Fotografia di Chiara Glionna 

15 domande agli eugenia post meridiem, tra psichedelia, genova e lisbona

Dopo l'uscita del loro primo album, "In Her Bones", abbiamo deciso di farci una chiacchierata su musica e futuro con gli Eugenia Post Meridiem.

di Amanda Margiaria
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04 novembre 2019, 11:51am

Fotografia di Chiara Glionna 

Abbiamo sentito parlare degli Eugenia Post Meridiem a fine aprile 2019, quando il MIAMI ha fatto uscire la line-up definitiva, dove tra Massimo Pericolo, MYSS KETA, Mahmood e Ginevra, altra nostra recente scoperta musicale, spuntava proprio il loro nome.

Poi qualche settimana è uscito il loro disco d'esordio, In Her Bones, un lavoro che ha influenze tanto diverse quanto ben calibrate. Tra indie di matrice inglese, musica psichedelica e qualche accenno di jazz, il loro primo album accompagna l'ascoltatore in un viaggio tra Genova, città d'origine del gruppo, e Lisbona, dove invece la cantante Eugenia si è trasferita per alcuni mesi per lavorare a In Her Bones appunto.

Così abbiamo deciso di fare loro 15 domande su musica, passato, presente, futuro e tutto ciò che ci veniva in mente. Trovate qui l'album, e qui il loro Instagram, se volete sapere dove suoneranno nei prossimi mesi.

Ciao Eugenia, Matteo, Giovanni e di nuovo Matteo, AKA gli Eugenia Post Meridiem, che state facendo oggi (a parte rispondere alle nostre domande)?
Siamo appena tornati dal tour, ci siamo svegliati in albergo e ognuno è tornato alla propria città. Uno dei due Matteo, il bassista, è scappato durante la notte da Carpi a Genova per poter sostenere un esame alle 10 di stamattina.

Dove siete cresciuti, e com’è stato crescere dove siete cresciuti?
Siamo tutti cresciuti a Genova e Santa Margherita Ligure. Genova è bella, ma almeno io (Eugenia) non mi sono mai sentita molto "di qui." Per via delle mie radici familiari guardo sempre verso sud nella mia idea di casa.

Come, da quattro perfetti sconosciuti, siete diventati gli Eugenia Post Meridiem?
Oltre a essere stati dei perfetti sconosciuti, proveniamo tutti e quattro da mondi musicalmente e culturalmente diversi, ma siamo riusciti a trovare un punto in comune, diventando un gruppo e comunicando attraverso la musica, in cui la voce di Eugenia è collante perfetto.

Qual è stato il successo più grande della vostra carriera finora?
Il successo più grande, probabilmente, è stato iniziare a collaborare con il nostro attuale produttore artistico, Matteo Pavesi, ma anche sapere di essere circondati da persone fantastiche, come BPM concerti e Factory Flaws.

Descrivete gli Eugenia Post Meridiem in 4 parole.
Matteo, Giovanni, Matteo, Eugenia.

Descrivete anche la musica degli Eugenia Post Meridiem in 4 parole!
Sognante, acquoso, caldo e tondo.

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Cosa sbagliano sempre le persone su di voi?
Prima pensavano che il progetto fosse solista, mentre siamo una band, nonostante il nome possa sembrare fuorviante; ora ogni tanto ci additano influenze che non ci appartengono, ma va bene così!

Tre musicisti da tenere d’occhio nei prossimi tempi? A parte gli Eugenia Post Meridiem, ovvio.
Banana Joe, Tropea.

Qual è la cosa che vi rende più fieri del vostro album di debutto, In Her Bones?
Aver creato un prodotto che ci ha aperto la mente e maturato come musicisti.

Dove vi vedete nel 2029? Sempre sul palco?
Si, non vogliamo smettere di suonare e speriamo di migliorare sempre di più, esprimendoci più dettagliatamente.

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Il paradiso esiste?
Speriamo di no, altrimenti finiremmo tutti all'inferno.

Ci raccontate un po’ la genesi del vostro primo album, dato che ha avuto una gestazione particolare?
È stato un connubio di idee. Siamo partiti dai pezzi di Eugenia, a cui poi abbiamo iniziato a lavorare insieme per creare qualcosa di nostro e rappresentativo di questo incontro.

Perché fate la musica che fate? E in che modo si interseca con il mondo dell’arte e quello della poesia?
Scriviamo ciò che ci piacerebbe ascoltare, come tutti d'altronde, e suoniamo quello che ci piace suonare; la musica è la forma d'arte che meglio comunica le emozioni ineffabili che la poesia genera noi, con le sue parole assurdamente visibili e tangibili.

Quali sono i vostri sogni e speranze per il futuro?
Il nostro sogno sarebbe poter collaborare con gli artisti che più ci emozionano e ci ispirano.. Hiatus Kaiyote (Nai Palm!), Jacob Collier, Robert Glasper, Connan Mockasin, H. E. R., Daniel Cesar, Noname.. Andiamo avanti? La nostra speranza per il futuro è suonare all'estero.

Cosa farete domani?
Domani prepareremo delle novità e ci prepareremo per le prossime date.

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Fanno musica completamente diversa e hanno uno stile completamente diverso, ma altrettanto interessante:

Crediti

Intervista di Amanda Margiaria
Fotografia di Chiara Glionna

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