i-D incontra Virgil Abloh per l'uscita della nuova sneaker Off-White

Si chiama "Out of Office", ed è il riflesso di una condizione globale condivisa.

di Creato in collaborazione con Off-White
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05 ottobre 2020, 11:07am

In esclusiva per noi di i-D, in occasione del drop della "Out of Office", la nuova sneaker Off-White, Virgil Abloh e Claire Thomson-Jonville, Editorial Director di i-D Francia, si sono incontrati su Zoom per parlare della nostalgia per lo sportswear, di capi iconici, di creatività e di com’è lavorare da casa in questo assurdo periodo storico.

Claire Thomson-Jonville: Il concept di una scarpa “Out of Office” è sicuramente interessante, qual è il tuo punto di partenza quando lavori a un nuovo design?
Virgil Abloh: Prima di tutto, mi fermo a pensare a quanto la sneaker sia diventata importante. Il solo fatto che venga celebrata su questa piattaforma è significativo. E assume significato anche per via della nostra infanzia, riuscendo a trascendere la maggior parte degli altri capi di moda perché ci ricorda il nostro primo paio di scarpe, un’era ormai andata, gli outfit iconici che i nostri genitori indossavano insieme a quelle sneaker. È un oggetto legato così profondamente alla nostra emotività che non c’è da meravigliarsi se oggi è diventato centrale nelle nostre vite, ed è emozionante.

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CTJ: Come t-shirt bianca e jeans, le sneaker sono un classico. Quando stai lavorando a una scarpa e rifletti sugli ingredienti che servono per crearne una iconica, la tua visione parte da un’idea del modo in cui vuoi che apparirà alla fine, o è più un processo step by step?
VA: È un processo step by step fondato principalmente sull’emozione. La musa ispiratrice per la Out of Office non è la persona super hypata per le sneaker, che probabilmente ne compra uno, due, tre paia a settimana, ma è qualcuno di esterno a questa mania, che le indossa semplicemente come scarpe casual fuori dall’ufficio. Questo è il punto di partenza dell’emozione che emergerà dopo.

CTJ: Quando disegni una scarpa hai qualcuno di specifico in mente o solo un mood generico?
VA: Il mio è un approccio molto vario, che cambia di volta in volta. In questo caso specifico, non mi sono concentrato su un target maschile, ma su un’idea di persona. Una persona che non si identifica nei generi binari, che si sottrae a essere categorizzata in base a ciò che indossa. Si è trattato di creare una silhouette trasversale, che potesse essere adatta a molte tipologie diverse di persone. È da qui che è nata la Out of Office, che è un modo per dire: “Che tu sia al lavoro o a svagarti 24/7, vestiti in un modo che rappresenti te stesso.” È come una palette vuota dove tutti i colori sono chiamati a interagire.

CTJ: Quanto il mood in cui ti trovi mentre disegni le tue collezioni influenza il mood delle sneaker, o li vedi come due aspetti totalmente separati?
VA: Di solito interagiscono e si completano a vicenda. Quando entro in modalità collezione, è come se mi buttassi in una lunga immersione su un tema. Quando riemergo per riprendere aria, ci sono certi aspetti che mantengo fedeli al mio DNA. Come jeans e t-shirt, le sneaker e le felpe sono infatti ciò che indosso ogni giorno, quindi parto sempre da un’idea di giustapposizione. Nel momento in cui giro per mostrare la collezione, la Out of Office può assumere forme diverse. Ecco che si presenta come una palette vuota.

CTJ: Queste nuove sneaker si chiamano Out of Office. Col Covid-19 e tutto quello che è successo, molte persone stanno lavorando da casa. Com’è cambiato il tuo processo creativo per questa stagione? Che cosa significa per te essere out of office e cosa hai ricavato di positivo da questo cambiamento?
VA: Per me è stato molto importante rimanere ispirato e riflettere su questo momento. Stiamo vivendo un periodo storico senza precedenti. In quanto persona nera, sono parte di una comunità che sta affrontando le diseguaglianze del mondo, che deve riuscire ad avere un impatto per sostenere chi sta lavorando per cambiare le cose. Ho creato un fondo per una borsa di studio dedicata al post moderno, come intervento concreto per assicurarmi che ci sia più diversità nel settore. Le sneaker sono un’estensione della cultura black, perché è stata quella a determinare la loro salita alla ribalta, il modo in cui vengono indossate e il perché hanno questo significato. In quanto persona che opera in questo ambito, per me le sneaker significano tutte queste cose, sono un’opportunità di espressione creativa. E creano anche gli spiragli attraverso cui creare un futuro che sia diverso dal passato.

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