Immagine su gentile concessione di Cabinet

Produrre capi genderfluid e aseasonal è l'unica risposta possibile ai ritmi insostenibili della moda

Niente collezioni stagionali, sprechi o ritmi insostenibili: questa la filosofia di Cabinet, brand emergente che ha come priorità la valorizzazione di idee e materie prime.

di Giorgia Imbrenda
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07 luglio 2020, 9:45am

Immagine su gentile concessione di Cabinet

Rebel Label è la rubrica di i-D che incontra, intervista e qualche volta fotografa i brand emergenti (e non) in Italia. Oggi è il turno di Cabinet, brand Italiano fondato da due creativi: Francesco, art director, e Rossana, stylist e fashion consultant. Insieme hanno creato un progetto che punta a espandersi oltre l'abbigliamento, inglobando diverse pratiche artistiche. Ma l'essenza rimane sempre la stessa: made in Italy e slow fashion. Niente collezioni stagionali, niente sprechi di materiali, niente ritmo frenetico. Come priorità c'è solo la valorizzazione dell'idea e della materia prima. Il risultato sono capi unisex, gender-fluid, ecosostenibili e aseasonal, con un'estetica minimale e formale: insomma, vanno contro ogni regola della moda di oggi.

Tutto questo ci ha incuriositi, così abbiamo deciso di incontrarli per farci raccontare direttamente da loro del progetto e della filosofia con cui è stato fondato.

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Raccontatemi di voi, chi siete, quali sono i vostri background e come vi siete incontrati?
Io e Francesco siamo due creativi. Lui è un art director, viene dal mondo dell’arte e della grafica, io sono stylist e fashion consultant, quindi vengo dalla moda. Ci siamo incontrati su un set e da quel momento siamo coppia sul lavoro, e anche nella vita.

Perché avete deciso di fondare Cabinet, e cosa significa questo nome?
Volevamo sviluppare un progetto che rispecchiasse la nostra attitude formale, in contrapposizione alla tendenza del momento (decisamente street). Il progetto nasce come aseasonal e le collezioni escono senza tempistiche precise, come risposta alternativa al ritmo frenetico della moda, alla produzione incessante e allo spreco di tessuti e materiali. Anche per questo lavoriamo principalmente su pre-order. Riguardo al nome, volevamo qualcosa che rimandasse sia all’ufficio e alla dimensione del lavoro, sia al concetto di wardrobe essenziale.

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Nelle vostre collezioni c'è la predominanza del colore monocromo. A cosa è dovuta questa scelta?
Il marchio nasce proprio con l’idea di realizzare capsule siano monocromatiche, mutuando certe esperienze pittoriche della storia dell'arte. Il nostro intento è quello di creare un guardaroba-base di pochi modelli, i quali vanno poi a ripetersi nelle diverse collezioni, ma in tessuti e colori diversi. Le capsule più vecchie rimangono sempre disponibili finché non vanno sold out (tessuti permettendo), in modo da permettere al cliente di crearsi un mix personale delle diverse collezioni.

Se doveste scegliere tre designer con cui andare a cena stasera, chi sarebbero? E in quale ristorante li portereste?
Phoebe Philo , Dries Van Noten e Miuccia Prada. Organizzeremmo una super tavolata alla trattoria Rosa nero a Palermo.

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Il vostro brand è unisex, gender-fluid ed ecosostenibile, volete parlarci del concept dietro a queste scelte?
L’unisex e il gender-fluid sono concetti insiti in ogni nostra scelta, non abbiamo mai pensato in termini di maschile e femminile, al di là di un'inevitabile attenzione per la vestibilità dei diversi corpi. Inoltre utilizziamo tessuti ecosostenibili o di stock (finora esclusivamente 100% lana o cotone), produciamo in Italia (nello specifico a Milano) e cerchiamo di minimizzare in toto gli sprechi; non facciamo mai partire produzioni che non siano commissionate dal cliente stesso. Nel nostro piccolo, cerchiamo di portare avanti l’azienda nella maniera più sostenibile possibile.

Come si struttura il vostro processo creativo?
I nostri tempi di produzione, decisamente più rilassati rispetto al calendario istituzionale, sono funzionali per la maturazione dell’idea creativa. Abbiamo sempre trovato i ritmi della moda troppo frenetici e disumani, sia come addetti ai lavori che come clienti. Sicuramente il momento che stiamo vivendo adesso può essere colto come un’opportunità per cambiare, anche se le regole di mercato continuano a rimanere immutate e a dettare legge sulla produzione. L'ispirazione ci arriva dai libri che leggiamo, i film che guardiamo o le mostre che visitiamo, i viaggi, il tempo con gli amici, essenzialmente la nostra vita, sono il crogiolo da cui scaturiscono le idee dietro a ogni collezione. E poi ci sono i tessuti, sono spesso loro stessi a guidarci nella creazione.

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Quanto conta Instagram nella promozione di un brand emergente come il vostro? Tantissimo, conta davvero tanto. È uno dei pochi media su cui oggi è possibile davvero farsi conoscere, soprattutto nel momento in cui hai dei budget molto ristretti. Cerchiamo di lavorare molto anche con le riviste, è da lì che veniamo e non vogliamo rassegnarci unicamente alla comunicazione digitale.

Cosa c'è nel futuro del vostro brand? L’idea è di rimanere un marchio di nicchia, magari vorremmo ampliare la rete dei nostri negozi di riferimento e avere dei budget più ampi, in modo da poter realizzare i progetti esattamente nel modo in cui li ideiamo. Cabinet vogliamo che non sia solo un brand di abbigliamento, ma uno studio di direzione creativa in grado di realizzare progetti artistici di diversi ambiti, non esclusivamente vestiti. Chissà, magari domani potremmo pubblicare un magazine o attivare la curatela di una mostra, per esempio.

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Crediti

Testo di Giorgia Imbrenda
Immagini su gentile concessione dell'ufficio stampa Cabinet

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