Fotografia su gentile concessione di Mert Alas e Marcus Piggot

Mert Alas e Marcus Piggott parlano della creatività in quarantena

Ovvero, come hanno scattato la cover del nuovo numero di i-D da remoto.

di Osman Ahmed
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12 giugno 2020, 1:11pm

Fotografia su gentile concessione di Mert Alas e Marcus Piggot

Questo articolo è originariamente apparso nel numero di i-D The Faith In Chaos Issue 360, dell'estate 2020. Ordina qui la tua copia.

Mert Alas e Marcus Piggott credono nella magia. A loro non interessa la realtà quotidiana. Vogliono farci sognare e credere nella bellezza. Le loro immagini, cariche di sensualità e dinamismo, rappresentano visivamente la relazione tra loro due e il resto del mondo—anche alla luce di nuovi trend come i bathroom selfie e i tutorial su come lavarsi le mani.

Era il 1994 quando si sono conosciuti a una festa, e da quel momento non hanno più smesso di collaborare. Volevano creano immagini che fossero un antidoto al minimalismo al realismo della fotografia di moda degli anni ‘90. Fin dagli albori della rivoluzione digitale, i due hanno abbracciato avidamente la fotografia digitale e trasformato la post-produzione in una forma d’arte, definendo, nel corso di tre decenni, le identità di innumerevoli magazine (incluso i-D) e dei megabrand del lusso. Negli anni, hanno prodotto centinaia, se non migliaia, di immagini a un ritmo frenetico e ossessivo, con team di produzione e budget grandi quanto i nomi delle protagoniste delle loro immagini: Madonna! Kate! Naomi! Kim!

In questi tempi strani, che richiedono un’innovazione radicale e nuove riflessioni, soprattutto dai creatori di immagini, ha perfettamente senso che Mert e Marcus si stiano oggi concentrando su una nuova fotografia di moda che possa trasportarci lontano, anche quando ci troviamo bloccati dentro le mura di casa. Così sono tornati alle loro radici, creando narrazioni visive fatte in casa, come facevano quando abitavano nel loro appartamento londinese di Old Street. E continuano ad abbracciare la tecnologia, come sempre. Si sono tolti di dosso l’eccesso delle produzioni mastodontiche, riconnettendosi con la loro sfera creativa. E sono coscienti del fatto che questo momento finirà per cambiare la loro pratica per sempre, a partire dallo shooting di Pharrell che hanno organizzato per questo numero. Li abbiamo incontrati per capire nello specifico in che modo la loro pratica è cambiata.

Ciao Mert e Marcus! Cos’è che vi sta aiutando a non impazzire, in questi tempi strani?Marcus: Prima del lockdown avevo iniziato i lavori nella mia nuova casa, quindi mi sto concentrando su questo progetto.
Mert: Cucino e faccio molto giardinaggio.

Avete trovato ispirazione mentre eravate a casa?
Mert: A essere onesto, non ho mai avuto così tanto tempo per me stesso. Trovarsi improvvisamente in una pausa completa è addirittura stancante all’inizio, perché è qualcosa a cui non sei abituato, ma dopo la seconda settimana la tua creatività comincia a viaggiare alla stessa velocità di prima. È come quando sei un bambino e pensi: ‘Oh, potrei fare quello, o questo..’ Inizi a sentirti ispirato. Mi sono venute così tante idee. Ho iniziato a scrivere, a dipingere, e a fare delle cose che non ho mai fatto prima. È stato molto bello.

Una delle parti fondamentali della vostra pratica è quella di radunare le persone per un servizio: il soggetto, la crew, gli stylist, i team del trucco e parrucco, la produzione. Come avete gestito la transizione dei servizi fotografici, quando eravamo tutti in isolamento?
Marcus: Siamo partiti con team molto ristretti e abbiamo iniziato a costruirci i set e organizzare il catering da soli. Proprio come ai vecchi tempi. È pazzesco come si possa riuscire a fare proprio tutto, se ci si crede davvero.

Sembra quasi paradossale, perché ai vecchi tempi facevate i servizi proprio a casa vostra. C’è quella storia divertente di quando avete staccato la porta del forno per scattarci attraverso Bjork.
Marcus: Era l’unico pezzo di vetro su cui l’acqua rimaneva incollata, perché era tutto cosparso d’olio! È bello togliere l’eccesso e tornare a fare le cose come prima. È emozionante. Ci è piaciuto poter semplificare le cose.

Avete sempre abbracciato la tecnologia, quando si tratta di fotografia. In quel senso, siete stati dei veri e propri pionieri della fotografia digitale di moda. Avete iniziato a sperimentare con nuovi metodi?
Mert: Be, abbiamo visto molti servizi fatti su Zoom e su FaceTime, così ci siamo confrontati e abbiamo dovuto trovare delle modalità per scattare senza il contatto diretto con le persone. Quello che abbiamo fatto è stato adattare delle macchine al nostro modo di scattare, e aggiungere delle modalità di shooting da remoto.
Mert: Sì, Pharrell era a Miami e noi siamo qui a Londra, quindi gli abbiamo semplicemente spedito la macchina fotografica, assieme ad un treppiede e un paio di luci. Hanno disinfettato e montato il tutto, così che sembrava che fossimo lì anche noi. E noi da remoto gli dicevamo: ‘Ok, vai lì, vieni un pò più vicino, spingi un pò più lontano, metti la luce lì.’
Marcus: Mert era a casa sua, io ero a casa mia, e così abbiamo catturare le immagini da due punti diversi. Abbiamo entrambi lo stesso sistema. E prima ne abbiamo parlato anche direttamente con Pharrell, così da essere tutti allineati. È stato tutto naturale.
Mert: In questi momenti siamo totalmente risucchiati dalla realtà, e questo dimostra che abbiamo davvero bisogno di sognare. È la cosa più importante.

Di questi tempi abbiamo visto molta realtà, molti selfie, molti video di persone mentre si lavano le mani a casa. Ma tornando indietro nel tempo, quando eravate agli inizi, il vostro lavoro è stato una specie di antidoto contro il realismo della fotografia di moda degli anni ‘90.
Mert: La realtà non mi ha mai ispirato! Prima di tutto, non sono nemmeno sicuro che il termine ‘realtà’ possa andare bene per quel genere di fotografia. Era forse realtà quella? Era una mezza-realtà. Non volevo documentare un momento: volevo creare un momento, esagerare un momento, trovare quello che c’era e portarlo all’esasperazione, facendo irritare e arrabbiare le persone, rendendole felici e tristi. Mi piacciono gli strati e i ricami. Mi piacciono le idee. E mi piacciono quelle grandi! Mi piace tutto un pò più oscuro, un pò più strano!

Credo che tutti noi ci stiamo confrontando quotidianamente con la realtà, e non sembra molto promettente.
Mert: È come se la moda fosse diventata un misto tra giornalismo e marketing. Aveva una certa magia prima, qualcosa di elevato, diverso e speciale, e vorrei che tornasse così. Ora è tutto troppo diluito, come se non ci fosse nessuna autorità. Io credo nell’autorità. Ci credevo quando guardavo le foto di Helmut Newton, o ascoltavo Serge Lutens parlare di Guy Bourdin. C’era un certo genere di istruzione, cultura, modo di vivere, carisma–ed era tutto interconnesso. Ora sarebbe bello riportarlo indietro, e valutare la contemporaneità attraverso fantasie e sogni. Meno quantità, più qualità. Tagliamo gli eccessi. Vediamo in che modo possiamo creare qualcosa con meno: indossare meno, mangiare meno, parlare meno, postare meno.

Una foto di Helmut Newton o di Guy Bourdin viene da un momento in cui eravamo meno saturi di immagini. Ora abbiamo accesso a così tanto, tutto è ovunque e senza fine. Come si fa a non farsi sopraffare dal rumore?
Mert: Il miglior modo è coprirsi le orecchie!

E quando tutto questo finirà, pensate che ci saranno degli effetti su come lavorerete nel futuro?
Marcus: Al 100 percento. Toglieremo tutto l'eccesso, filtreremo. L’idea è quella di creare delle immagini con budget più limitati, e lasciare spazio alla creatività.

Infine, so che voi amate fare festa. Come celebrerete quando tutto questo finirà?
Mert: Organizzerò la festa più grande di sempre. Quando troveranno un vaccino, farò una festa a tema!

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK.

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