Foto dal leggendario strip club femminista degli anni '90

Cammie Toloui ha fotografato se stessa e i suoi clienti mentre lavorava al Lusty Lady di San Francisco.

di Miss Rosen
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20 agosto 2021, 4:00am

Nel 1990, la musicista, artista e femminista radicale Cammie Toloui accetta un lavoro al Lusty Lady—il famoso strip club di San Francisco gestito soltanto da donne—per potersi pagare la rata alla San Francisco State University, dove si stava laureando in fotogiornalismo. Cogliendo l'opportunità di documentare un mondo poco conosciuto, Cammie sceglie di rivolgere l’obiettivo verso i clienti che si posizionavano dall’altra parte del vetro della postazione privata, detta Private Pleasures. Il risultato è una straordinaria serie di ritratti e testimonianze che sono confluiti nel suo nuovo libro 5 Dollars for 3 Minutes, pubblicato da Void a luglio 2021.

"Lo spogliarello mette a nudo il patriarcato e il capitalismo. Ti sbatte in faccia il dialogo tra queste due realtà," dice Cammie. "Gli uomini sentivano di avere il potere perché erano lì con un rotolo di banconote, mentre noi eravamo dall'altra parte del vetro come a chiederci: 'In che modo posso ottenere quei soldi?' Penso che questo sia ciò che rende le foto così interessanti: stai sbirciando dietro le quinte, e il Mago di Oz è soltanto un tizio che ha l’aria di essere un po' smanioso."

la fotografa cammie toloui scatta un nudo di sè allo specchio

Da musicista della band punk tutta al femminile Yeastie Girlz, Cammie vede il sex work come una naturale estensione della propria personalità “vaginocentrica”. "Affrontavamo certe questioni da punti di vista che anche nei giri punk sarebbero state percepiti come particolarmente radicali," ricorda. "Salivamo sul palco con uno specolo vaginale per spiegare alle donne come esaminarsi da sole la vagina o parlavamo di mestruazioni—tutte cose che sconcertavano i ragazzi. Non è stato un grande cambiamento per me esibirmi in uno strip club. Volevo essere il più punk possibile, e all'epoca era lì che andavano le ragazze davvero estreme."

Per Cammie, il passaggio da artista punk a performer è stata una progressione naturale della ribellione iniziata nella sua giovinezza dopo che il lato paterno della famiglia si è trasferito dall’Iran agli Stati Uniti in seguito alla rivoluzione del 1979. "La mia famiglia era perseguitata; molti baha'i sono stati mandati in prigione e uccisi," spiega Cammie, "Avevo una zia che era una nota femminista prima della rivoluzione. Una notte è corsa a chiedere aiuto alla nostra porta. Il capo della polizia era andato a casa sua per minacciarla. Quella notte è fuggita ed è volata in America.”

tre uomini in a postazione privata di uno strip club

Improvvisamente la casa della famiglia di Cammie si è riempita di rifugiati traumatizzati, e la sua vita è cambiata radicalmente. "La pressione era così alta," dice. "Mia madre è una donna bionda di Los Angeles e vivevamo una vita finta, come se fossimo una semplice famiglia americana. Quando i miei nonni ultra religiosi si sono trasferiti qui, penso che mio padre si sentisse molto in imbarazzo per quanto le sue tre figlie fossero americane. C'erano molte aspettative su di noi, volevano che diventassimo ‘brave ragazze iraniane’, ma neanche parlavamo la lingua né conoscevamo la cultura. Ricordo che mio padre si arrabbiava molto e cercava di controllarci, facendo qualsiasi cosa per spingerci in quella direzione, ma era tutto inutile: i suoi tentativi non stavano funzionando e non avrebbe mai funzionato. Ha solo provocato dolore a tutte noi e fatto in modo che ci allontanassimo sempre di più."

Spinta da una voglia di ribellione, Cammie trova la sua strada nella scena punk locale che ha dato vita a band come Green Day, Operation Ivy e Rancid. E inizia a partecipare alle proteste radicali di Berkeley. Allo stesso tempo, continua a seguire la sua passione per la fotografia e il giornalismo, lavorando a una comprensione più profonda dei suoi soggetti. Nonostante avesse un lavoro diurno, riusciva a malapena a pagare le bollette, e presto si rende conto che poteva guadagnare parecchio di più ballando allo strip club locale, aperto 24 ore su 24.

una stripper tiene le tende di una postazione del piacere a san francisco

Situato nel quartiere di Broadway a North Beach, il Lusty Lady si afferma come un’oasi felice per le sex worker. Accoglieva tutti i tipi di corpi e teneva le ballerine al sicuro dai clienti. In quegli anni, le lavoratrici si uniscono al sindacato, combattono contro la dirigenza e trasformano il club in una cooperativa femminista. Sebbene non guadagnassero tanto quanto le ballerine che facevano lap dance in altri club, Cammie si crogiola nel ricordo di aver guadagnato 21 dollari l'ora—una fortuna per i primi anni '90.

Con lo pseudonimo di "Tasha", Cammie lavora al fianco di artist* che interpretano personaggi come Octopussy, Velveeta, Isis e Starr, ballando all'interno di una cabina con pareti a specchio dove si inscenavano spettacolini per i clienti. "Danzavi per quattro o sei ore e dovevi sembrare sempre sull'orlo dell'eccitazione," racconta, ricordando i turni in cui lavorava dalle 22:00 alle 3:00, per tre o quattro volte a settimana.

un giovane uomo asiatico si fa fotografare in uno strip club

"Mi atteggiavo con fare giocoso. Sorridevo, ridevo e flirtavo con i clienti, ma ho sempre mantenuto la mia sessualità separata dal mio lavoro," dice. "Ricordo una ballerina che lavorava lì, e faceva tutto per davvero. Una volta ha detto a un cliente: 'Vediamo chi di noi due viene prima.' Ha fatto a gara con lui e ha avuto un orgasmo proprio lì sul palco. Ne rimasi estremamente impressionata."

Se i clienti avessero desiderato conoscere meglio una ballerina, c’era la possibilità di trascorrere del tempo nella postazione privata Private Pleasures e svolgere incontri individuali separati solo da una lastra di vetro. Immersa nel loro piccolo mondo, Cammie si impegnava a rendere quegli incontri più intimi, godendo all’idea di poter avere conversazioni più profonde ed esplorative, che si concludevano con una sessione di scatti dei suoi clienti.

un uomo e una donna dentro a una postazione del piacere

"Volevo capire cosa li eccitasse," dice Cammie. "Era come una terapia anche per loro. Molte volte entravano dicendo: 'Mia moglie odia quando lo faccio' o 'Lei non capisce il mio bisogno di annusare i piedi'—rivelavano qualsiasi cosa di cui si vergognassero e che cercavano di nascondere.

Quello invece era uno spazio sicuro. Mi sentivo davvero tenera durante le interazioni e li aiutavo a esprimere le cose che erano soliti reprimere. Li rispettavo ed ero grata che mi permettessero di scattarli, perché era un momento davvero intenso."

il poster di uno strip club
un cinquantenne in occhiali da sol seduto davanti al vetro di una postazione del piacere
una donna che rivela il suo reggiseno e un uomo che le tocca i seni
una stripper che si scatta una foto in una postazione del piacere


Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK.

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Crediti

Testo di Miss Rosen
Fotografie Cammie Toloui

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