo slancio prodotto dal suo primo album da solista, MTV1987.

MTV1987 uscì nel 2014, due anni prima di American Boyfriend: A Suburban Love Story, quando Ian andava ancora al liceo. Nonostante sia stato accettato positivamente dalla critica, non è più possibile trovarlo su alcun servizio di streaming: Ian/Kevin non crede che quell’album rifletta il tipo di artista che è diventato. Da allora ha pubblicato otto album tra quelli da solista e quelli insieme ai Brockhampton; nove, se si include Ginger, il loro nuovo album la cui uscita è programmata a esattamente un mese dal momento in cui scrivo queste righe. I loro sono suoni uniti dall’ambizione, originalità ed energia, più che dal loro genere. Il suo progetto da solista più recente, Arizona Baby, è invece uscito all’inizio di quest’anno e si apre con un pezzo talmente frenetico e incostante che passano quasi inosservati i suoi testi riguardanti il queerbaiting e il sesso gay.

Avendo compiuto 23 anni proprio tra la prima e la seconda delle nostre conversazioni tenutesi quest’estate, mi sembra che Kevin stia vivendo un momento cruciale della sua vita. La fama e il successo gli hanno concesso il lusso dell’introspezione, e insieme alla nuova amicizia nata tra lui e il suo idolo, l’attore e artista Shia LaBeouf, queste inaspettate condizioni lo hanno indirizzato verso un percorso di autoconservazione. L’insolita coppia ha infatti iniziato a frequentare delle sessioni di terapia ogni venerdì pomeriggio nella casa dei Brockhampton a Los Angeles – una casa che prima ospitava la maggior parte della band, ma che ora viene usata prevalentemente come studio creativo. È proprio Shia che guida il gruppo di amici e parenti in un’aperta conversazione riguardo a ciò che ciascuno ha vissuto in quella settimana. Questo è il primo tipo di terapia che Kevin abbia mai provato a frequentare, e l’effetto che ha avuto su di lui è stato totale, dalla relazione tra i compagni della band alla nuova musica che hanno creato. Legati da una vulnerabilità condivisa, dalla stessa curiosità e ambizione, Kevin e Shia discutono qui i frutti di questa terapia, assieme a temi come la fama, la vita e l’amore.

Leggi la conversazione tra Kevin Abstract e Shia LaBeouf qua sotto.

kevin abstract of brockhampton with shia labeouf
Kevin wears hoodie Awake NY.

Shia LaBeouf: Permettetemi di fare una premessa. Sono onorato di essere parte di questo, cazzo. Sei una bella fetta della mia felicità da un po’ di tempo ormai. Volevo solo dirlo per calmare i nervi e mettere tutto in tavola prima di cominciare.
Kevin Abstract: Chiedimi pure tutto quello che vuoi.

Non te l’ho mai chiesto perché ti ho conosciuto come fan. Cos’è che fai tu di preciso?
Sono un musicista, rapper, producer, leader dei Brockhampton, filmmaker e certe volte anche fotografo. In generale, un artista. Mi trovo a fare tutto ciò che devo per il gruppo, per sostenere questo collettivo un po’ d’essai.

Tra tutte le cose che hai fatto: fotografia, musica, video, esperienze, band musicali, quale ha più significato per te, e perché?
I primi tre album dei Brockhampton. Suoni alcuni accordi e si crea questo suono e poi i rapper ci mettono le parole sopra e si aggiunge una batteria e bang! Diventa il mezzo che ti fa scappare da South Central. Quegli album saranno per sempre la cosa più importante, perché al tempo eravamo affamati, morivamo per nuove opportunità, e vuol dire molto per me che alla fine ci siamo messi a capire come fare per crearcele da soli quelle opportunità.

Quello è stato l’inizio – la fratellanza che avete creato prima su internet e poi trasformato in realtà. Ripensandoci, c’è un momento in particolare che ha fatto scattare il tutto?
Quando abbiamo pubblicato Star. Creare quella canzone è stato un momento magico. La ascoltavo a ripetizione nella mia stanza e ho improvvisamente realizzato che, finalmente, qualcosa era cambiato nei Brockhampton. Avevamo capito la nostra formula magica. Ora però voglio spostarmi da quel metodo, voglio trovare una nuova formula.

Senti una felicità reale quando condividi il tuo lavoro? L’altra sera hai detto “È stato uno show fottutamente perfetto” e ho pensato, cavolo, deve sentirsi al massimo della felicità. Cosa rende un concerto perfetto? Ha un peso anche ciò che provano gli spettatori?
Sì, non c’entriamo solo noi. Alcuni artisti pensano che quando fanno qualcosa dev’essere basato solamente su di loro. Tutto è incentrato su di me nel momento in cui scrivo, questo è vero, ma quando poi il risultato finale viene reso pubblico sono ossessionato da dove si depositerà nella cultura in senso ampio. Quando sono sul palco penso: “Ti stai divertendo al massimo?” Hai aspettato in fila tutto il giorno. Vuoi vedere noi. Voglio assicurarmi che posso darti quello che chiedi. Anche io sono stato quel ragazzo che aspettava in fila tutto il giorno e so come ci si sente.

kevin abstract from brockhampton in i-D magazine

Qual è stato il miglior concerto a cui hai partecipato?
Watch the Throne a Houston. Ho aspettato tutta la vita per vedere Kanye e Jay-Z e mi sono comprato i biglietti per Natale. Platea. È stato un grande momento. Ho anche visto Frank Ocean appena aveva pubblicato Channel Orange. L’album era appena uscito ed era assurdo quando fosse tutto in completa sintonia.

Di cosa sei più grato della tua vita?
Le amicizie. La famiglia che mi sono creato attorno. Mi hanno salvato la vita in così tanti modi. Se tutto questo finisse domani, avrei ancora queste persone. Da piccolo mi è successo qualcosa che mi ha reso curioso e amorevole verso le persone. Sono grato di questo, perché da quel momento ho conosciuto tante persone che invece non lo sono affatto.

Non avevi un piano B. È stata una fede cieca o la certezza che ce l’avresti fatta?
Un misto delle due cose. Mi ricordo di aver letto che tu hai trovato il tuo agente sulle Pagine Gialle. A dieci anni, stavo già facendo la stessa cosa. Chiamavo gli studios di Corpus e cercavo di fissare degli spazi per me. È assurdo se ci ripenso. Ho anche chiamato Def Jam quando avevo undici anni e ho chiesto di parlare con il CEO. A quel tempo, il CEO era Jay-Z. Volevo troppo conoscerlo.

Hai sempre desiderato di diventare famoso? È come te l’aspettavi?
Si, l’ho sempre voluto. Non so perché. Forse è perché ho sempre voluto attenzione. Se è come me l’aspettavo? No, non ci sono le cose che idealizzavo. Cercare di trovare il mio posto in mezzo a tutto questo non è assolutamente come pensavo che fosse da giovane.

Diresti che è la tua stata un’infanzia felice?
Da ragazzino ero felice. Tutto mi sembrava fantastico. Guardando indietro, però, non era proprio il massimo, anche se non era neanche malissimo. The Florida Project si sviluppa sulla scena di Kissimmee, e i ragazzini sono così presi bene, si divertono da morire. È assurdo, perché ho abitato a Kissimmee più o meno quando avevo la stessa età dei ragazzini del film ed era fantastico. Guardando indietro penso, pazzesco, è lì dove vivevo. Sembrava magico.

E poi la realtà fa il suo giochetto e tutto scompare. Pensi che la magia sia tornata nella tua vita?
Si, lo penso davvero.

kevin abstract from brockhampton in i-D magazine
Jeans Vetements. Briefs GAP.

Riesci a rintracciare il momento in cui il glitter ha iniziato a piovere sulle tue spalle, una farfalla si è posata sulle tue dita e la magia ha ricominciato a circondare tutto ciò che fai?
Direi che è stato il momento in cui ci siamo spostati dal Texas a Los Angeles. Avevo appena pubblicato un album chiamato American Boyfriend, ma non stava dando i risultati che mi aspettavo e volevo che il gruppo avesse un’altra occasione. Una volta messe tutte le nostre difficoltà dentro alla musica e i video, in quel momento è reiniziata la magia. South Central. 2017.

Se potessi cambiare qualcosa di ciò che avete fatto, lo faresti? Ripensando ai Brockhampton come un tutt’uno, c’è qualcosa che cambieresti?
No. Ciò che mi piace dei Brockhampton è che se vogliamo possiamo cambiare e diventare tantissime cose diverse. È la mia parte preferita. Non cambierei niente.

È uno dei gruppi più belli da frequentare che mi sia mai capitato di conoscere.
Grazie.

Cosa vorresti sapere del tuo futuro e quello del gruppo?
Quanto durerà?

Quanto durerà, che cosa?
Non il successo o l’attenzione. Le amicizie. Magari lo sto chiedendo perché ho questi problemi strani nel fidarmi delle persone.

Sapresti definire quando sono iniziati?
Li ho sempre avuti. Il successo mi ha reso ancora più paranoico ma sono sempre stato lì al limite. Vorrei solo lasciar entrare di più le persone. I miei problemi di fiducia non sono qualcosa di cui vado fiero.

Posso confermarlo. Quando abbiamo iniziato la terapia del venerdì eri quello che parlava meno in tutta la stanza. È una strana dicotomia essere quello più silenzioso e indossare allo stesso tempo una specie di cappello da leader. Volevi essere tu il leader?
Ho sempre volute avere i miei progetti. Volevo avere una mia etichetta quando ero molto giovane. Quindi sì, ho sempre voluto essere una sorta di leader.

È difficile esserlo?
È difficile esserlo, ma è ancora più difficile quando hai qualcuno che ti dice cosa devi fare. Nel gruppo in cui eravamo prima eravamo arrivati a un punto in cui non ero io il leader, ma avevo una visione talmente forte che lo lasciai per creare i Brockhampton. Ho chiamato le persone dell’altro gruppo, ed ero tipo: “Sto facendo questa cosa. Voglio essere io il leader e voglio che tu ci sia, e che questo sia il tuo ruolo.” Sono stato molto chiaro e diretto a riguardo.

kevin abstract from brockhampton in i-D magazine
T-shirt Calvin Klein Jeans. Jeans Vetements. Briefs GAP.

Quando abbiamo iniziato la terapia del venerdì, hai detto che avevi iniziato a frequentarla perché volevi avvicinarti alle persone. Eri appena reduce dall’uscita del tuo album da solista, e volevi riconnetterti con il gruppo e mostrare a loro la tua vulnerabilità. Quando è stata l’ultima volta che hai pianto di fronte a loro? Tendi a tenerti tutto dentro perché sei il leader?
Sì, mi tengo tutto dentro. Ma anche se una cosa minuscola mi infastidisce, so che dovrei parlarne perché la sincerità è importante. La cosa più importante ora come ora è finire questo album e farlo nella migliore maniera possibile. È come se pensassi: “Oddio, fa che questa piccolezza non mi tocchi. Dammi la possibilità di rendermi conto che sono abbastanza forte in questo momento e che non mi cresca addosso e si trasformi in rancore.” Tutto questo, oltre al fatto di dover scrivere un testo perfetto per i Brockhampton, mi mette in una situazione mentale strana.

Quando è stata l’ultima volta che hai pianto?
Io piango tutto il tempo. Ultimamente, piango tantissimo. Sul palco cerco di trattenermi. Mi giro, appena prima. Non penso che questo mi renda debole, credi di essere solo spaventato.

Penso che questo sia stupendo. Quando è stata l’ultima volta che hai pianto sul palco?
Un paio di concerti fa.

Perché?
Eravamo in Norvegia, e stavo guardando verso il cielo. Mi sono tolto una cuffia e la folla stava cantando una delle strofe di Joba. Ho pensato a quando eravamo a South Central a registrare quella canzone e di come non avevamo niente. Il fatto che ci siamo uniti e abbiamo costruito qualcosa di veramente potente.

Lo studio è in fiamme, e puoi prendere solo una canzone da tutta la libreria.
Sarebbe Dearly Departed, del nuovo album.

Sì, quella canzone è proprio fighissima. Ok ultima domanda: chi sei?
Come dovrei rispondere, il mio nome o cosa faccio?

Come vuoi tu.
Cambia. Sono Kevin Abstract e sono un artista che cerca di capire cose giorno dopo giorno. Questo più o meno mi riassume.

Ti voglio bene e spero di vederti prestissimo. Non vedo l’ora di festeggiare il tuo compleanno insieme a te.
Grazie amico, ti ringrazio così tanto per aver fatto questa cosa insieme a me.

KEVIN ABSTRACT on the cover of i-D
Kevin wears all clothing Calvin Klein Jeans.

Crediti


Fotografia Mario Sorrenti
Styling Alastair McKimm

Capelli Bob Recine per Rodin.
Make-up Kanako Takase di Streeters.
Manicure Honey di Exposure NY prodotti Dior.
Assistenti alla Fotografia Lars Beaulieu, Kotaro Kawashima, Javier Villegas e Chad Meyer.
Assistenti Styling Madison Matusich, Milton Dixon III e Yasmin Regisford.
Assistenti capelli Kabuto Okuzawa e Kazuhide Katahira.
Assistenti Make-up Kuma.
Produzione Katie Fash.
Assistenti alla Produzione Layla Néméjanksi e Adam Gowan.
Creative e casting consultant Ruba Abu-Nimah.
Casting director Samuel Ellis Scheinman per DMCASTING

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