Come sarà il mondo di domani? "Time to Question" è la serie-inchiesta che tenta una risposta

Coinvolgendo 400 mila giovani europei tra i 18 e i 35 anni e raccogliendo 40 milioni di risposte, è il più grande studio sociologico mai condotto su temi ambientali.

di Benedetta Pini
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01 febbraio 2021, 5:00am

Screenshot dal film "Tocca a noi!"

5 documentari firmati da giovani cineasti under 35; un reportage speciale esclusivamente dedicato alla Gen Z; 5 corti per la regia Henri Poulain, fatti di animazioni, materiale d’archivio e interviste. Questa è Time to Question, la serie—se così possiamo definirla, dato il formato ibrido e inedito—che restituisce un quadro quanto più ampio, completo e sfaccettato sulla crisi climatica in atto e, soprattutto, su come i giovani la vivono, la comunicano e stanno agendo per fare la propria parte.

Dietro a tutto questo immenso progetto c’è ARTE, piattaforma di streaming interamente gratuita che unisce le forze con NHK Word Japan e decide non solo di fare da amplificatore a queste voci, ma anche di permettergli di emergere, producendo direttamente questo progetto. E lo fa lasciando direttamente la parola ai giovani, che da dietro e davanti la macchina da presa raccontano in prima persona la loro lotta per un mondo migliore e il modo in cui vedono le questioni climatiche, ma anche politiche e sociali del XXI secolo. Tutto parte da una, fondamentale domanda: come sarà il futuro del nostro pianeta secondo i giovani?

A rispondere sono niente meno che 400 mila giovani europei tra i 18 e i 35 anni, che hanno avuto la possibilità di esprimere la propria visione del mondo e farla in questo ambizioso progetto. A maggio 2020, infatti, un team di sociologi ha stilato e analizzato le oltre 40 milioni di risposte raccolte, al fine di usarle come base per la realizzazione del progetto. Time to Question è una risposta a una necessità che si fa sempre più impellente, come dimostrano i dati: 9 giovani italiani su 10, ad esempio, affermano che la crisi climatica sta modificando drasticamente la società e il 50% ritiene che si tratti del problema più urgente da affrontare, da mettere al primissimo posto dell’agenda politica mondiale, seguito dall’inquinamento (30%) e dall’attenzione al mondo animale (8%)—tutti fattori strettamente correlati l’uno con l’altro.

Ma non solo. Perché Time to Question si spinge ad affrontare questioni correlate alla crisi climatica, tanto cruciali quanto problematiche: l’abbattimento degli stereotipi di genere, il legame tra ricchezza e ambientalismo, l’incapacità dei governi di gestire la situazione, le nostre abitudini alimentari, il ruolo delle donne nella lotta contro le disuguaglianze.

Tocca a noi! - Ritratto di una generazione impegnata

Questo documentario è un po il biglietto da visita di tutta la serie: come la Gen Z europea si sta approcciando alle urgenze dell’attualità, come la crisi climatica, il razzismo e la parità di genere stia trasformando le società europee. A completare questa visione si aggiungono Disobbedisco, che racconta di un gruppo di attivisti che hanno lasciato tutto per dedicarsi all’obiettivo di salvare il pianeta, e Vivi felice, un viaggio attraverso la realtà dei 25-30enni che cercano di costruire un futuro migliore sul cumulo di macerie lasciato da decenni di noncuranza.

Amore mio

Un po’ un Comizi d’amore riattualizzato. Questo documentario sonda le società europee per restituire uno spettro del modo fluido e sfaccettato con cui i giovani di oggi vivono, esprimono e comunicano l’amore. E per inserire questa analisi all’interno di un quadro più ampio c’è Settant’anni di contestazione giovanile, che attraverso materiale d’archivio racconta come ogni generazione, dagli anni 70 a oggi, abbia sviluppato le proprie culturali per esprimere in modo radicale e provocatorio la propria visione del mondo.

Ecologia è roba per ricchi?

Dati alla mano: il 77% degli europei non è d’accordo sul fatto che essere green sia prerogativa dei ricchi; le persone più precarie sono due volte più toccate dai problemi ambientali e il 75% di loro compra bio.

Dovremmo smettere di mangiare carne?

Per il bene del clima è necessario cambiare abitudini, e questo è un dato di fatto. Ma non è né facile né immediato che ciò avvenga, soprattutto in un paese come l’Italia, dove il 52% della popolazione è convinto che l’allevamento industriale non sia un grande problema e non ha intenzione di smettere di mangiare carne.

Le donne salveranno il pianeta?

Esiste una connessione tra ambientalismo e diritti di genere, e si chiama ecofemminismo. Questo documentario dimostra proprio che le donne sono più radicali riguardo alla protezione dell’ambiente, affermando nel 65% dei casi che il problema sia da affrontare con massima urgenza, contro il 55% degli uomini. E sono più attente anche su altri temi di natura sociale, come razzismo e questioni di genere.

Emergenza climatica, urgenza democratica?

Ecco un’altra complessa questione che emerge quando si parla di crisi climatica: cosa stanno facendo i governi del tutto il mondo? Secondo i giovani, ancora troppo poco, dimostrando non solo noncuranza, ma anche incapacità di affrontare l’emergenza e di imporre pratiche ecologiste efficaci.

Il mondo di domani sarà (per forza) peggiore?

Una cosa è certa, e questa pandemia non ha fatto che confermarlo: la Gen Z è la più pessimista di tutte e vede come possibilissimo un collasso della società civile per come la conosciamo. La decrescita è una (o persino l’unica) soluzione? Forse sì.

Crediti

Testo di Benedetta Pini

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