Immagine su gentile concessione di Alessandro Amico

Chi sono i designer neri che lottano per smantellare il razzismo nella moda italiana

In Italia il razzismo nell'industria della moda è duro a morire. Ma oggi c'è chi sta cercando di cambiare le cose, come Stella Jean, Michelle Ngomo ed Edward Buchanan.

di Chidozie Obasi
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26 novembre 2020, 10:26am

Immagine su gentile concessione di Alessandro Amico

È innegabile che la moda italiana sia unica. Da Pucci a Valentino, passando per Fendi e Bottega Veneta, la nostra penisola eccelle da sempre nella manifattura di lusso. Tutto il mondo invidia il nostro heritage, e ad oggi sul territorio si contano più di 82.000 attività legate alla moda, che impiegano in totale più di mezzo milione di dipendenti. Nel 2019 l’industria della moda italiana è cresciuta del 3,5 percento, rendendola di fatto il secondo settore del manifatturiero italiano per volume d’affari.

E se il concetto di Made in Italy è sinonimo di tradizione e qualità, il business della moda italiana ha anche un’altra faccia, molto più oscura. Forse non ci si fa immediatamente caso, ma la maggior parte dei mega-brand che si rifanno ad un immaginario razzista è italiana o ha base in Italia—anche se successivamente hanno poi implementato diversity advisory board.

Da giornalista di moda nero nato in Italia, ho sperimentato questo fenomeno in prima persona nel corso degli anni, dall’adolescenza fino all’età adulta. Dalla mia esperienza ho capito che razzismo non è solo quello più eclatante, impossibile da non vedere, ma è anche tutto ciò che si percepisce o ascolta crescendo, come le microaggressioni che subivo quando mi trovavo ad essere l’unica persona nera in una stanza.

Entrando in un negozio di lusso a Venezia, ad esempio, potrebbe capitare che mi venga chiesto che tipo di lavoro faccia, da dove vengo e che tipo di budget ho. Quando ho scritto un articolo come risposta alla morte di George Floyd, ho ricevuto una serie di domande da conoscenti italiani, del tipo: “Ma quand’è che hai davvero sperimentato il razzismo?” e la prima cosa a cui ho pensato è stata: “Sono ignoranti.” Al tempo, la mia coscienza non era così sviluppata come ora, ma quando ripenso ai casi di razzismo che ho subito, non sento il dovere di giustificare chi fossi (e chi sono oggi).

Di recente ho parlato con l’attivista e scrittrice afro-americana Veronica Costanza Ward la quale, rispetto al tema del razzismo in Italia, afferma che “stiamo ancora combattendo contro una discriminazione culturale nel paese che viene dall’idea che le persone nere in qualche modo non siano degli esseri totalmente evoluti.”

“Durante l’ultima settimana della moda, eravamo determinati a sradicare l’idea che essere italiano significhi essere bianco. Lo abbiamo fatto presentando i volti di quegli italiani neri e non caucasici che facevano già parte del sistema, ma da cui non sono mai stati rappresentati.”

  • Stella Jean

Il primo vero passo verso il cambiamento è stato intrapreso con Black Lives Matter Italy, un manifesto creato da Stella Jean, designer di origini haitiane oggi di base a Roma e unico membro della Camera Nazionale della Moda Italiana di origini non caucasiche. L’obiettivo preposto è quello di smantellare il razzismo del paese attraverso una riforma del sistema della moda.

Per fare ciò, Stella ha unito le forze con quelle della fondatrice di Afro Fashion Week Michelle Ngomo (che ha creato una piattaforma per far conoscere giovani talenti neri in Italia), il designer basato a Milano Edward Buchanan e Carlo Capasa, il presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana (CNMI). Stella e Edward hanno scritto una lettera a CNMI in cui chiedono senza giri di parole se le “vite nere siano importanti per la moda italiana.” La richiesta era esplicita: serve un riforma che affronti il tabù del razzismo in tutti i diversi ambiti dell’industria della moda italiana.

“Durante l’ultima settimana della moda, eravamo determinati a sradicare l’idea che essere italiano significhi essere bianco,” spiega Stella. “Lo abbiamo fatto presentando i volti di quegli italiani di colore che facevano già parte del sistema, ma che non ne sono mai stati rappresentati appieno.”

Stella stessa ha deciso di non partecipare al calendario S/S 2021, affermando che non poteva restare in silenzio di fronte ai casi di razzismo di tutto il mondo e decidendo invece di manifestare nella sua città, Roma, per la giornata dedicata a Black Lives Matter Italy, che ha avuto luogo al posto della Afro Fashion Week durante la Settimana della Moda milanese a settembre.

In Italia, impegnarsi in conversazioni simili è tremendamente complicato. Eppure, il 7 giugno 2020 a Milano un'enorme folla si è radunata davanti alla Stazione Centrale, mostrando un livello di solidarietà senza precedenti durante la serie proteste che ha contagiato anche Roma e Torino.

Razzismo nella moda italiana: chi sono i designer e le voci che stanno cercando di cambiare lo status quo
Una manifestante durante le proteste Black Lives Matter a Milano. Fotografia: Alessandro Amico.

Stella fa notare come l'industria della moda e i suoi media siano ora giunti ad un bivio. “Ora più che mai è necessaria una decolonizzazione mentale,” continua. "Dobbiamo essere molto grati della spinta innescata dagli Stati Uniti. Sono scesa in piazza a Roma e ho chiesto alla gente di fermarsi a guardarci negli occhi per la prima volta. Chiediamo al Made in Italy di non nascondersi più dietro scuse o giustificazioni, ma di offrire la propria voce ed un impegno reale per sostenere il più grande movimento per i diritti civili della storia, aumentando l'inclusione delle persone di colore nella loro forza lavoro."

Insieme ai suoi co-fondatori, Stella ha delineato questa riforma culturale nei sei punti del BLM Italia, basata sui seguenti principi: istruzione, appropriazione culturale, database, controlli ed equilibri, autoregolamentazione e conversazione insensibile. Attraverso questa azione, l'obiettivo è quello di rispondere alle giustificazioni più comunemente utilizzate dalle aziende di moda italiane quando messe di fronte ad una reale mancanza di diversità all'interno della forza lavoro italiana.

Una consistente parte della soluzione è la promozione dei designer italiani non bianchi. Michelle Ngomo portato l’attenzione su cinque stilisti durante la settimana della moda milanese, mostrando il talento dei giovani neri in Italia, in quanto le loro abilità e competenze sono, come afferma, “fondamentali e dovrebbero essere sostenute.”

L’intento non è quello di attaccare, ma di richiedere formalmente un dialogo onesto, che la designer ritiene necessario per trovare una soluzione ad un problema che è stato ignorato per troppo tempo. I seguenti marchi erano presenti al "Do Black Lives Matter in Italian Fashion?" (BLMIF) martedì 22 settembre, ospitato dalla Camera Nazionale della Moda: Armani, Zegna, Kering, Bottega Veneta, Etro, Gucci, Prada, Valentino e Salvatore Ferragamo. All'evento sono intervenuti anche tre rappresentanti dei brand: Gucci (Antoine Philipps), Kering (Nicolo Moschino), Ferragamo (Linda Rosellini).

Una consistente parte della soluzione è la promozione dei designer italiani non bianchi. Michelle Ngomo portato l’attenzione su cinque stilisti durante la settimana della moda milanese, mostrando il talento dei giovani neri in Italia, in quanto le loro abilità e competenze sono, come afferma, “fondamentali e dovrebbero essere sostenute.” La sua selezione include Claudia Gisèle NtsamaFabiola ManirakizaMacodou FallJoy Ijeoma Meribe, e Karim Daoudi, ognuno dei quali ha presentato la propria collezione S/S 2021 attraverso uno showcase digitale. 

Razzismo nella moda italiana: chi sono i designer e le voci che stanno cercando di cambiare lo status quo
Look della collezione S/S 21 di Claudia Gisèle Ntsama per Gisfab

E mentre gli omaggi alla cultura afro-nera sono diventati un fenomeno pervasivo in tutto il mondo (che si tratti di afro-beat, Nollywood o riferimenti tribali), questa nuova generazione di creativi celebra la propria cultura con design potenti e sensibili. Le loro silhouette sono vibranti ed emozionanti, le loro influenze multiculturali ed il loro talento per l'innovazione elettrizzante.

Nelle loro pratiche di design affrontano temi che vanno dall'identità al proprio patrimonio cultuale, svolgendo un ottimo lavoro estetico nel frattempo. Di base in Italia (anche se parte di una cultura che attraversa qualsiasi continente) questi brand si dissociano dai prevedibili cliché associati allo stile africano, celebrando la propria patria con una visione della tradizione nera particolarmente interessante e impattante.

Claudia Gisèle Ntsama, originaria del Camerun e fondatrice del brand Gisfab, ritiene che Black Lives Matter Italy sia stata parte integrante dei recenti progressi. Fondata nel 2016, Gisfab si ispira all'arte contemporanea e al Giappone, interpretando queste influenze con un approccio moderno sui volumi e attraverso l’utilizzo di tessuti in canapa sostenibili.

"È un punto di partenza importante per aprire un percorso verso una migliore integrazione sociale,” afferma riferendosi alla piattaforma di cui fa parte, aggiungendo poi che il sistema italiano potrebbe prosperare dalla globalizzazione, perché “mettere in contatto nuovi designer internazionali con le aziende italiane potrebbe fare una grande differenza.”

Razzismo nella moda italiana: chi sono i designer e le voci che stanno cercando di cambiare lo status quo
Due look della collezione Macodou Fall.

Anche l'artista senegalese Macodou Fall, fondatore di Mokodu (la cui collezione d’esordio ha reinterpretato le figure del Rinascimento africano), concorda sul fatto che fino a qualche anno fa queste conversazioni erano considerate tabù. Questo succede perché la società italiana tende a negare il razzismo, facendo finta che sia un problema esistente solo in altri paesi.

Dopo un incontro con Michelle nel 2017, l’anno successivo Macodou ha presentato la sua collezione Jardin de L'amour e nel corso del 2020 ha infine lanciato ufficialmente il suo brand di moda. La collezione che ha svelato alla durante la MFW S/S 21 fonde il mondo dell'arte, della fotografia e della ricerca in cui si è immerso durante il lockdown.

“Essere non solo una designer indipendente, ma una designer nera indipendente, ha reso molto complicato convincere la scena della moda italiana delle mie capacità".

  • Joy Ijeoma Meribe

"Non è stato facile", afferma la designer di origine nigeriana Joy Ijeoma Meribe, che fonde stampe e trame con la sua etichetta Modaf Designs e mi parla candidamente delle difficoltà che ha incontrato essendo una designer nera in Italia. "A parte la questione delle risorse limitate, essere non solo una designer indipendente, ma una designer nera indipendente ha reso molto complicato convincere la scena della moda italiana delle mie capacità.”

Razzismo nella moda italiana: chi sono i designer e le voci che stanno cercando di cambiare lo status quo
Modaf Designs S/S 21, disegnato da Joy Ijeoma Meribe.

Fabiola Manikariza è una designer originaria del Burundi, fondatrice dell'etichetta Made in Italy Frida Kiza e ora residente nelle Marche, ed è arrivata in Italia dopo che i suoi genitori sono stati uccisi in Burundi nel 1972. Dopo aver fondato il suo brand nel 2016, Fabiola ha poi superato tutti gli ostacoli che ha incontrato lungo il suo percorso, affermando con successo il suo marchio.

Italiana di adozione, nonostante abbia sperimentato episodi di razzismo nel corso della sua vita, Fabiola afferma di essersi "adattata" per affrontarne il peso. "Devo lottare due volte a causa del colore della mia pelle, ma sono abituata alle sfide", afferma. “La diversità è un valore importante, ma l'Italia deve imparare ad accogliere la ricchezza di altre culture per stimolare un vero cambiamento all’interno del suo sistema.”

Razzismo nella moda italiana: chi sono i designer e le voci che stanno cercando di cambiare lo status quo
Look disegnato da Fabiola Manikariza per il suo brand Frida Kiza.

I punti di forza di questi designer risiedono nella loro tenacia, abilità e determinazione implacabile, che, se riconosciuti dal sistema italiano, potrebbero generare progressi anche sul lungo termine. Grazie a BLM Italia il paese ha ora l'opportunità di riconoscere il talento della moda nera al suo interno. E questo offre un barlume di speranza per una nuova generazione di designer italiani neri e di origini non caucasiche, che sono vitali per riformulare il futuro dell'eredità della moda.

Crediti

Testo di Chidozie Obasi

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