Piet Oosterbeek

La gioventù resiliente di Tbilisi, in foto

Il fotografo olandese Piet Oosterbeek ritrae i giovani georgiani che combattono per ottenere quei diritti che noi diamo per scontati (ma che stiamo rischiando di perdere).

di Alina Cortese
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13 aprile 2021, 3:02pm

Piet Oosterbeek

Durante questi primi vent’anni del XXI secolo abbiamo visto consolidarsi diritti civili che oggi diamo per scontato, dimenticandoci che non sono altro che l’esito di dure battaglie portate avanti da decenni da chi è venuto prima di noi. Ora che quelle lotte sono lontane nel tempo sembrano solo un ricordo lontano, spogliato del sudore e del sangue di chi ha lottato in prima persona per provare a rendere il mondo un posto più inclusivo ed egualitario. Spesso, tendiamo a dimenticarci anche che si tratta di processi molto lunghi e complessi, e che non hanno coinvolto tutto il mondo ma solo alcune piccole porzioni privilegiate; in tutto il resto, la situazione è ben diversa.

Tbilisi, in Georgia, è uno dei tanti luoghi del mondo dove l'omosessualità non è ancora accettata, e neanche le forme di ribellione. In una nazione dove la Chiesa Ortodossa detiene ancora uno dei massimi poteri a livello nazionale, anche un piercing o i capelli colorati possono diventare il simbolo della lotta per la libertà di espressione. Una libertà che le generazioni più giovani del paese hanno iniziato a pretendere negli ultimi anni, scendendo in tutte le piazze della Georgia per protestare contro il governo conservatore e repressivo.

Il fotografo olandese Piet Oosterbeek ha deciso di documentare questo recente fermento con la serie Everything Ok not Ok, composta da ritratti e paesaggi che restituiscono le storie e le vite dei giovani di Tbilisi. Il progetto rispecchia a pieno l’essenza della pratica di Piet, che fin dagli esordi si è concentrato su temi quali identità e tutto ciò che è considerato “diverso” dalla norma. E anche con questo lavoro il suo obiettivo è quello di creare un legame tra la sua identità e i paesaggi e le persone che fotografa.

Nella serie, e nel libro che ne deriva, Piet dà voce a una controcultura di cui sentiamo parlare poco nonostante sia molto vicina a noi, non solo dal punto di vista geografico, ma anche e soprattutto come esigenze, visioni e ambizioni. Come emerge dagli scatti, infatti, i giovani resilienti di Tbilisi si scontrano contro una società conservatrice e retrograda, ma è immediatamente evidente che sono pronti a cambiare le regole del gioco, decisi a fare in modo che i loro diritti vengano riconosciuti.

Abbiamo chiesto a Piet di parlarci della serie, del suo rapporto con la situazione che ha documentato e di come le esperienze personali possano essere parti fondanti della propria pratica ed estetica.

ragazzo maglietta dragon ball, Everything ok not ok, giovani queer Tblisi, fotografia di Piet Oosterbeek

Ciao Piet! Perché hai deciso di focalizzare il tuo ultimo progetto, Everything Ok not Ok**, sui giovani di Tbilisi?
**Sono venuto a conoscenza della situazione a Tbilisi a seguito delle proteste del 2013 e del 2018. Nel 2013 migliaia di georgiani hanno protestato a Tbilisi contro una manifestazione per i diritti della comunità LGBTIQ+ organizzata in occasione della giornata internazionale contro l'omofobia. Molte persone sono rimaste ferite in quella protesta per mano dei sostenitori della Chiesa Ortodossa e di un partito di estrema destra. Nel 2018, invece, ci sono state incursioni in due club da parte di squadre di polizia pesantemente armate, con il pretesto di combattere lo spaccio di droga.

Secondo le persone che erano lì quella sera e altri frequentatori, invece, è stato un attacco alla libertà perché locali come Bassiani e Cafe Gallery sono spazi sicuri per molte persone della comunità LGBTQ+. Una spina nel fianco per l'estrema destra e per le persone che vogliono mantenere lo stile di vita ortodosso e tradizionale, guidato dalla Chiesa, che ha tutt’oggi un'enorme influenza sulla politica e sulla società. Il mio lavoro riguarda l'identità e tutto ciò che è “speciale” rispetto alla “norma”, mantenendo sempre un occhio sulle persone svantaggiate o oppresse dall'ordine stabilito dalla società. Sono ispirato dalle controculture e dalle mie personali esperienze di vita. Tutto questo mi ha spinto a condurre un'indagine visiva a Tbilisi e Rustavi.

ragazzo maglietta nera, Everything ok not ok, giovani queer Tblisi, fotografia di Piet Oosterbeek

**Come hai scelto i tuoi soggetti?
**A casa, ad Amsterdam, avevo già iniziato a lavorare al progetto facendo ricerca. Ho scelto di recarmi a Tbilisi durante la settimana della moda: una buona settimana per me siccome speravo di partecipare a molte feste dove avrei incontrato persone interessanti. Oltre al mio lavoro personale, volevo anche scattare un editoriale di moda, dunque ho contattato lo stylist Dave Waldorf dall'Armenia dal momento che si trova spesso a Tbilisi. Ho lavorato con lui sul progetto di moda e spesso siamo andati insieme in diversi club come il Bassiani, il Cafe Gallery e numerosi bar rainbow.

Ad Amsterdam ho anche contattato un'agenzia chiamata Troublemakerz, che rappresenta principalmente skateboarder, creativi e gente da discoteca, persone che attraggono il mio interesse, con le quali posso identificarmi personalmente e che fanno parte del movimento progressista. Inoltre, nelle circa 3, 5 settimane in cui sono stato lì, ho passato intere giornate a passeggiare in tutti i quartieri della città per cercare altri soggetti per le strade e fotografare paesaggi. Come risultato, la serie è diventata un mix di persone che ho contattato prima e persone che ho trovato per strada e nei club.

croce e vestito nero, Everything ok not ok, giovani queer Tblisi, fotografia di Piet Oosterbeek

**Cosa hai imparato da loro?
**Molte cose. Ho imparato che noi in Europa Occidentale abbiamo tantissima libertà e che non ci rendiamo davvero conto di quanti privilegi abbiamo a Amsterdam. Soprattutto se sei un uomo bianco cis come me e che possiedi tutti i privilegi che ne derivano. D'altro canto, questa libertà che noi viviamo è anche molto vulnerabile e minacciata dall'ascesa del populismo dei partiti di —estrema— destra in tutta l'Europa Occidentale. In più, non possiamo dimenticare che ci sono molte persone che vivono in stati considerati progressisti ma comunque gravemente oppresse o minacciate, a causa del colore della pelle, del sesso o delle preferenze sessuali, per esempio.

I giovani georgiani stanno combattendo una lotta che potrebbe benissimo diventare la nostra. In effetti, quello che vivono ogni giorno sulla loro pelle è già arrivato fin da noi, solo in misura più lieve. Secondo chi ho fotografato, in Georgia le persone trans vengono uccise, le persone LGBTIQ + vengono inseguite e maltrattate e il matrimonio tra persone dello stesso sesso è proibito. Se non stiamo attenti, sarà lo stesso qui in Europa Occidentale.

persona tatuata, Everything ok not ok, giovani queer Tblisi, fotografia di Piet Oosterbeek

Qual è la loro concezione di “libertà individuale”?
Mi ha molto colpito la loro visione a riguardo. Nella cultura giovanile a Tbilisi e Rustavi un piccolo tocco personale all’aspetto suona come un atto contro il sistema. Alcuni hanno i capelli tinti, un orecchino o un piercing e tatuaggi: ai nostri occhi occidentali questi sono gesti piccoli e quasi privi di significato, mentre in Georgia possono essere un vero e proprio manifesto per esprimere la propria libertà e per non piegarsi a sistemi obsoleti fondati sulla Chiesa Ortodossa.

Queste espressioni culturali, che noi neanche notiamo nella nostra quotidianità, bastano a scatenare atti di violenza e repressione in Georgia. Ho anche potuto notare che il popolo georgiano in generale è molto ospitale, generoso e orgoglioso del proprio paese e della propria cultura. Penso che questo sia dovuto al fatto che hanno dovuto lottare per la loro libertà e indipendenza dall'URSS nel 1991.

Everything ok not ok, giovani queer Tblisi, fotografia di Piet Oosterbeek

**Hai scoperto qualcosa che non ti aspettavi su Tbilisi grazie a questo progetto?
**Che i giovani sono davvero aperti, aperti a nuove connessioni e, secondo la mia esperienza, che vorrebbero aiutare a cambiare la loro situazione, anche attraverso progetti come il mio. Quello che inoltre non mi aspettavo era l’area di edifici super moderni nel centro. Si tratta di una sorta di biglietto da visita del governo per mostrare ai turisti quanto sia moderno il paese e quanto sia pronto a entrare nell'UE.

Allo stesso tempo, la popolazione locale è ospitata in resti putrescenti di cemento provenienti dall'ex Unione Sovietica. Lontano dagli occhi dei turisti. Nella serie, questi vecchie costruzioni fatiscenti sono servite come metafora del pensiero obsoleto della Chiesa. La maggior parte delle persone che ho fotografato viveva in questi edifici, quindi è una strana situazione paradossale.

stanza con graffito, what happens is, Everything ok not ok, giovani queer Tblisi, fotografia di Piet Oosterbeek

**Hai passato del tempo con molte persone diverse, conoscendole sempre di più. Hai un ritratto specifico che ti sta più a cuore?
**Quasi tutti i ritratti hanno un posto speciale nel mio cuore, ma posso dire di aver creato un legame soprattutto con le persone che mi hanno portato a casa loro, di cui ho incontrato la famiglia, con cui ho mangiato o che sono stati molto aperti nel raccontarmi la loro esperienza di vita a Tbilisi e nell'area circostante. In particolare Rati, Salome e Matt (aka).

**Hai incontrato difficoltà nella realizzazione del progetto?
**Sì, ma perlopiù sfide personali come la mia insicurezza, il senso di solitudine che percepisco in una città nuova e l’ansia che provo quando entro in quartieri sconosciuti. Trovo molto difficile avvicinare le persone, soprattutto se voglio ottenere qualcosa da loro come scattare un ritratto. Tutte queste preoccupazioni sono un residuo dei problemi di linguaggio che mi accompagnano sin dalla mia prima infanzia.

capelli rosa e gonna, Everything ok not ok, giovani queer Tblisi, fotografia di Piet Oosterbeek

**Realizzare questa serie ha in qualche modo cambiato la visione su di te e sul mondo?
**Tutto ciò mi ha ricordato quanto sia importante riflettere sulla mia etica come fotografo, di lavorare in modo sincero e personale: questo progetto traduce la loro “voce” in modo onesto ed equo. Una persona mi ha detto che non dovevo concentrarmi solo su argomenti negativi, ma anche comunicare gli aspetti positivi dalla mia esperienza. Ad esempio, che i giovani georgiani sono pronti per entrare a fare parte dell'UE. Personalmente penso che la maggior parte di loro sia più propensa a non giudicare le persone e accettare tutti rispetto a noi a Amsterdam.

D'altra parte, queste tensioni e sfide possono far crescere me e il mio lavoro, ma per ottenere questa crescita devo affrontare seri ostacoli all’interno della mia mente. Inoltre, durante lo sviluppo della serie mi sono spesso trovato di fronte a me stesso, mi chiedevo che cosa cercare in Georgia e che cosa mostrare successivamente in qualità di “straniero”. Chi sono io, un outsider, per permettermi di fotografare la situazione della popolazione locale, tornare a casa, esporre l'opera e cercare pubblicità per promuovere il lavoro che ho realizzato? Devo essere consapevole di cose come l'esotismo; a volte queste cose mi passano per la mente mentre sono a scattare un progetto all’estero.

antenna e scale, Everything ok not ok, giovani queer Tblisi, fotografia di Piet Oosterbeek

**Tornando a te, qual è il tuo approccio alla fotografia?
**Penso che sia importante essere vulnerabili e aperti. Io mi lascio sempre guidare dall’intuizione, cercando però di progettare sia il prima che il dopo del progetto. Ovviamente bisogna compiere ulteriori scelte sul campo e generalmente in quelle situazioni cerco di mettere insieme mentalmente la serie che sto portando a termine e di capire cosa mi manca ancora o cosa ho di troppo. Inoltre, cerco di vivere il momento e di lavorare il più possibile.

Come fotografo e essere umano, il movimento artistico del Romanticismo è una grande fonte di ispirazione. Un movimento in cui l'intuizione sta al di sopra del pensiero e l'uomo è sottomesso alla natura o il luogo dove vive. È con quest’ottica che mi sono avvicinato a questa serie. Per ottenere il risultato che desidero, poi, lavoro con una fotocamera con messa a fuoco manuale in modo da poter stabilire un contatto migliore con il soggetto, l'immagine e il momento.

camera con poster Bjork, Everything ok not ok, giovani queer Tblisi, fotografia di Piet Oosterbeek

**La tua vita ha influenzato la tua pratica?
**Sì molto. Non potrei essere un fotografo senza la mia esperienza personale. Penso che ogni fotografo sia influenzato dalla propria vita, senza di essa non si potrebbero produrre contenuti interessanti. Nel mio caso, i contenuti derivano principalmente dalle mie esperienze da bambino “diverso” dagli altri causate dalla mia balbuzie. Spesso mi sono sentito escluso o isolato nonostante avessi molti amici. Nella mia testa c'erano pensieri e idee che giravano senza sosta, ma spesso non riuscivo a esprimermi correttamente.

In passato, a volte, la mia balbuzie era così intensa che la conversazione si interrompeva per minuti, mentre io nel frattempo ero imbarazzato e desideravo solo chiudermi e isolarmi. C'era un folle vuoto di silenzio pieno di tensione in cui io e l'ascoltatore non sapevamo come affrontare la situazione. Questo è il motivo per cui sono diventato un fotografo, ed è anche la ragione della scelta dei temi di cui mi occupo. La fotografia è per me il modo migliore per comunicare, ma allo stesso tempo è anche un mezzo con cui ho molte difficoltà perché se non riesci a comunicare efficacemente non puoi farla, soprattutto se si tratta di ritrattistica. È una relazione di amore-odio un po’ paradossale.

**Hai già in mente qualche progetto futuro?
**Dopo la mia mostra personale Everything Ok not Ok a Amsterdam avevo diversi progetti, ma sfortunatamente la pandemia di Covid-19 ha interrotto bruscamente tutto il lavoro. Mi piacerebbe molto mostrare la serie altrove in Europa e stavo cercando posti per farlo. Inoltre, sto facendo ricerche per un nuovo progetto.

Macchina, Everything ok not ok, Piet Oosterbeek
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Crediti

Testo di Alina Cortese
Fotografie di Piet Oosterbeek

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