Qual è il ruolo dei giovani LGBTQ+ della Nigeria nelle proteste #EndSARS?

Oppressa e discriminata da decenni, la comunità queer nigeriana ha fatto sentire la propria voce durante le manifestazioni #EndSARS, denunciando le violenze e gli atti di brutalità da parte della polizia di cui è vittima.

di Nelson C.J; traduzione di Benedetta Pini
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19 ottobre 2020, 9:00am

A sinistra: Fotografia di Matthew Blaise. A destra: Fotografia di Timinipre Cole

Dall’8 ottobre, le strade delle principali città della Nigeria sono occupate da giovani manifestanti che chiedono l’abolizione della Special-Anti-Robbery Squad (SARS), un’unità della polizia nazionale accusata di estrema brutalità, tortura, corruzione e anche dell’omicidio di diversi giovani innocenti. Fondata nel 1992 come fazione autonoma e senza divisa, atta a combattere le problematiche legate ai crimini locali e al terrorismo, la SARS si è evoluta in una vera e propria forma di squadrismo su scala nazionale, mettendo in atto quegli stessi gesti criminali che avrebbe dovuto combattere.

In quello che si preannuncia come uno dei movimenti di maggiore impatto culturale della storia recente del paese, i nigeriani si sono mobilitati per chiedere la fine della violenza indiscriminata, delle estorsioni, degli arresti, delle torture e, nei casi più gravi, delle uccisioni extragiudiziali perpetrate dai membri dell'unità.

La stragrande maggioranza delle vittime di questi crimini sono giovani nigeriani che raccontano di essere stati presi di mira dagli agenti della SARS per motivi ridicoli, come il fatto di vestirsi in modo particolarmente contemporaneo (ad esempio, portando i rasta o tingendosi i capelli) o di usare un iPhone.

All'interno di questo gruppo demografico, i membri della comunità LGBTQ+ della Nigeria sono stati gli individui più colpiti, spesso semplicemente per il fatto di "apparire queer" o di esprimere un'identità di genere o un’estetica non in linea con le aspettative sociali. Tuttavia, nonostante la sproporzionata brutalità sistemica che i nigeriani queer continuano a subire, i loro appelli ai manifestanti per riconoscere la loro lotta e amplificare le loro voci sono in gran parte caduti nel vuoto.

Nonostante l'annuncio di domenica scorsa del presidente Muhammadu Buhari, in cui dichiarava la sua intenzione di sciogliere la SARS, le proteste continuano, come risposta alle ulteriori ingiustizie che continuano a venire perpetrate. Solo pochi giorni fa a Lagos, gli agenti di polizia hanno aperto il fuoco sui manifestanti pacifici, uccidendo una persona e causando molti altri feriti. Ad Abuja, la capitale del paese, i protestanti sono stati accolti con attacchi di lacrimogeni e aggrediti con tubi flessibili.

Ma questi sono solo i nuovi episodi da aggiungere a una lunga lista di brutalità da parte delle forze dell’ordine: secondo Amnesty International, tra il 2017 e il 2020 sono stati documentati 82 casi di violenze da parte delle forze dell’ordine sui cittadini, ed è una cifra che si limita agli incidenti segnalati volontariamente. Ma è importante sottolineare che, a causa del totale disinteresse da parte delle forze di polizia nigeriana e della loro tendenza a esercitare una violenza mirata nei confronti della comunità queer, le persone queer della Nigeria non hanno il lusso di poter denunciare liberamente quando vittima di brutalità.

Al culmine delle proteste, ha iniziato a girare su Twitter un video di un giovane nigeriano che agitava un dito contro la telecamera e intonava Queer Lives Matter. Girato in una strada di Lagos, il video ha ottenuto oltre 10 milioni di visualizzazioni e più di 40 mila like. Per quanto impressionanti possano essere questi numeri, ciò che conta è il segnale che il canto dell'attivista per i diritti umani Matthew Blaise ha inviato ai suoi compagni manifestanti per #EndSARS, che sarebbero altrimenti rimasti ignari dei modi in cui la SARS ha oppresso i membri della comunità LGBTQ+ nigeriana.

Proteste #EndSARS: i giovani queer della Nigeria manifestano contro le violenze subite
Courtesy Amara

E spesso le azioni dell'unità SARS sono legittimate anche a livello legale. Nel 2014 il governo federale della Nigeria ha approvato una legge che vieta il matrimonio tra persone dello stesso sesso e criminalizza le relazioni tra individui queer. Da allora un'ondata di omofobia istituzionalizzata ha colpito il paese, manifestandosi spesso in violenze gratuite.

Secondo un sondaggio del 2019 condotto da The Initiative For Human Rights (TIERs), ONG che tutela le comunità socialmente emarginate, sono state segnalate fino a 330 violazioni dei diritti umani sulla base di motivazioni legate all’orientamento sessuale o all’identità di genere reale o percepita.

Nel 2018, 57 giovani sono stati arrestati a una festa di compleanno, accusati di aver organizzato un evento di iniziazione all'omosessualità. Due anni dopo, queste persone, ancora in attesa di verdetto, sono state fatte sfilare in diretta nazionale e il conseguente stigma inciderà per sempre sulle loro vite.

Mentre questi gravi abusi continuano a verificarsi (comprese le operazioni sotto copertura, in cui uomini e donne gay ignari vengono adescati da agenti di polizia su app di incontri e successivamente aggrediti o ricattati), per paura di ulteriori abusi molte persone queer spesso non riescono neanche a denunciare le brutalità subite. Nel 2019, una poliziotta di alto rango ha persino fatto un annuncio pubblico in cui intimava ai nigeriani che si identificano come queer di lasciare il paese, pena la persecuzione.

Proteste #EndSARS: i giovani queer della Nigeria manifestano contro le violenze subite

"Come donna queer in Nigeria, vengo presa di mira dalla SARS per tanti motivi diversi," dice Uyaiedu Ikpe-Etim, una scrittrice e regista che ha partecipato alle proteste e ha apertamente condotto una campagna contro il targeting giudiziario delle persone queer in Nigeria. “Vengo molestata sessualmente quasi ogni sera in cui esco con i miei amici. I miei amici che sono donne che si presentano come uomini o uomini che si presentano come donne sono bersagli facili, e ho assistito a questi episodi in prima persona o ascoltato queste storie, impotente. Quando esco per protestare lo faccio per queste esperienze, che in quanto queer riguardano noi e solo noi.”

Per molte persone, protestare insieme ad altre donne e uomini queer ha creato un raro senso di comunità. "Eravamo felici di vederci, perché fa comodo fingere che non esistiamo, ma guardaci, stiamo marciando per un paese che ci fotterà in un istante!" dice Mariam Sule, scrittrice e imprenditrice.

L'invisibilità di cui parla Mariam rimane un problema grave, nonostante il numero considerevole di persone queer che partecipano apertamente alla protesta #EndSARS. La motivazione di questa esclusione è una mentalità ristretta, che silenzia dal movimento le voci emarginate e porta i nigeriani omofobi a non ascoltare le voci queer che cercano di parlare online.

“Macinando visualizzazioni su visualizzazioni, quel video ha in realtà mostrato quanta omofobia ci sia ancora [in Nigeria]. C'erano persone che commentavano cose come: ‘Non è questo lo scopo della protesta’ o ‘Siamo qui per #EndSARS, non Queer Lives Matter,’” afferma Timinipre Cole, avvocato, scrittore e attivista queer. "Queste reazioni mi hanno fatto capire che probabilmente metà delle persone con cui ho protestato non avrebbe protestato se la SARS avesse preso di mira solo persone queer. Non sarebbe stato un loro problema. "

Proprio ieri, un'altra donna queer di nome Amara ha pubblicato un video su Twitter in cui spiegava come altri manifestanti avessero impedito a lei e ai suoi amici di protestare ad Abuja. I loro cartelli sono stati strappati e hanno anche subito abusi fisici, prima che un gruppo di altri manifestanti intervenisse per proteggerli. Mentre il suo post ha ottenuto il sostegno di altre persone queer e ally, c’è un gruppo di nigeriani che continua a insistere sul fatto che sottolineare la targhettizzazione della brutalità della polizia contro le persone queer nigeriane equivalga a un complotto per dirottare il movimento.

Matthew Blaise, che ha creato l'hashtag #Queerlivesmatter e lo ha usato insieme a #EndSARS nel suo video, vede il dibattito sulla difficile situazione delle persone queer in Nigeria come un passo nella giusta direzione verso il cambiamento, ma anche come un promemoria dell’esistenza della comunità queer nigeriana. "Molti nigeriani sanno che la brutalità della polizia colpisce in modo particolare le persone queer, ma poiché non sono direttamente coinvolte o non conoscono nessuna persona queer, tendono a ignorare il fenomeno e a non parlarne," dicono gli attivisti.

“Ora che stanno emergendo delle persone queer disposte a mettere a rischio la propria vita per sensibilizzare sull’argomento, possiamo creare maggiore consapevolezza sui nostri problemi, ricordando al governo che esistiamo e che le leggi messe in atto per discriminare le vite queer vanno smantellate.”

Così, mentre i giovani nigeriani continuano a scendere in piazza nella lotta per la giustizia e per ottenere un'azione significativa da parte delle istituzioni, la comunità queer del paese si sta assicurando che anche le loro voci vengano ascoltate.

Proteste #EndSARS: i giovani queer della Nigeria manifestano contro le violenze subite
Photography Yagazie Emezi

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK

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