Il tatuaggio come comunicazione empatica: intervista a Francesco Bianco

"Non esistono tatuaggi senza significato. Stai modificando il tuo corpo, quindi un valore nel tuo gesto ci dev'essere."

di Gloria Venegoni
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27 aprile 2021, 11:33am

Se questo nome non vi dice niente, vi facciamo un breve recap. Prima di tutto, Francesco Bianco, talento ormai conosciuto nel panorama del tatuaggio italiano e non, ha una formazione particolare per un tattoo artist. Dopo gli studi a Brera e un’esperienza al Teatro alla Scala come scenografo (dove ha lavorato a progetti come la Carmen e la Cavalleria Rusticana), a 24 anni decide di cambiare rotta e approdare nel mondo del tatuaggio, nel quale riversa l’arte del character building che ha avuto modo di affinare grazie al mondo teatrale. Guardando i suoi pezzi, infatti, si nota subito che includono quasi sempre figure umane, spesso femminili, dando vita a personaggi narranti, ognuno con una propria personalità e una storia da raccontare.

Per questo, parlare con Francesco della sua visione del mondo del tatuaggio oggi significa intavolare una conversazione immediatamente più ampia, che si espande a tematiche oggi cruciali come l’etica professionale, l’empatia e il rispetto del cliente. La storia dietro ogni tatuaggio di Francesco, infatti, parla sia della pelle che indossa il tatuaggio, sia della visione chi l’opera l’ha eseguita, e che prende forma con l’inchiostro. Secondo Francesco, non esiste tatuaggio che non comunichi un pezzo di chi l’ha voluto su di sé.

E probabilmente è grazie a questo taglio estremamente intimo e personale che il suo stile sfugge a qualsiasi tentativo di inquadrarlo in una specifica corrente artistica del tatuaggio, finendo nel melting pot del blackwork, ovvero quei tatuaggi in bianco e nero nati da uno studio artistico elaborato specificatamente dell’artista che li crea.

Per capire meglio come ha preso forma questo immaginario, ci siamo fatte uno stream of consciousness con Francesco:

tatuaggio donna steschio in bianco e nero Francesco Bianco

Ciao Francesco! Partiamo dal tuo stile particolarissimo, impossibile da inquadrare in una corrente, del tipo new school, old school e simili. Come lo definiresti?
Definirei il mio stile blackwork con un’impostazione che deriva dal neo traditional. Mi è sempre piaciuto ispirarmi alle illustrazioni e a elementi che arrivano da ambiti diversi rispetto al tatuaggio, un po’ perché io stesso vengo da altri mondi. La mia idea del tatuaggio è che si tratta di una forma di comunicazione e di espressione personale non verbale. Tutte le persone si esprimono attraverso gli abiti, l’acconciatura, i movimenti, ancora prima di parlare. E la stessa cosa succede con il tatuaggio. Comunica qualcosa della persona prima ancora che la persona parli, proprio come un costume di scena.

Si tratta quindi di empatia?
Empatia è una parola che io uso e abuso, ma secondo me è un approccio che rende una vita sensata, gratificante. Però è anche molto faticoso, puoi lasciare spazio all’empatia solo fino a un certo punto: per entrare in sintonia con una persona a livello mentale e capirla, devi perderti, abbandonare te stesso, e lasciare il tuo spazio all’altra persona.

tatuaggio scrittore con té bianco e nero di Francesco Bianco

Quando tatui è come se studiassi la persona che ti trovi davanti. Perché?
È una di quelle cose che faccio inconsciamente. Quando prendo appuntamento con un cliente, è raro che si riduca tutto a uno scambio di messaggi. Se proprio non riesco a farlo venire in studio per conoscerlo, almeno devo avere un contatto telefonico. Noi tatuatori dobbiamo instaurare un rapporto di fiducia velocemente, perché il cliente si mette nelle tue mani per modificare il suo corpo ed esprimere una svolta importante del proprio percorso di vita. Aver visto il portfolio su Instagram è importante ma non basta. A me interessa sapere chi mi trovo davanti e agire di conseguenza, qualcun altro vuole solo far bene il pezzo—si tratta di approcci diversi.

In questo, mi fido molto delle mie scelte istintive. Essere istintivi è scambiato per superficialità, ma secondo me non è così: se una cosa ti attrae in un certo modo, è difficile sbagliare; e solo dopo hai tempo di capire il perché. Per me è cruciale fidarmi della reazione chimica che le persone ti trasmettono.

tatuaggio Ofelia nel lago bianco e nero di Francesco Bianco

Se il tatuaggio è sempre un cambiamento del corpo e di conseguenza ha un significato importante, i tatuaggi ornamental senza significato non hanno senso per te?
Stai modificando il tuo corpo, quindi ci deve essere un valore in questo gesto, per quanto leggero. Si tratta sempre di una persona che sta cercando di esprimere se stessa andando a cambiare il proprio corpo. Poi è responsabilità di chi lo esegue cogliere quel messaggio e metterlo sulla pelle.

Elabora il concetto di responsabilità del tatuatore.
La responsabilità è un concetto che fa più parte della vecchia scuola del tatuaggio. Non sono uno di quei tatuatori che hanno visto l’inizio del boom di questa pratica, che è cominciato negli anni ‘90. Ma non ho nemmeno cominciato ieri—per intenderci, prima dei social (che sono un po’ lo spartiacque rispetto alle generazioni recenti).

tatuaggio bianco e nero donna gargoyle di Francesco Bianco

Dunque la professione del tatuatore è cambiata negli ultimi anni. In che modo?
Prima non esisteva l’idea del tatuatore che fa un solo stile, in passato i tatuatori erano molti di meno, quindi tutti dovevano saper fare tutto per rispondere alle esigenze di qualsiasi cliente, spaziando dal giapponese al tribale. Oggi, invece, fare tutto non è più un valore aggiunto, perché se ti specializzi in uno stile è più probabile che tu diventi estremamente bravo con quella tecnica e venga riconosciuto come un punto di riferimento.

Inoltre, la persona che si andava a tatuare fino a un po’ di anni fa si infilava in una situazione borderline, non si trovava un contesto di comfort e costume care come oggi. Avere a che fare con un tatuatore era un’esperienza particolare e attraeva persone forse più motivate di oggi. Farsi un tatuaggio non era pop, anche se a me non piace dire che oggi il tatuaggio sia di moda. Il tatuaggio c’è da secoli, non può essere una moda. Può essere un’arte più o meno sviluppata nel tessuto sociale a seconda dei periodi.

alice nel paese delle meraviglie illustrazione bianco e nero Francesco Bianco

Ma secondo te perché la gente va ancora a farsi tatuare in casa dal cugino?
Se cominci a tatuarti molto giovane, non hai idea di quali sono le potenzialità del tatuaggio, di cosa puoi effettivamente fare con questa pratica. Magari i disegni che vedi in giro non sono belli e quindi non sai neanche che esiste altro. Anche se ora con i social —e soprattutto con Instagram— è quasi impossibile non trovare dei bei tatuaggi.

A proposito di Instagram, in effetti è diventata la vetrina del tatuaggio. Cosa nei pensi dell’uso di queste piattaforme nell’ambito del tatuaggio?
Una volta per decidere dove tatuarti dovevi andare a vedere i cataloghi dei tatuatori direttamente nel loro studio, oppure vedevi il tatuaggio di un amico e decidevi che ti piaceva. Oggi, invece, un tatuatore può fare diventare i social il suo portfolio, renderli la sua vetrina e usarli per comunicare il proprio stile. Il lato negativo è che con i social spesso si tende a dover seguire regole prestabilite per proporsi al pubblico nel modo più efficace possibile. Non voglio essere critico verso i social. Semplicemente, come spesso succede, nascono come una cosa buona che poi l’umanità è riuscita a sclerotizzare. 

tatuaggio arpia bianco e nero di Francesco Bianco

Parlando dei tuoi soggetti, fai spesso ritratti di persone realmente esistite, che possono diventare problematici. Dopo le recenti accuse a Marilyn Manson, per esempio, molti fan si sono pentiti di avere la sua faccia tatuata. Pensi che la persona rappresentata possa essere separata dal tatuaggio?
MM non mi piace, e quello di cui è accusato non lo ritengo umano. Ma se vedessi una persona con un ritratto di MM non la giudicherei, perché non penserei alle accuse al cantante. Non ti sei tatuato MM per via della situazione scoppiata dopo, c’era una motivazione diversa. Te lo sei fatto magari perché in un certo momento della tua vita quel tipo di musica ti ha aiutato per affrontare la situazione. Il tatuaggio deve sempre comunicarti qualcosa. Non è detto che siano cose positive, ma anche in quel caso è importante che sia una tua scelta consapevole.

E come concepisci i soggetti dei tuoi flash?
In generale, mi piace di più quando l’input arriva dal cliente. Capita più raramente che mi lanci in un disegno a mano libera e poi qualcuno lo prenda. Quando qualcuno arriva e mi dice “fai quello che vuoi” è strano, perché non è mai davvero “quello che vuoi”: se mi gira che voglio farti un rinoceronte o una cazzata a caso accetteresti? Dimmi almeno un tema, un ambito.

salvador dalì tatuaggio Francesco Bianco

Crediti

Testo di Gloria Venegoni
Immagini courtesy of Francesco Bianco

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