La nuova collezione di Loewe ha letteralmente cancellato la moda

Con la collezione F/W 21 per Loewe, Jonathan Anderson decide di esplorare la moda per le masse. Insomma, è come se fosse passato da MUBI a Netflix.

di Osman Ahmed
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08 marzo 2021, 3:18pm

Attenzione! La sfilata F/W 21 di Loewe è stata cancellata. O meglio, questo è il titolo apparso sulla prima pagina di migliaia di giornali stampati dalla casa spagnola e distribuiti come inserto nelle edizioni del weekend delle maggiori testate mondiali. Il quotidiano Loewe prodotto ad hoc per il lancio della collezione è infatti stato allegato a Le Figaro, The New York Times, Le Monde e tante altre testate, con un titolone in prima pagina che non può passare inosservato: “THE LOEWE SHOW HAS BEEN CANCELLED”, la sfilata Loewe è stata annullata. Un annuncio che avrà già raggiunto migliaia di lettori ignari. Beh, signore e signori, tutto questo è frutto di niente meno che del genio Jonathan Anderson: la Cassandra della moda, il Warhol della donna ben vestita. Nell’ultimo anno il designer ha fatto di necessità virtù, escogitando alternative fantasiose alla sfilate e trasformandole da eventi da insider e fugaci nel tempo, a veri e propri artefatti fisici, prova simbolica e materiale dei cambiamenti che abbiamo sperimentato durante il lockdown, ma anche dimostrazione del fascino immortale e del rinnovamento costante di Loewe. Insomma, Jonathan fa suo il mantra del filosofo Marshall McLuhan secondo cui il mezzo è il messaggio. E quindi sì, la sfilata è cancellata, in tutti i sensi.

"Quello che mi piace del concetto di un quotidiano è che a volte ci fissiamo, come società, sulla frase del titolo, senza cercare di arrivare al significato che sta sotto," spiega Jonathan. “Alla fine, ciò che il mondo della moda cerca di negare è il fatto che questa situazione, la sfilata come realtà, è cancellata. Ci stiamo adattando a questo nuovo contesto, ma una realtà alternativa digitale non può essere una soluzione a lungo termine.”

È interessante che Jonathan abbia scelto la parola "cancellato", che a sua volta rimanda un fenomeno culturale che è stato—ed è ancora—molto sentito. La "Cancel culture”, o “Cultura della cancellazione" è un dibattito che ha diviso generazioni e ideologie politiche nel corso della storia. Ma ancora più interessante è la scelta del medium giornalistico, considerato allo stesso tempo una fonte di indubbia verità e una voce da cui diffidare, a seconda di cosa leggi e di dove lo leggi. Il paradosso del giorno d'oggi è che i giornali sembrano reliquie del passato, eppure sono anche prove del presente. Le edicole colme di giornali sono ancora simbolo di cultura e di quotidianità, ma chi oggi legge ancora il giornale? Ovviamente Jonathan, che si occupa sostanzialmente di toccare con mano tutto ciò che lo circonda. “A volte, quando ne leggo uno, è come finire in una bolla di carta, e mi diverte ritrovarmici avvolto,” scherza. “Mi piace allontanarmi dagli schermi digitali, sopratutto al mattino, perché ti fa svegliare lentamente.”

Review Loewe F/W 21

Oltre a notizia, il termine "news" implica anche il concetto di nuovo. E infatti Jonathan ha di recente pubblicato anche alcuni versi estrapolati dal nuovissimo romanzo di Danielle Steel The Affair, incentrato su un'eroina-editrice di una rivista di moda immaginaria. Per chi di voi non la conoscesse, Danielle Steel, è la regina del romanzo moderno, autrice di bestseller da oltre 800 milioni di copie vendute. La quantità di libri che ogni anno scrive e pubblica è quasi pari al numero di collezioni disegnate nello stesso tempo da Jonathan Anderson.

"Mi piace che sia così prolifica,” dice il designer. "C'è qualcosa in quell'idea di ‘massa, quantità' che penso sia incredibilmente intrigante. Nella moda tendiamo a rifiutare l'idea dell'informazione o del consumismo di massa. Il target è specifico e ben identificato in un determinato gruppo di persone e la sfilata è studiata su misura per quel target—tanto che questo meccanismo può spesso risuonare ridondante." Al contrario, un giornale, così come i libri di Danielle Steel, hanno un target molto più ampio rispetto a quello delle collezioni di moda. Ed è proprio questa la direzione scelta da Jonathan, che ha adottato un approccio simile a quello dei documentari sulla moda, di film come Il diavolo veste Prada o di programmi televisivi come Emily in Paris, che hanno, più o meno volutamente, ampliato l’audience di un'industria che in precedenza era destinata di nicchia. Oggi il designer continua questo gioco, aggiungendovi nuove idee, rivolgendosi direttamente alla massa e chiedendosi di cosa e con chi la moda dovrebbe parlare oggi.

Se una volta Jonathan, per il lancio delle sue collezioni, avrebbe optato per un film indipendente e non una serie tv, oggi la sua piattaforma ideale può dirsi invece passata da MUBI a Netflix. Ora come ora, per il designer gira tutto intorno alla “massa”—ed è stata proprio questa infatti la sua parola chiave durante la nostra intervista. Scherzando, ci ha anche detto che "le serie TV sono il nuovo film," aggiungendo che il loro potere risiede nella loro comoda ripetitività, che ti porta a continuare a guardarle anche quando sei stanco, quasi come una droga. "E le news sono la più grande serie TV di tutte," aggiunge.

In definitiva, l’idea di Jonathan è quella di creare una connessione con un pubblico, invece di intrattenerlo semplicemente con la lucida patina dell'esclusività—che è ciò su cui invece scommettono molte maison di moda, organizzando sfilate online e senza pubblico. "Non conosco Emily in Paris," ci dice Jonathan in mood Mariah Carey vs JLo, “Guardo quella serie per passare il tempo, ma non la conosco davvero. Considerando che le sfilate di moda vengono digitalizzate, si forma una barriera tra il pubblico e la realtà concreta del capo. D’altronde, se sei distratto dall'intrattenimento, come puoi coglierne la realtà?”

La sua risposta è la realizzazione di progetti come questo, che non richiedono una lista di invitati formata esclusivamente da editor o VIP. "Dobbiamo aggiungere un secondo strato per riuscire a dare qualcosa al nostro pubblico," continua. "Parlo di un video in cui spieghi cosa stai cercando di fare, di una stampa di qualcosa che accompagni la sfilata, che permetta di accedere a una dimensione tattile, in modo che il lavoro non evapori in un vuoto digitale. Mi trovo a Parigi in questo momento ed è vuota, questa non è la settimana della moda."

La sua collezione voleva ingannarci. Ma che massa e massa! La sua è una collezione di moda con la M maiuscola, con la quale aprire un magico portale tra questo mondo e il nuovo pubblico di massa di Loewe. E per questo non serve un editor che ve la spieghi: c’è Jonathan che ne parla direttamente YouTube. Ma eccovi comunque la mia opinione. La collezione trabocca di tutto ciò di cui un esperto di moda ha bisogno: colore, forma, silhouette, texture. Tonalità acriliche si affiancano a composizioni grafiche e sagome astratte che catturano subito l'attenzione, proprio come i titoli sensazionali delle testate Loewe. Ci sono giustapposizioni di curve e angoli lineari; tonalità elettriche smorzate da gamme neutre; orli con frange, nappe e dettagli sartoriali decisamente scultorei; pantaloni lunghi e asciutti ma anche folli maniche a sbuffo. Un po’ di tutto, in una perfetta armonia. C’è tutto per tutti. Per la massa. Ma anche per gli addicted di moda—un esempio su tutti: tra le modelle c’è la divina Freja Beha Erichsen, con l’acconciatura di Guido Palau e il viso truccato da Pat ‘Mother’ McGrath, scattata a Le Train Bleu, tappa fissa dell’élite della moda durante l’attesa dei treni alla Gare de Lyon di Parigi.

E così come la collezione F/W 21 di Loewe rappresenta la moda con la M maiuscola, Jonathan Anderson rappresenta il designer con la D maiuscola. In questi tempi strani, infatti, non solo riesce a sopravvivere, ma addirittura spicca il volo e reinventa l’estetica del marchio. "Questo è il momento più emozionante per i creativi, soprattutto nella moda, perché ci sono solo opportunità,” afferma. “Ora siamo tutti alla pari: potresti essere il più grande o il più piccolo, poco importa. Lo vedo con i giovani e con le persone intorno a me. Sono tutti alla ricerca disperata di una relazione tattile con il mondo.”

"Qualunque cosa stesse accadendo prima, se ora non funziona, allora non sopravviverà,” teorizza Jonathan, rendendosi conto che riuscire a mantenere l’attenzione su di sé anche durante il lockdown significa avere effettivamente un qualche tipo di rilevanza. E questo non dev’essere interpretato come uno sguardo malinconico verso il passato, ma piuttosto come una spinta ancora più forte verso il futuro. "Penso che sia meglio che la moda crolli e che la settimana della moda venga sorpassata, dalle ceneri rinasce sempre qualcosa,” dice. A questo punto, benvenuti nel nuovo e coraggioso mondo di Loewe.

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Review Loewe F/W 21
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Crediti

Immagini: courtesy of Loewe

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